Terrorismo di fuoco, fiamme alte in Sicilia

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di Luigi Asero

La Sicilia brucia. Tragica realtà di una giornata in cui si sono raggiunti i 46° a Palermo con fortissimi venti di scirocco.

La giornata di giovedì 16 giugno è fra quelle memorabili per la Sicilia. Parliamo di terrorismo di fuoco perché tale è stata. Tutte da decifrare le motivazioni. Intanto va spiegato che non è stata una “normale torrida giornata estiva ricca di incendi boschivi”. No, ciò che è accaduto in buona parte della Sicilia non solo presenta tutti i tratti di una “regia del male” perfettamente coordinata, ma non ha neanche riguardato le sole aree boschive mal mantenute. Ha riguardato boschi, automezzi, immobili. In aree boschive e non. Questo, già, fa pensare a un anomalo sincronismo.

Con i Vigili del Fuoco, coadiuvati da tutta la Protezione Civile, la Polizia di Stato, i Carabinieri, il Corpo Forestale, i volontari ridotti allo stremo. Con l’assoluta insufficienza di mezzi in campo (atavica ma mai come ieri talmente palese). Ciò che è accaduto fa pensare a una regia occulta della quale nulla sappiamo se non che, almeno in questo caso, poco ha a che fare con semplici “piromani”.

Facciamo un breve excursus di quanto avvenuto al fine di comprendere quel filo sottile che ci fa ipotizzare come non si sia trattato di tragica fatalità in una torrida giornata di vento di scirocco.  No, qualcosa di più è accaduto e va compreso e capito al fine di evitare una “prossima puntata”.

La stampa è vero, tende ad esagerare delle volte. Talora si fa per “arrivare primi”, altre volte per la necessità di clic al proprio sito (che producono possibili introiti pubblicitari). Ma nel titolo del quotidiano LiveSicilia questa volta non c’è esagerazione: “Il fuoco inghiotte mezza Sicilia. Il giorno dell’apocalisse”

incendio-monte-pellegrinoCosì è stato. Oltre 500 interventi dei Vigili del Fuoco in meno di 36 ore.  Le emergenze più importanti sui Nebrodi, a Capo d’Orlando e a Sant’Agata di Militello. Un vasto incendio ha interessato anche un’area tra Naso e Capo d’Orlando, lambendo alcune abitazioni. Qui la Statale Randazzo-Capo d’Orlando è stata chiusa per larga parte della mattinata, per poi essere riaperta. L’immagine più dura è quella di Castello Utveggio avvolto dal fumo e di un Canadair che fa la spola tra Monte Pellegrino (Palermo) e il mare nel tentativo di spegnere i roghi che ancora feriscono la montagna. Da Cefalù a Cinisi, e nel mezzo le Madonie. La principale autostrada di accesso alla città  capoluogo di Regione, la A19 Palermo-Catania, messa fuori gioco per tutta la giornata da fiamme e fumo. Alla base un grosso incendio nella zona di Mazzaforno, vicino a Cefalù, una delle aree più colpite. Nella zona le fiamme hanno lambito il centro abitato e alcune case sono state evacuate. Sempre a Palermo roghi anche nei pressi del centro “La Torre”, al Borgo Nuovo e in via Paruta, dove è andata a fuoco una cabina elettrica: si sono sviluppati piccoli focolai attorno che hanno messo a rischio le auto parcheggiate. Nel pomeriggio paura anche nella borgata marinara dell’Arenella: numerosi i focolai e diverse abitazioni in fiamme nei dintorni dell’ex Chimica di via Papa Sergio. La città ha vissuto una giornata da incubo, con decine di incendi da un capo all’altro, soprattutto in periferia. Una palazzina di via Sperone è stata avvolta dalle fiamme e la polizia e i vigili del fuoco sono intervenuti per mettere in salvo i residenti. Distrutto anche un vivaio a Mondello.

Una cinquantina di bambini soccorsi e trasportati all’ospedale Ingrassia a causa di un’intossicazione da esalazione di fumo. Le loro condizioni, fortunatamente, non sono gravi.

Un violento incendio anche  a Segesta dove le fiamme hanno minacciato l’area archeologica nei pressi del tempio greco, non meglio (sempre nel trapanese)  a Castellammare del Golfo in contrada Conza dove un incendio di vaste proporzioni ha richiesto l’intervento di un Canadair per essere domato. Un fronte ampio di incendio si è sviluppato anche nell’Ennese, nei pressi della vecchia miniera di Pasquasia: qui i vigili del fuoco sono intervenuti insieme al personale della Guardia Forestale. Mentre ad Agrigento un grosso incendio ha distrutto un capannone della zona industriale che conteneva plastica e altri rifiuti. Partito come un piccolo focolaio, a causa dello scirocco, l’incendio dalle sterpaglie ha invaso lo stabile della ‘Progeo’, ditta che si occupa del riciclo di rifiuti.

Ma le fiamme non si sono limitate solo agli incendi sopra elencati (cui se ne dovrebbero aggiungere centinaia di altri che per fortuna non hanno raggiunto dimensioni da disastro).

Monica Panzica, per LiveSiciliaPalermo racconta: “Le situazioni più gravi a Monreale e nei comuni delle Madonie. Cefalù è rimasta isolata: non sono bastati gli interventi delle squadre dei vigili del fuoco ed è stato necessario l’intervento dei canadair. I residenti delle villette sono stati fatti allontanare dalle loro abitazioni. L’autostrada A20, all’altezza di Buonfornello, è stata chiusa al traffico delle auto su entrambe le carreggiate per tutta la giornata. Sono entrate in azione dieci squadre dei vigili del fuoco, due canadair e due mezzi della protezione civile.

A Lascari invece sono state evacuate le scuole, alcune abitazioni e una casa di riposo. Il forte vento ha reso più complicate le operazioni di spegnimento ed ha provocato il cedimento di due alberi sulla carreggiata. Diversi i detriti che sono finiti sull’autostrada ed è stato necessario l’intervento degli uomini dell’Anas.

Proseguendo nell’articolo leggiamo poi che “A Cefalù gli investigatori seguono la pista dell’origine dolosa nelle indagini sulla causa degli incendi divampati tra ieri sera e oggi. Il commissariato della polizia di Stato, diretto da Manfredi Borsellino, ha chiesto anche l’intervento della scientifica. L’ipotesi che dietro i roghi ci sia un piano criminale nasce dal fatto che i focolai sono scoppiati contemporaneamente in diversi posti anche lontani. I piromani avrebbero scelto le condizioni più favorevoli per provocare danni maggiori. Nel frattempo oggi sono state sospese le attività ambulatoriali e i ricoveri programmati al Giglio di Cefalù.” Fin qui è immaginabile. Come lo stesso governatore siciliano Rosario Crocetta afferma e come conferma il presidente del Parco dei nebrodi (recentemente scampato a un vile agguato mafioso) Giuseppe Antoci: “All’autocombustione credono solo i bambini. È una favoletta. Soprattutto se si considera che ci sono state decine di incendi contemporaneamente. Non è possibile che tutta l’Isola prenda fuoco per caso nello stesso momento”.

Da BlogSicilia apprendiamo come ultime news (da poco pubblicate) che “Mentre brucia ancora Cefalù e Lascari un altro incendio è stato segnalato tra Pollina e Castelbuono. Sono ben 27 i fronti del fuoco e non ci sono autobotti a sufficienza per fronteggiare le fiamme. Gli incendi sembrano moltiplicarsi senza che si riesca a contrastarli“.

Riepilogando: incendi a Cefalù (contrada Vatalara e Settefrati Monte), Collesano (contrada Puntalazzo), Monreale e San Martino delle Scale, sulla strada provinciale per Giacalone, a Gratteri (strada provinciale 28 bivio Sillitta), Bisacquino (strada statale 188), Lascari nel centro abitato, Termini Imerese (contrada Brocato, contrada Impalastro, zona industriale III fase), Bagheria (contrada Montagnola e via Reggia Trazzera), Partinico (contrada Cerasella), Collesano (contrada Scaletta), Palermo (via Bonanno e Monte Pellegrino), San Giuseppe Jato (Pizzo Mirabella), Santa Flavia (zona Olivella).

Nel Messinese, a Naso, un incendio si è sviluppato nei pressi dell’ospedale. Paura anche a Tusa per le alte fiamme originatesi vicino al cimitero. Le fiamme hanno lambito il rifugio del Falco di Patti. In fiamme anche la strada provinciale 161 per Militello Rosmarino, la zona Amola e via Gambitta Conforto a Capo d’Orlando, la zona Astasi di Sant’Agata di Militello, la contrada Scammari a Mistretta, la zona Gallo di Patti. Fiamme anche a Condrò e Gioiosa Marea.

Incendio-tir-autostradaIn un altro articolo è sempre BlogSicilia a comunicare che “Intanto nella zona di Termini Imerese per cause da accertare sono andati in fiamme un Audi A4 e un Tir. Il primo incendio spento al chilometro 33 il secondo quasi al chilometri 36. Entrambi i roghi sono stati spenti dal personale Anas in servizio in quella tratta“. Autocombustione anche per questi mezzi? Certo, sicuramente una coincidenza.

Nessuno potrebbe appiccare il fuoco a dei mezzi in marcia.

Eppure… eppure pensiamo allo strano caso degli “incendi spontanei” di Caronia di qualche anno addietro, poi “spiegati” con delle persone individuate quali responsabili e sulle cui responsabilità effettive invece si nutronoo forti dubbi. Nel caso dell’incendio di Tir e Audi A4 oggi l’unica cosa in comune fra i due mezzi è lo stesso tratto di strada percorso, i mezzi fermi a distanza di appena tre chilometri l’uno dall’altro.

Ma non sono questi gli unici dati che fanno pensare a una sorta di incendio programmato della Regione. La sincronia maleficamente perfetta che ha “lanciato” quasi in contemporanea parte degli incendi in tante parti dell’isola fa pensare a un piano preordinato e studiato a tavolino. Ognuno, ogni incendiario doveva avere il suo compito ben preciso. La giornata doveva essere una giornata come quella appena trascorsa caratterizzata da forte caldo e vento di scirocco. La “mappa” degli incendi tale da mettere allo stremo le forze di Protezione Civile. No, non ci pare un piano mafioso di speculazioni edilizie (ormai comunque vietate per legge). Ci pare più un attacco di tipo terroristico, una sorta di strategia di guerra.

Di “chi” e “perché” spetta agli investigatori e alla politica capirlo. Ma va capito, presto. Perché stavolta, la Sicilia, brucia davvero.