Marta Ajala (L’Esclusa): una ribelle a “metà”
Grandi applausi per la prima nazionale de “L’esclusa” di Luigi Pirandello, adattamento del testo di Salvatore Carmine Guglielmino in scena al Cortile Platamone, Palazzo della Cultura, venerdì 9 ottobre
di Antonella Sturiale
“NIHIL-MIHI-CONSCIO” (Non mi rimprovero di nulla, non ho rimorso di nulla), è il motto latino intorno a cui gira l’intero primo romanzo di Luigi Pirandello, motto che viene citato alla fine di tante lettere dell’avvocato Gregorio Alvignani, corteggiatore di Marta.
Marta Ajala vive con il marito Rocco Pentagora il quale intercetta una lettera inviata alla moglie dall’avvocato Gregorio Alvignani, che la corteggia senza essere ricambiato: per lui è già prova di tradimento.
Marta cerca inutilmente di gridare la propria innocenza. Già il contenuto delle lettere stesse dimostrerebbero che la relazione non esiste, ma nessuno sembra disposto a leggerle senza pregiudizio e con una mente capace di raziocinio ed obiettività. Rocco la caccia di casa e la giovane torna dalla famiglia d’origine, dove avrà a che fare con un padre ottuso, sordo alla verità ed ossessionato dall’onore.
Francesco Ajala considera l’oltraggio della figlia un’offesa irreparabile. Egli la condanna senza ascoltarla chiudendosi in un rifiuto ostinato della realtà. La famiglia viene così travolta dagli eventi senza capacità di contrastare un’accusa che non ha alcun fondamento concreto.
L’emarginazione di Marta continua anche fuori dalla casa. Il giudizio dei concittadini la perseguita: tutto si trasforma in conferma della colpa. Per la società è reale ed attendibile soltanto l’immagine costruita dagli altri.
Dopo varie difficoltà, Marta riesce a ottenere un posto come insegnante e si trasferisce a Palermo con la madre Agata e la sorella Maria. Il lavoro sembra offrirle una possibilità ma non riesce a cancella la sua condanna: l’esclusione.
A Palermo incontra Gregorio Alvignani. La relazione che prima esisteva soltanto nelle menti tribolate del marito e della comunità, diventa realtà. Marta cade così nella colpa per la quale era già stata punita quando era innocente.
Con “L’esclusa” Pirandello smaschera la morale ipocrita e perbenista della Sicilia del tempo. Il matrimonio è fondato su rapporti gerarchici in cui la donna è oggetto e proprietà dell’uomo. L’onore è apparenza e facciata da esibire, scudo a tutela dell’opinione pubblica. Superando i limiti del Verismo, il grande drammaturgo pone l’attenzione sulla crisi interiore, sul contrasto tra verità e parvenza.
Marta tenta di emanciparsi trasferendosi a Palermo, studiando e lavorando come insegnante per costruirsi un’identità forte ed autonoma. Ma la sua aspirazione all’indipendenza fa i conti con le malevoli convenzioni sociali e con la propria debolezza psicologica che la porteranno, suo malgrado, a fare mille passi indietro per far ritorno, infine, alla “comoda” maschera coniugale.
L’adattamento e la successiva messa in scena di questo intrigato ed intrigante scritto partorito dalla geniale mente di Pirandello, il suo primo scritto, sicuramente non è stata un’impresa tra le più semplici per cui doppiamente encomiabile il lavoro dell’autore, attore e regista Salvatore Carmine Guglielmino che, in scena lo vediamo cimentarsi egregiamente nel doppio ruolo del padre di Marta, Francesco Ajala e del marito, Rocco Pentagora.
Le musiche inedite di Alberto Fidone, un po’ claustrofobiche ma che ben si adeguano aduna messa in scena ricca di pathos espressivo, emotivo ed emozionale, sono realizzate con i musicisti Roberto Gervasi, fisarmonica, Sergio La Viola, chitarra, Paolo Lombardo, violino, e lo stesso Alberto Fidone al contrabbasso.
Nel ruolo della madre di Marta, Agata, applaudiamo meritatamente l’intensa e drammatica interpretazione dell’attrice Marta Limoli, sempre convincente, impeccabile e naturale.
Laura Sfilio è volto ed anima di Maria, sorella di Marta, garbata, sggia e riflessiva. Cerca di indurre Marta ad un’attenta riflessione, la esorta ad usare la testa a scapito di un istinto ribelle, una voglia viscerale di “evadere” da quella realtà che la sta rendendo “pazza”: l’atteggiamento vittimistico del padre la snerva, l’abbandono per mancanza di fiducia del marito, la delude e la ferisce, la conduce ad una lenta ed inesorabile disperazione.
Maria diventa il “grillo parlante” della sorella, una voce che, seppur gentile, rimane inascoltata. L’attrice Laura Sfilio è molto elegante nella sua interpretazione che risulta vibrante e sentita.
Chissà se Pirandello, per scegliere i nomi delle due sorelle, si ispirò al più grande libro di tutti i tempi, la Bibbia, dato che, Marta e Maria sono i nomi delle due sorelle di Lazzaro! Non lo sapremo mai.
L’avvocato Gregorio Alvignani, l’Alvignani, vede sul palcoscenico un disinvolto, deciso, ineccepibile Stefano Masciarelli teneramente innamorato di una Marta persa nei suoi pensieri, chiusa in quel labirinto di incertezze e rassegnazione.
Debora Caprioglio è Marta Ajala, donna coraggiosa “a metà” che si vuol spingere oltre ma “inciampa” nei pregiudizi della gente, nella paura di essere sempre “esclusa” da tutto e da tutti. Il suo limite invalicabile è la paura di essere additata, soffocata dalla volontà che non è propria volontà, ma miseria e pochezza della gente.
L’interpretazione di Debora Caprioglio è una grande prova interpretativa, profonda, ardente, appassionata. L’attrice emoziona e commuove. Il pubblico entra in empatia con lei, soprattutto quella parte che, come lei, anche oggi subisce i soprusi di una società maschilista fin dagli albori dei tempi, che subisce violenze d’ogni genere: infatti, quella di Marta è essa stessa l’ennesimo storia di abuso e prevaricazione perpetrato ai danni delle donne.
Nell’incantevole scenario del Palazzo della Cultura di Catania, Cortile Platamone, in una serata piovosa che non ha scoraggiato il numerosissimo pubblico presente, si è svolto uno spettacolo di grande spessore artistico ed umano, una prima nazionale di una lunga tournée che toccherà varie città italiane come Roma, Agrigento, Palermo e tante altre.
I ripetuti e scroscianti applausi sottolineano la riuscita di un progetto destinato a ricevere vasti e meritati consensi.
“Pensaci! Innocente, ti hanno punita, scacciata, infamata; e ora che tu, spinta da tutti, perseguitata, non per tua passione, non per tua volontà, hai commesso il fallo – per te è tale! – il fallo di cui t’accusarono innocente, ora ti riprendono, ora ti rivogliono! Vacci! Li avrai puniti tutti quanti, come si meritavano!” (L’Esclusa – Luigi Pirandello)
Fotografie di Dino Stornello








