La strage di Orlando e il menefreghismo europeo

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di Luigi Asero

C’è qualcosa che non torna nella strage USA di Orlando, in Florida, dove un simpatizzante estremista e omofobo (e violento per natura come ha testimoniato l’ex moglie) ha ucciso 49 persone ed è poi rimasto ucciso egli stesso dalla Polizia.

No, non parliamo dei classici misteri di cui presto leggeremo nei migliori e più frequentati siti web del complottismo mondiale, ma della reazione a tempo del grande pubblico, quello di #jesuischarlie e di #siamotuttibruxelles. Quello che si inorridisce a ogni strage e si interroga su come sia potuta accadere, lo stesso che poi si disinteressa delle stragi che accadono giornalmente in Siria, come in Libia, in Iraq come anni fa in Rwanda. Quello del “…zzomenefregadiquestiqui” e che non legge nulla di politica internazionale e di rischi connessi a una migrazione incontrollata.

E non parliamo nemmeno dell’opportunità di controllare le migrazioni, perché il punto di questa strage è l’indifferenza del pubblico a una strage che ha coinvolto la comunità gay che semplicemente trascorreva (una parte di essa) una semplice e spensierata serata in discoteca a Orlando.

Oggi l’opinione comune è che la notizia non sia subito saltata agli “onori delle cronache”, se non con 24 ore di ritardo, perché appunto i morti erano gay.

Spiace affermare che non è così. Alla notizia della strage nessuno sapeva che fosse un locale per gay, questo è stato detto dopo, qualche ora dopo. Già al tg delle 13.30 si era diffusa la notizia di un uomo barricato dentro un locale pubblico che sparava all’impazzata. Il problema, il mancato “interesse” è un altro. O almeno un insieme di altri motivi. Il primo di questi che mentre Parigi e Bruxelles si considerano “vicine”, di Orlando in Florida molti internauti non avevano nemmeno notizie dell’esistenza. Una città sicuramente bellissima ma lontana (geograficamente e sentimentalmente) da noi. Come fosse Bassora in Iraq o New Delhi in India.

Fa orrore, sì. Fa orrore tanto sangue ovunque si sparga, ma è come la strage del pullman Erasmus di pochi mesi fa. Fu in Europa, coinvolse anche ragazzi italiani. Studenti morti in un banale, tragico, incidente stradale. Si diffuse e provocò rabbia per quelle assurde morti. La stessa rabbia non l’ha provocata un analogo incidente avvenuto in Brasile la scorsa settimana in cui a morire sono stati sedici studenti. Come a Orlando, un po’ l’antico detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.

Si mettano quindi il cuore in pace quanti pensano che non suscita orrore l’uccisione di quasi cinquanta persone di diverso orientamento sessuale. Non è l’orientamento sessuale a farle sentire come una tragedia lontana, ma proprio la lontananza in sé, come le ragazze schiave di Boko Haram in Nigeria. Le ricordate ancora?

E poi c’è l’altro aspetto. Quello del proliferare di armi da fuoco libere negli USA. Questa è la strage più grave, certamente. Ma è figlia innanzitutto di quella vendita libera di armi per cui un qualunque ragazzotto, violento per giunta e già sotto l’occhio vigile del FBI riesce comunque a comprarne uno e usarlo. Se vi par poco… Non sono quei ragazzi ad essersi cercata la morte, sicuramente no.

Ma è quella nazione a cercarsi queste stragi. A voler rifiutare l’idea che un mondo schiavo delle armi non sarà mai un mondo di pace. Con tutta la simpatia per il popolo americano, per i gay e con tutto il disprezzo per la lobby delle armi.