La voglia di miglioramento (e di cambiamento)

Luigi-De-Magistris

di Luigi Asero

L’esito delle votazioni amministrative appena concluse fa dire a tutti che “ha vinto la voglia di cambiamento”, che in sé cosa vuol dire? Discutendo un po’ con una persona che non fa politica, ma fa parte del popolo ci viene lo spunto che l’unica voglia che ha prevalso in chi ha esercitato il diritto di voto è quella di “miglioramento”. E ci è piaciuta tanto questa definizione. Più vera.

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi

No, non è un assist verso il Movimento 5 Stelle, sicuramente trionfante dai ballottaggi, ma una presa di coscienza della situazione reale. Basta leggere i dati nella loro interezza senza stupidi equilibrismi matematici. Laddove un sindaco ha, proporzionalmente al disastro trovato e compatibilmente con le risorse reperite, lavorato bene quel sindaco è stato rieletto. E se parliamo di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, non possiamo non tener conto di quante difficoltà i partiti “tradizionali” gli abbiano messo davanti lungo questo cammino elettorale. Eppure è stato un trionfo, segno inequivocabile che durante il precedente mandato aveva instaurato una sorta di miglioramento delle condizioni di vita dei napoletani.

Usare la parola “cambiamento”, come la stanno usando vincitori e vinti, è un po’ come rimanere comunque distanti dalla realtà. Vero è che bisogna cambiare il modo di gestire la cosa pubblica, altrettanto vero è che al popolo basta che si rispettino i principii già esistenti e spesso mai applicati.

Il sindaco di Torino, Chiara Appendino

Il sindaco di Torino, Chiara Appendino

Non è possibile credere che tutti i problemi delle città che hanno scelto il miglioramento possano essere risolti con la bacchetta magica dei neo-sindaci (a proposito, basta con questa forma di misoginia… non sono “donne, mamme, ragazze, neo elette…” sono “sindaci eletti”). Soprattutto nella Capitale Roma i problemi sono tali e tanti che la Raggi ha bisogno veramente tanta forza, tanta fortuna e tanta collaborazione (da parte del suo staff come di tutti i cittadini interessati al bene della città), Roma (checché ne dicano oggi gli sconfitti) è stata volutamente persa per l’insormontabile mole di problemi ereditati da decenni di dissennata politica di sciali e sperperi. Il vero cambiamento che si può fare è soltanto rendere più efficiente la macchina burocratica e tagliare gli inutili sperperi, concentrando le risorse così accantonate per progetti veramente utili alla città e ai romani, soprattutto quelli appartenenti alle classi meno abbienti.

Ecco perché non ci sembra il caso che si debba cambiare. Ma “migliorare”. Il “miglioramento” è la scelta migliore per portare fuori dal baratro questo Paese, tutto, che ha enormi potenzialità ed è stato finora condotto da persone a tutto attente fuorché appunto a migliorare.

Per quali motivi poi è facilmente intuibile…