Da Frontex a Guardia Costiera Europea

Frontex

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di Luigi Asero

“Cambiar tutto per non cambiar nulla” diceva Tomasi di Lampedusa. Ciò che ne “il Gattopardo” sembrava mentalità siciliana si è portata invece a ben più alti livelli, addirittura fin nelle sacre stanze europee.

Sull’onda emotiva relativa alla questione migranti l’Unione Europea introduce il principio della gestione integrata delle frontiere e rivede completamente il mandato conferito a Frontex per costituire, sin dal prossimo mese di settembre, una Guardia Costiera europea nella quale la stessa struttura Frontex è destinata a confluire. La nuova struttura dovrà gestire in maniera unitaria le emergenze generate dall’enorme flusso migratorio controllando e gestendo la sicurezza delle frontiere esterne (?) e garantendo la libera circolazione delle persone all’interno dell’area Schengen.

La neonata Guardia Costiera europea (o almeno l’idea che ne viene trasmessa) vedrà un significativo rafforzamento della missione attuale Frontex con maggiori competenze, funzioni e dotazioni di uomini e mezzi. Requisiti necessari per limitare le sempre più frequenti tragedie dei barconi nel Mediterraneo.

Frontex1Un contingente d’emergenza formato da 1500 elementi forniti da tutti gli Stati membri dell’Unione e un sistema di pattugliamento delle acque sotto l’insegna della bandiera europea insomma. Secondo l’eurodeputata Pd Michela Giuffrida “L’istituzione dell’Agenzia consentirà ora di accrescere la solidarietà tra gli Stati membri, rafforzare l’integrazione per quanto riguarda la gestione delle frontiere e contribuire a prevenire le situazioni di crisi alle frontiere esterne“.

Cambia qualcosa? In teoria, ma badate “solo” in teoria, l’Agenzia avrebbe un ruolo più incisivo in maniera di rimpatri, fornendo supporto logistico e cooperazione sia sulle operazioni di assistenza che su quelle inerenti ai rimpatri dei non aventi diritto ad asilo. Non si parla però di condivisione di quote, né si parla di vie legali di accesso. Manco a parlarne di attività di contrasto. Insomma dei territori da cui la gente disperata fugge nessuno si occupa, continuando così a incoraggiare l’esodo, delle guerre nei territori africani e mediorientali nessuno si occupa e l’unica possibilità è -semmai- l’incoraggiamento ad affrontare improbabili “viaggi della speranza” nella speranza d’essere salvati dai “buoni” europei.

Il rischio di un enorme campo di frontiera è cioè sempre più alto. Con benefici per pochi (i soliti che gestiscono il business dell’accoglienza) e problemi per tanti, in primis i profughi stessi. Cambiar tutto per non cambiar nulla… lo disse già Tomasi di Lampedusa.