Terremoto: oltre 250 morti, tre paesi cancellati

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di Luigi Asero

Terremoto in Centro Italia: distruzione, macerie, rovine, polvere, sangue, disperazione, lacrime. Lacrime forse no, non c’è più spazio per le lacrime, c’è bisogno di tanto lavoro in questa affannosa e disperata ricerca di superstiti. Le vittime ufficiali sono al momento 247, ma i soccorritori lasciano trasparire chiaramente che potrebbe superare la soglia delle 250 vittime. Molti i bambini in un’area che era -in questi giorni- meta di turismo, di rientro alle origini.

Tre interi paesi distrutti, pochissimo è rimasto in piedi, comunque pericolante. Amatrice, Pescara sul Tronto (frazione di Arquata) e Accumoli sono ridotti a un cumulo di macerie. Come se una serie di bombardamenti avessero infierito per ore di seguito contro questi paesi. Ma non sono stati bombardamenti, è stata una breve intensissima scossa di terremoto in un Paese (l’Italia) che il rischio sismico lo corre da cima a fondo.

Danni ingenti in tutta l’area di Rieti, Ascoli Piceno, in generale nel Lazio e nelle Marche.

E storie. Tante storie di disperazione, di destino, di tragica fatalità e forse di rabbia. Rabbia per quella “messa in sicurezza” di cui da sempre si parla e che nessuno vuol attuare. O forse semplicemente di rabbia fine a sé stessa in un momento tragico in cui si ha la “necessità umana” di trovare un colpevole a tutti i  costi quando non si comprende la morte di bimbi innocenti o di persone che cercavano solo il riposo della notte. Quella notte che ha, in pochi secondi, distrutto tutto. La chiamano “ora del diavolo” quella delle 3 e mezza circa (le 3.33): in pochi secondi alle 3.32 fu distrutta L’Aquila nel 2009, ieri 24 agosto alle 3.36 in pochi secondi tre paesi sono stati cancellati, il 24 agosto del 79 d.C. durante la notte fu distrutta Pompei. Chissà quella tragica notte che ore saranno state…

Che sia diavolo o che sia destino adesso è ancora il tempo per scavare, per cercare superstiti o per dare degna sepoltura alle vittime. Dopo tornerà il tempo delle lacrime, del pianto, della programmazione (utopia), del ricordo forse… Poi, incosciente, tornerà l’attesa. Del prossimo terremoto in un Paese che appunto è ad alto rischio sismico da cima a fondo. E le lacrime faranno di nuovo spazio alle ricerche affannose.