Catania: il tracollo dell’AMT

Amt-Catania

di Luigi Asero

L’Azienda Metropolitana Trasporti di Catania è quasi al tracollo e non si fermano le proteste dei suoi dipendenti, ormai sempre più preoccupati per lo stesso livello occupazionale. Come non si placano le proteste degli utenti ormai esasperati. Dire che i tempi di attesa siano “dilatati” è voler minimizzare. In effetti la situazione è al limite dell’insostenibile. Nella giornata di lunedì mattina, 9 maggio, pare che circolassero 30 vetture in totale (ben al di sotto della sessantina di vetture dell’era Stancanelli, quando tutta la popolazione arrivò quasi alla ribellione per l’insostenibilità delle attese). Per un servizio “ordinario” in città dovrebbero circolare circa 150 autobus infatti e se i sessantatre della scorsa crisi apparivano pochi, i trenta bus circolanti messi in campo dall’amministrazione sono praticamente nulla. Basti pensare che nella giornata di ieri sembra siano state soppresse le linee 726 e 733 (di primaria importanza), come sono state ridotte a due le vetture della BRT 1 (che sarebbe l’acronimo di Bus Rapid Transit!). Soppresse anche le linee 4-7, 431 e altre linee considerate “secondarie”, ma primarie per i bisogni soprattutto di persone anziane o con difficoltà motorie in alcune zone della città.

A poco serve anche la rassicurazione che pochi giorni fa faceva il presidente dell’azienda Lungaro sull’arrivo di 70 nuovi autobus dalle pagine del quotidiano LiveSicilia. La crisi aziendale in atto infatti non fa presagire che ci sia la copertura economica necessaria a garantirne la circolazione effettiva. Così come non servono le scuse che si possono accettare sul piano personale, ma che non hanno alcun valore istituzionale.

La crisi aziendale è  determinata da ingenti crediti sia verso la Regione Siciliana (non sono pagati i contributi per il trasporto pubblico addirittura di parte del 2014 oltre che l’intero 2015 trascorso), sia verso lo stesso Comune di Catania che è socio unico dell’Azienda Metropolitana  Trasporti SpA e verso cui ha un debito superiore a venti milioni di euro (dato fornito da Giuseppe Cottone del sindacato Fast-Confsal).
L’Azienda Metropolitana Trasporti ricordiamo che è nata dalle ceneri della fallita Azienda Municipale Trasporti e l’operazione consentì al Comune di cristallizzare così, con un artefico contabile, la precedente crisi debitoria dell’azienda.

I sindacati temono che in assenza di soluzioni si possa verificare ora l’ipotesi di un ridimensionamento del personale viaggiante con timori per 150 posti di lavoro.

In una città dove la metropolitana appare utopia, il traffico è ingestibile, la crisi è violenta il tracollo dell’AMT potrebbe sembrare la possibile ultima goccia di un vaso ormai colmo. Intanto il sindaco Enzo Bianco inaugura le nuove auto della Polizia (che sono di competenza del Ministero degli Interni e non sua…).