500 milioni alla Sicilia: balle infinite

Giancarlo Cancelleri

Giancarlo Cancelleri

di Luigi Asero

No, non è un titolo scurrile. Quando la politica propone spazzatura questa va in qualche modo smaltita. Magari saranno balle “eco”, certamente poco “logiche”. Ci riferiamo ai 500 milioni di euro che nelle “balle isolane” dovrebbero sbloccare la crisi siciliana.

Andiamo con ordine, al solito. Giusto perché anche le nostre parole non finiscano nella raccolta dell’indifferenziata (che, nota a margine, ormai in Sicilia non si raccoglie più grazie al caos rifiuti creato in ambito regionale). Dai “supremi uffici” regionali si esulta e si trionfa dopo aver firmato l’accordo a Palazzo Chigi per sbloccare i 500 milioni di euro promessi, in cambio della rinuncia al contenzioso Regione-Stato per 4 miliardi e mezzo di euro (contenzioso che vedeva la Regione vincitrice in quasi tutti i gradi di giudizio e per cui quindi non si comprende cosa ci sia da festeggiare).

Oltre ad aver perso quindi 4 miliardi di euro (o poco meno), il governatore Rosario Crocetta non si sarebbe accorto (e il condizionale è d’obbligo) che buttava nel servizio igienico (non possiamo continuare ad essere scurrili, non possiamo abbassarci ai livelli di certa politica) anche una bella fetta di Autonomia Siciliana, riducendo il Parlamento siciliano a una sorta di ufficio passacarte e metti-timbri del Governo centrale. Si chiede Accursio Sabella su LiveSicilia “Il presidente della Regione, insomma, ha compreso di avere rinunciato ai ricorsi contro lo Stato dinanzi alla Corte costituzionale? Si è reso conto, ad esempio, di aver rinunciato persino a quelli già vinti? E di aver detto addio alle possibili, future vittorie scaturenti da cause in corso?

E già, perché quei ricorsi erano vinti, quindi la Regione poteva evitare il nuovo ulteriore indebitamento trentennale con le banche (ovviamente a carico dei poveri isolani) semplicemente esigendo di incassare quanto gli era dovuto anche per sentenze della Corte Costituzionale. Come ha fatto la piccola, ma organizzata, Val d’Aosta, cui il Governo ha dovuto versare nei giorni scorsi 70 milioni di euro per accise impropriamente incassate dall’Erario e invece di competenza regionale. Quale la differenza con la Sicilia? Semplice: la Val d’Aosta -giustamente- non ha rinunciato al contenzioso. La sentenza sulle accise indebitamente incassate dall’Erario riguardava infatti diverse regioni compresa la Sicilia. Che però ha rinunciato, e a cui sarebbero spettati ben più dei 70 milioni della piccola Val d’Aosta. Per intenderci: 73 milioni moltiplicato 6 anni. Cioè 438 milioni di euro solo di accise, ora compensati da 500 milioni a fronte di 4 miliardi e mezzo di euro. Fate voi.

Invece così i siciliani dovranno subìre tagli per oltre 500 milioni di euro per i prossimi quattro anni in barba all’Autonomia. Ah, a proposito. Pare che Crocetta abbia presentato anche una “rinuncia preventiva” a qualsiasi futuro contenzioso tra regione e Stato. Insomma un tracollo assoluto che inficierà anche il lavoro dei suoi successori.

C’è di più. Le disgrazie non sono finite. Nella legge di Stabilità del governo Renzi, alla Sicilia spetta uno stanziamento da un miliardo e quattrocento milioni, di cui una prima tranche da 900 milioni sarebbe già in corso di erogazione. Direte che almeno è una boccata di ossigeno. E no, perché anche qui c’è il trucco. Ad accorgersene il Movimento 5 Stelle che denuncia il raggiro. Così la norma: “L’importo di 9,9 milioni di euro per l’anno 2016, di 14,8 milioni di euro per l’anno 2017, di 18,2 milioni di euro per l’anno 2018 e di 21,2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019 è recuperato all’erario attraverso un maggiore accantonamento nei confronti della Regione siciliana a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali ed è corrispondentemente migliorato per ciascun anno l’obiettivo di finanza pubblica della Regione siciliana“. Cosa vuol dire questo passaggio? Significa semplicemente che il Governo considera questo un “finanziamento a restituzione” (chiamatelo prestito) che vedrà ogni anno delle quote (quelle lette nella norma) accantonate e quindi trasferite in misura minore nei prossimi Esercizi finanziari. Ergo: altri tagli alla spesa a intero carico sui cittadini.

Così Giancarlo Cancelleri (Movimento 5 Stelle): “Quella che il governo Crocetta, Faraone e il Pd hanno spacciato per una grande vittoria in realtà è l’ennesimo bluff di questo governo, con ricadute sanguinose sulla pelle dei siciliani. Innanzitutto una quota parte sarà da restituire con gli interessi. La concessione di gran parte della restante porzione, 500 milioni circa, invece, è subordinata a una serie di prescrizioni e di politiche lacrime e sangue che, ovviamente, lasceranno il segno sulla pelle dei siciliani”. Dagli uffici del Bilancio, spiegano invece che quegli interessi a carico della Regione sono compensati da un taglio alla somma che la Sicilia deve versare allo Stato in termini di “contributo alla finanza pubblica

Il futuro siciliano è quindi, già da ora e con certezza, gravato (come denunciamo ormai da anni su queste pagine) da un enorme debito e quasi nessuna via d’uscita. Il governatore Crocetta può anche sostenere di non essersi accorto o di aver fatto l’unica cosa possibile. Ma le considerazioni possibili restano solo due: o non ha competenza alcuna o è complice della volontà di dissesto siciliano. Temiamo di intuire la risposta.