Il caos iracheno colpa di Blair e Bush

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di Luigi Asero

Titolo forte, che in fondo rispecchia quanto pensato da moltissime persone in questi anni. Invadere l’Iraq nel 2003 per portare alla destituzione del dittatore Saddam Hussein fu opera dittatoriale del presidente USA George Bush jr e del “soggiogato” premier inglese Tony Blair che ha provato a scusarsi adesso dicendosi in buona fede. Queste conclusioni arrivano dopo il rapporto Chilcot (lavoro della commissione d’inchiesta sulla partecipazione britannica all’operazione”.

Spiega il quotidiano “la Repubblica”:

UNA decisione precipitosa. Così John Chilcot, il presidente della commissione d’inchiesta sulla partecipazione del Regno Unito all’intervento militare in Iraq del 2003, ha definito la decisione presa allora dal governo britannico, guidato da Tony Blair, di affiancare gli Stati Uniti nella guerra contro Saddam Hussein. A sette anni dall’inizio dei lavori, nel corso di una conferenza stampa a Londra, sono state rese pubbliche le conclusioni della commissione che ha esaminato 150mila documenti e ascoltato più di cento testimoni per cercare di stabilire la verità su una delle pagine più controverse della storia britannica. Conclusioni che rappresentano una condanna politica per Blair.

Secondo il rapporto elaborato dalla commissione e suddiviso in 12 volumi, i piani su cui l’attacco si fondava erano completamente inadeguati, come inadeguata era la preparazione delle forze inglesi. Non solo, l’affermazione che l’invasione fosse giustificata dal possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime di Bagdad venne fatta con “una certezza ingiustificata”: infatti, queste armi non furono mai trovate. L’attività di intelligence svolta in vista dell’operazione, in pratica, avrebbe fornito dati fallaci e nessuno si sarebbe preoccupato di vagliarli.

Al preciso e attento lavoro della Commissione d’Inchiesta risponde scusandosi e precisando Tony Blair: “Che la gente sia d’accordo o meno con la mia decisione di intraprendere un’azione militare contro Saddam Hussein, comunque l’ho presa in buona fede e credendo che fosse nell’interesse del Paese“. Blair precisa poi che la relazione “rileva chiaramente che non c’è stato nessun inganno da parte del governo“, che non esisteva “nessun impegno segreto per la guerra” e che non c’era alcuna fretta di intraprenderla.

Sempre nelle 120 mila pagine del Rapporto Chilcot si leggono però alcune lettere riservate, acquisite durante i lavori della Commissione, scritte ben sei mesi prima dell’invasione (20 marzo 2003), l’allora premier laburista in una lunga nota scrisse a George Bush: “Sarò con te, sempre“.

Se non proprio una dichiarazione d’amore per Bush, di certo una dichiarazione di guerra contro l’Iraq. E nessun “scusate ho agito in buona fede” potrà negare quelle parole.

Il caos Iraq, il caos Libia, il caos Stato Islamico, non sono un “caso”, ma un “caos” architettato a tavolino. Appare sempre più evidente.

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