Cosa non si farebbe (e direbbe) per un misero Sì

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di Luigi Asero

Mancano 44 giorni alla fatidica data del 4 dicembre, quando gli italiani saranno chiamati a esprimere la propria “opinione” sul referendum Costituzionale che promette di voler sostituire a una Costituzione invero mai applicata, dei nuovi articoli di dubbia lettura e interpretazione.Una parte delle ragioni del nostro “No” le abbiamo già spiegate in diversi articoli, qui vogliamo invece soffermarci sulla campagna del Si, camuffata da buon Governo.

Lo scrivente non vorrebbe mai trovarsi nei panni, mai come in questo momento, di quei sostenitori. Costretti a “vendere” per ‘politica di governo’ evidenti panzane, costretti a millantare mirabilie e meraviglie in un momento -per loro- drammatico. Si fa presto a dire “non è un referendum pro o contro Renzi ma per l’Italia”. Certo, così dovrebbe e così doveva essere. Ma il primo a personalizzarlo questo referendum fu proprio il premier Matteo Renzi che alla presentazione della riforma a firma della sua plenipotenziaria ministra Maria Elena Boschi affermò categorico: “se perdo questo referendum vado a casa e lascio per sempre la politica“. Motivo per cui, cari sostenitori (rispettabilissimi per carità) del Sì sappiate che la “personalizzazione” non è dipesa dagli altri, ma proprio da chi quella Riforma l’avrebbe concepita (e perdonate il condizionale ma mani sul fuoco non se ne mettono per nessuno).

Torniamo ai 44 giorni mancanti. Una domanda vorremmo farvi, un po’ incuriositi e un po’ quasi divertiti: quante altre promesse faranno i rappresentanti della Coalizione di Governo pur di sperare in quella prevalenza di voti che potrebbe garantire il proseguimento del mandato di Governo?

Facciamo un veloce riepilogo di quanto ascoltato e letto in questi giorni:

  • Se passa il no torniamo indietro di 30 anni. No, al massimo rimaniamo nella situazione attuale e magari parliamo di fare le riforme veramente necessarie.
  • Con la vittoria dei Sì si tagliano i costi della politica. No, per quello basterebbe ridurre le spese della casta, il voto di scambio, le promesse mai mantenute, la possibilità di cambiar casacca a ogni sospiro di vento,  l’applicazione di tagli non lineari ma mirati (tipo la carta igienica comprata dallo Stato a 16 € a confezione o le auto blu o i vitalizi ereditati o gli stessi vitalizi in toto, meglio ancora!)
  • Con la vittoria dei Sì sarà possibile realizzare grandi opere come il “ponte sullo Stretto”. E vorremmo ricordare che oltre 40 anni fa fu realizzata l’A1, altrimenti detta “Autostrada del sole”. Con quegli articoli costituzionali (ma senza la classe politica attuale).
  • Grazie al Sì si potranno realizzare le grandi infrastrutture in Sicilia e magari candidare la regione alle Olimpiadi del 2028. Qualcuno spieghi al ministro degli Interni Angelino Alfano che le grandi opere in Sicilia non si realizzano per la corruzione e per la mafia (e lui, sicilianissimo, dovrebbe saperlo); poi chiarito questo concetto qualcuno spieghi pure al vice premier Angelino Alfano che il Comitato Olimpico Internazionale non fa candidare probabilmente una regione periferica come la Sicilia.
  • Abolizione Equitalia, per un fisco più equo. Il fisco sarà equo se le norme che lo regolamentano saranno eque. E quelle non le determina Equitalia che è mero esecutore. Certo è l’Ente di riscossione che applica sanzioni abnormi, ma se può applicarle vorrà dire che il legislatore (leggasi il Parlamento) non ha fatto norme stringenti e chiare.
  • Abolizione Riscossione Sicilia, appena annunciata dal sottosegretario Davide Faraone ad Ansa Sicilia. Vale quanto scritto sopra, nemmeno a perder tempo per riscrivere e trovare nuove parole per gli stessi concetti.
  • Stabilizzazione dei precari. I precari vanno stabilizzati perché quella Costituzione che vorreste rottamare all’articolo UNO dice “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…”

No, ma veramente! Cosa vi inventerete in questi 44 giorni fino al 4 dicembre? Quanto pensate che sia forte la nostra volontà di tollerare bugie su bugie, impreparazione su impreparazione?
Noi, ci “inventiamo” una sola verità: il Referendum non va personalizzato, il voto non è contro questo Governo. Votiamo NO semplicemente perché non ha senso cambiare ciò che non è stato mai applicato. E lo state dimostrando proprio con queste bugie. Equità fiscale, stabilizzazione dei precari, miglioramento dell’istruzione.

Mentendo ci spiegate che ciò che la “vecchia” Costituzione prevede è già giusto e perfetto così.

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.