Shanley sbarca in Italia: a Misterbianco la prima nazionale di Figliol Prodigo

Il Collettivo Quarta Paréte porta in scena per la prima volta in Italia il testo del premio Pulitzer e Oscar John Patrick Shanley. Il 28 marzo all’Auditorium Nelson Mandela di Misterbianco (Catania).

C’è qualcosa di paradossale, e insieme di perfettamente logico, in questa storia. Uno dei testi più personali di John Patrick Shanley, drammaturgo irlando-americano del Bronx che ha vinto il Pulitzer nel 2005 con Il Dubbio e l’Oscar nel 1988 per Stregata dalla luna, debutta in Italia non a Roma, non a Milano. Debutta a Misterbianco, in provincia di Catania, il 28 marzo, alle 20.30, all’Auditorium Nelson Mandela. A portarlo in scena è il Collettivo Quarta Paréte nella traduzione di Penelope Bussolino, guidato dal regista e attore Sergio Campisi: una prima nazionale assoluta.

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Figliol Prodigo, titolo italiano di Prodigal Son, che debuttò nel febbraio 2016 al Manhattan Theatre Club con un allora giovanissimo Timothée Chalamet protagonista, è uno dei lavori più intimi e autobiografici di Shanley. Racconta gli anni turbolenti che il futuro drammaturgo trascorse in un collegio cattolico del New Hampshire, strappato alla sua classe operaia del Bronx grazie a una borsa di studio, portando con sé una carica di rabbia, talento grezzo e un’identità in cerca disperata di forma. Il protagonista si chiama Jim Quinn, ma potrebbe chiamarsi John Patrick: violento, brillante, alienato, bruciante di una solitudine feroce.

A raccogliere questa sfida è il Collettivo Quarta Paréte, realtà catanese che contamina teatro, danza contemporanea, musica e linguaggi visivi, portando in Sicilia testi americani contemporanei poco frequentati in Italia – da Neil LaBute con La forma delle cose a Marcello Guardo con Replica. A guidarlo è Sergio Campisi, regista e anima artistica, che porta in questo progetto anche la propria esperienza come attore, maturata in produzioni come Sleeping di Roberto Costantini e Bastardi di Marco Tringali.

La regia costruisce uno spazio scenico in perenne movimento, in cui gli elementi si assemblano e si dissolvono seguendo il ritmo della memoria: frammenti che emergono dal buio o dalla nebbia, prendono forma, poi svaniscono quando hanno detto ciò che dovevano dire. Le proiezioni – animate da Amedeo Amoroso – non cercano il realismo ma la soggettività, il modo in cui un ragazzo di quindici anni vedeva e distorceva il mondo intorno a sé. Jim è costantemente sulla scena, diviso tra chi osserva e chi rivive: a volte guarda dall’esterno il ragazzo che fu, a volte ci ricade dentro – nella rabbia, nella vergogna – e poi ne esce di scatto per chiedere comprensione, per ammettere che aveva torto. Il risultato è uno spettacolo che si muove con il respiro irregolare della memoria stessa, come pagine di un album sfogliate con le mani che tremano un poco.

Nel ruolo del protagonista il giovane Anthony Foti, Premio Ulisse come miglior attore under 30, noto anche al grande pubblico come Harry Potter per la compagnia PotterStage. Al suo fianco Laura Giordani, attrice dal percorso autorevole tra teatro, cinema e televisione (ricordiamo i recenti Le sorelle Macaluso di Emma Dante (Premio Pasinetti a Venezia), The White Lotus, La stranezza di Roberto Andò). Con loro Gianmarco Arcadipane, tra i più versatili della scena catanese, recentemente protagonista di Sogno di un’antica speranza – Omaggio a  Gaber , di cui è anche autore e regista, e Amedeo Amoroso nella doppia veste di attore e curatore delle animazioni, già apprezzato ne La forma delle cose e nell’Amleto di Nicola Alberto Orofino. Un nome da tenere d’occhio.

“Questa storia va raccontata oggi,” scrive Campisi “perché i giovani di oggi crescono con la pressione feroce di essere perfetti, di non sbagliare mai, di definirsi prima ancora di essersi incontrati.” Shanley scrisse Prodigal Son guardando indietro ai propri quindici anni, ma in realtà guardava avanti. Quella domanda, “chi sono io, davvero?”, non ha mai smesso di bruciare, e brucia ancora di più in un’epoca di identità costruite per algoritmi e adolescenze vissute sotto lo sguardo permanente del mondo. Jim Quinn non è un ragazzo degli anni Sessanta. È ogni ragazzo che ha mai sentito di non appartenere da nessuna parte e ha cercato, attraverso la rabbia o la poesia o il caos, una strada per diventare se stesso. Figliol Prodigo dice loro,  dice a tutti noi, che il carattere non è destino, che si cambia, che l’adolescenza è una “stanza speciale, bella, all’inferno”, ma che da quella stanza si esce. E che si merita di essere salvati non quando si sarà finalmente bravi, ma adesso, così come si è: imperfetti, disperati, e bellissimi.

Che questa storia arrivi in Italia per la prima volta da un collettivo di Catania, da un teatro di Misterbianco, è forse la cosa più teatrale di tutta la vicenda. Perché il teatro vero non aspetta i permessi dei centri. Li crea.

Figliol Prodigo, di J. Patrick Shanley. Traduzione di Penelope Bussolino. Regia di Sergio Campisi, con la collaborazione di Giuseppe Oriti. Con Anthony Foti, Laura Giordani, Gianmarco Arcadipane, Amedeo Amoroso, Sergio Campisi. Consulenza al movimento scenico: Ismaele Buonvenga. Costumi: Maria Chiara Paternò e Maria Rosa Iudica.

28 marzo 2025, ore 20.30 – Auditorium Nelson Mandela, Via Giuseppe Barone, Misterbianco (Catania). Prima Nazionale Assoluta.

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