Alla Leopolda, a denti stretti, emerge la paura di perdere

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di Luigi Asero

 

Si concludono i tre giorni della Leopolda dove il popolo del si del premier/segretario Matteo Renzi si è riunito. Tre giorni funestati a Firenze da scontri fra manifestanti del fronte del no e forze dell’ordine inviate in massa per provare ad arginare la protesta popolare contro una riforma che sembra non essere gradita a moltissimi italiani. Renzi incassa il si di Gianni Cuperlo che in cambio di una modifica al testo della legge elettorale (Italicum) ha fatto un cambio di rotta che, in verità, a noi appare semplicemente logico: non ha mai creduto, Cuperlo, al dissenso di cui si è fatto più volte portavoce.

Neanche il meteo sembra favorevole ai diktat renziani, e il meteo a modo suo, è stato l’unico a saper mettere a tacere (almeno per qualche minuto) il segretario/premier Renzi: a causa di un violento nubifragio su Firenze infatti la luce è andata via per alcuni minuti proprio durante i lavori di chiusura. Applausi dalla platea.  I soliti “applausi al nulla” ovviamente.

Ma nulla, Renzi coglie anche quest’occasione per volgere a suo favore gli eventi e appena torna la luce commenta verso la platea: “È stato tutto organizzato come castigo divino per i nostri discorsi di questi ultimi giorni, il fulmine è arrivato per questo“, poi la stoccata, tornando a parlare seriamente:  “Ora però immaginate cosa possa essere un fulmine per i nostri connazionali sfollati per il terremoto. Ma noi ricostruireno tutto. Lo Stato c’è ma questa volta non cerca effetti speciali per fare del terremoto il set di un grande show per scoprire anni dopo il disastro delle new town. Qui c’è da ricostruire una filosofia diversa dell’Italia. Non essere più i numeri uno solo nell’emergenza. Al centro dell’agenda politica deve esserci l’idea di una strategia della prevenzione per le prossime generazioni”.

Per noi, che scriviamo, l’unica “notizia” di questa ennesima kermesse autoreferenziale è costituita dalle parole di Oscar Farinetti, l’imprenditore in area Pd che a proposito del prossimo referendum dichiara alla platea: “Ve lo dico con il cuore: dobbiamo tornare a essere simpatici. Questo è un tema. A volte ho la sensazione che siamo diventati antipatici. E diventiamo simpatici se tiriamo fuori i nostri sentimenti: la paura. Io ho una fifa pazzesca di perdere. E poi io ho paura quando sento certi modi di parlare del M5s. Mi fanno paura e non dobbiamo vergognarci di dire che ci fanno paura“.

Sulle modifiche all’Italicum si esprime con i giornalisti il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti: “Per quanto mi riguarda, peggiorano le cose. Però penso che l’Italicum sia comunque una legge che è un passo avanti rispetto al Porcellum e altre leggi che abbiamo avuto. Se la maggioranza della Direzione e dei gruppi decideranno che quella è la linea, io mi adeguerò. Comunque togliere il ballottaggio non è un’idea geniale… Io penso che in questo mese avremo da lavorare tanto per convincere coloro che sono indecisi a votare per il sì e sono convinto che chi è indeciso o non ancora schierato, se conosce la riforma sarà molto facile che voterà per il sì. Io sono ottimista“.

Cosa si può commentare di un partito che per ottenere un sì continua a spostare una coperta evidentemente troppo piccola? Cosa di un partito che ammette così platealmente di non essere “simpatico”. E cosa c’entra la simpatia con la politica? La “politica” è amministrare la cosa comune, non si fa con simpatia ma con dedizione. E la dedizione è mancata. Non solo alla kermesse piddina.

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.