Strage di Capodanno in Turchia, Isis rivendica

La strage di Istanbul, l’ennesima, ha un mandante “certo”, il sedicente Stato Islamico ha infatti rivendicato tramite la sua agenzia di stampa, l’eccidio di 39 persone alla discoteca Reina attaccando la posizione turca come “serva dei crociati”.La rivendicazione non fa altro che confermare i sospetti circa la matrice jihadista dell’attacco, attacco che era già stato in qualche modo preventivato da una nota dei servizi americani inviata all’intelligence turca in cui si ipotizzavano attacchi terroristici tra il 29 dicembre e l’1 gennaio, senza però informazioni più precise. Da questa nota era scattata una vasta operazione anti-terrorismo che aveva portato all’arresto di decine di possibili simpatizzanti dell’Isis. Purtroppo non è stato sufficiente, a dimostrazione dell’imprevedibilità del terrorismo.

Sarebbe intanto stato riconosciuto il terrorista che (da solo?) avrebbe agito alla discoteca, si tratterebbe di un cinese 25enne originario dello Xinjiang cinese e membro della minoranza uigura. L’uomo sarebbe quindi della regione autonoma della Cina nord-occidentale già nota come Turkestan Orientale e abitata dagli uiguri, etnia di fede musulmana e che parla una lingua simile al turco. Centinaia di jihadisti uiguri negli ultimi anni si sarebbero spostati a combattere in Siria, prima nelle fila di al-Nusra e poi con Isis. Cosa che darebbe solidità alla pista del movente legato all’intervento turco in Siria. La ricostruzione della polizia è stata resa possibile soprattutto dall’esame delle riprese di varie telecamere di sorveglianza confrontate con altre registrate a un posto di controllo dove il giovane era transitato in precedenza. L’attentatore avrebbe preso un taxi nel quartiere di Zeytinburnu, nella parte sud del versante europeo della città, e si sarebbe fatto portare in quello di Ortakoy, più a est, dove è situata la discoteca ‘Reina’ teatro dell’eccidio, costato almeno 39 morti accertati, compresi 27 stranieri, e 69 feriti.

La prima immagine risale all’1,20 del primo gennaio ora locale, le 23,20 in Italia, e ritrae l’attentatore mentre cammina a passo spedito verso l’ingresso del club. Sta già sparando: si vedono una persona crollare al suolo, poi lui che apre il fuoco contro i buttafuori, disarmati. La registrazione successiva è di tre minuti dopo, e lo immortala ormai all’interno, dove non si vede nessun altro in piedi. L’attentatore indossava “una camicia verde, pantaloni scuri e scarpe nere”, brandiva “un’arma a canna lunga” e mirava “alla parte superiore del corpo” delle vittime. All’inizio è salito al primo piano, da dove ha cominciato a colpire chi stava sotto. Quindi è sceso al pianterreno e qui avrebbe sparato alla testa molti tra i presenti che si erano sdraiati a terra nel tentativo di evitare i colpi. Dal modo metodico, dalla precisione e dalla freddezza con cui ha agito, gli esperti hanno tratto la convinzione che si tratti di un killer addestrato professionalmente e con esperienza militare sul campo. Nel complesso ha cambiato sei volte caricatore e ha esploso centottanta colpi.

Non si sa quanto a lungo l’uomo si sia trattenuto dentro al “Reina”(?), ma prima di fuggire, il terrorista avrebbe raggiunto la cucina nella quale sarebbe rimasto per tredici minuti, durante i quali avrebbe ripulito l’arma, che peraltro a detta di fonti investigative riservate avrebbe lasciato sul posto, si sarebbe levato il cappotto, anch’esso poi abbandonato con 500 lire turche (quasi 135 euro) in una tasca, e si sarebbe cambiato. Infine si sarebbe allontanato approfittando del caos e del panico collettivo. All’esterno avrebbe fermato un taxi, ma dopo poche centinaia di metri avrebbe chiesto al conducente di fermarsi, sostenendo di non avere il denaro necessario per pagare la corsa (?). Da qui sarebbe sparito.