È Brexit. Il Regno Unito si spacca e vincono i “leave”

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di Luigi Asero

Al termine di una lunga giornata che ha tenuto in tensione l’Europa e il Regno Unito si sono chiuse le urne del referendum britannico pro o contro la permanenza inglese all’interno dell’Unione Europea. Contrariamente a quanto raccolto dai vari “opinion poll”, una sorta di sondaggio sulle opinioni di voto degli aventi diritto al voto, il conteggio definitivo delle schede è preciso. Con una scarsa differenza, 4 punti di margine, gli inglesi hanno deciso al 52% per il “leave”, cioè uscire dall’Unione Europea. Sembrava impossibile, il recente omicidio della deputata Cox sembrava anzi aver cambiato l’orientamento referendario prevalendo negli umori popolari la volontà di rimanere dentro la UE. Qualcosa poi non è andata secondo le previsioni, gli umori del popolo hanno scelto diversamente.

Oggi è il giorno del tracollo. All’apertura le Borse europee vanno giù con punte del 10%, convocato un vertice europeo urgente per affrontare l’emergenza (pure prevedibile e qualcuno ci spieghi allora perché sostenevano fino a poche ore fa di esser pronti a ogni evenienza), il premier David Cameron annuncia le sue dimissioni, la sterlina crolla scendendo ai livelli del 1985, a Palazzo Chigi una riunione straordinaria con Renzi, Visco e Padoan. Nigel Farage esulta.

Il voto, oltre a far precipitare il Regno Unito nell’incertezza, rappresenta la sconfitta più netta per i fautori di una maggiore integrazione europea dopo la Seconda Guerra Mondiale e rischia di innescare un effetto domino in altri Paesi, già Geert Wilders chiede consultazione per l’Olanda.

Insomma, la spaccatura netta appena avvenuta nel Regno Unito (quale miglior metafora?) potrebbe determinare un terremoto nell’intero vecchio continente. L’Europa di pochi oligarchi paga ciò che non ha saputo realizzare: una vera unione, di ideali prima che di regole, politica prima che monetaria. Le conseguenze ora, come sempre, le pagheranno i cittadini. E questo provocherà ulteriori, violentissime, scosse di assestamento. Rimarrà unita la stessa Europa?

L’interrogativo è d’obbligo. Anche perché unita veramente, l’Europa, non è mai stata.