Attacco a sito nucleare iraniano

Attacco a sito nucleare iraniano

Durante la mattina di domenica 11 aprile il sistema informatico del sito nucleare iraniano di Natanz ha subìto un attacco che ha mandato in tilt la rete elettrica e che secondo fonti dell’intelligence americana potrebbe produrre un ritardo fino a nove mesi sull’avanzamento del programma nucleare iraniano.

Come riportato dal quotidiano La Repubblica, “Si tratta dell’ultimo di una serie di misteriosi incidenti in uno dei siti più protetti di Teheran avvenuto all’indomani della ripresa dei negoziati sull’accordo nucleare fra Teheran e i Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa). I colloqui sono il primo contatto Fra Iran e Stati Uniti dal 2018, quando Donald Trump uscì dall’accordo negoziato a suo tempo da Barack Obama. Iraniani e statunitensi non siedono allo stesso tavolo, ma parlano con l’intermediazione degli europei. Dopo qualche ora di confusione gli iraniani hanno parlato di “un’azione di terrorismo” puntando il dito contro Israele, già accusato di un attacco contro un avanzato impianto di sviluppo e assemblaggio di centrifughe a Natanz nel luglio 2020. Natanz è una struttura di 100 mila metri quadrati costruita otto metri sotto terra nell’Iran centrale“.

A confermare la tesi iraniana, invece che smentirla almeno ufficialmente, arriva il giorno dopo, il 12 aprile, un articolo pubblicato sul New York Times e firmato anche dal giornalista israeliano Ronen Bergman. Nell’articolo è scritto chiaramente che “fonti di intelligence americane e israeliane affermano che Israele ha avuto un ruolo“.

Sul programma nucleare iraniano da tempo la diplomazia europea cerca faticosamente un accordo che riprenda quello del 2015, o per meglio dire, la diplomazia cerca di far rispettare all’Iran proprio quell’accordo (in verità con non proprio esaltanti risultati). Infatti l’Iran chiede in cambio che siano integralmente abolite le oltre 1.600 sanzioni che danneggiano la sua economia. In tutto ciò pesano le indecisioni degli Stati Uniti che si oppongono all’abolizione delle sanzioni perché buona parte di queste sono riferite al programma missilistico, al supporto al terrorismo, al traffico d’armi e alle violazioni ripetute dei diritti umani.

Israele quindi potrebbe aver deciso di accelerare, ancora una volta, costringendo di fatto l’Iran quantomeno a rallentare. Con alcuni dubbi. Innanzitutto difficilmente l’Iran non cederà al desiderio di ritorsioni, magari di natura economica. E poi… che ruolo gioca l’alleato di Teheran in questa partita, la Russia?

Luigi Asero

MEDIO ORIENTE PUNTO DI VISTA (L'EDITORIALE)