Il 25 aprile dell’agognata libertà?

Il 25 aprile dell’agognata libertà?

25 aprile. Una data simbolo. Una data la cui definizione prendiamo a prestito da Wikipedia, giusto per sintetizzare: “L’anniversario della liberazione d’Italia, ricorrenza conosciuta anche come festa della Liberazione o semplicemente 25 aprile, è una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno e che celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista”.

Tutto bello e ineccepibile, se qualcosa c’è stato di abominevole nella storia dell’umanità è proprio quanto accadde in quegli anni bui e come ogni ricorrenza è necessario ricordare per non dimenticare. Per trarre beneficio dagli errori (e orrori) passati ed evitare che si ripetano. Negli anni però questa ricorrenza è diventata qualcosa di più -o forse di meno- è infatti solo il tripudio di una certa nostalgia di qualcosa che chi da nostalgico si atteggia in realtà nemmeno ha mai conosciuto né, tantomeno, è in grado di immaginare. Viviamo un’epoca in cui la libertà è -parzialmente- ridimensionata a causa di un virus. Di una pandemia come altre ne ha vissuto l’umanità. Forse nemmeno peggiore. Eppure è un periodo di terrore, per alcuni. Di totale strafottenza (perdonate) da parte di altri. È il trionfo dell’incompetenza di gran parte di politici e burocrati, a volte di alcuni “tecnici”. Sì, certo. Si dovrebbe parlare del 25 aprile e non dei problemi attuali. Mai però come in questo periodo il 25 aprile dovrebbe semmai costituire un momento serio di riflessione. Per gli errori commessi dagli altri, come per gli errori che ognuno di noi fa. A volte in buonafede, altre per ignoranza. Qui non si entra nel merito della campagna vaccinale (ne parleremo in altro articolo prossimamente), bensì preferiamo concentrarci nelle semplici azioni di contenimento del virus. Si tratta di poche regole di logica e di igiene, troppo spesso confuse dai cittadini così come dalla classe dirigente.

Si parla tanto di norme di comportamento per il bene dei cittadini poi si ipotizza un pass vaccinale che costituirebbe un precedente pericolosissimo. Infatti non soltanto questo ipotetico certificato non proteggerebbe nessuno da nulla ma costituirebbe la base (qualora approvato) per qualsiasi futuro pass. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto rilevare come sia un inutile strumento ai fini del contenimento virale appurato che ogni persona vaccinata non è comunque immune né dal contagiarsi (seppur in forma lieve), né dal contagiare (anche in forma violenta). Allora bisogna chiedersi, e bisogna farlo se si crede nei Valori che il 25 aprile vuol ricordarci: cui prodest? A chi giova che passi l’idea che per circolare liberamente, pur essendo cittadini onesti, serva un “pass”?

Ecco. Pensiamo bene a questi aspetti prima di additare chi è contrario a tale scempio democratico. Perché l’idea di “razza superiore” nacque così.

Luigi Asero

PUNTO DI VISTA (L'EDITORIALE)