25 Aprile, Liberazione da cosa?

Bandiera-italiana

di Luigi Asero

25 Aprile. Settantuno anni dopo. Il 25 Aprile 1945 rappresenta il giorno della Liberazione dall’occupazione nazifascista, ma cosa è rimasto nella mente di chi adesso con una scampagnata festeggia e “ricorda” migliaia di morti, l’avvio di una nuova stagione per l’Italia. Ma cosa è rimasto di quell’epoca? Certamente poco se oggi è possibile svilire e sminuire la Costituzione Italiana con una legge di riforma che abolisce cardini fondamentali dell’ordinamento democratico voluto dai Padri Costituenti.

Non è una semplice considerazione un po’ “retrò”, nostalgica.

Eppure è così. Si commemora una ricorrenza importante dell’Italia senza considerare realmente cosa rappresenti e cosa abbia rappresentato per il Paese. Cosa conoscono i giovani della Costituzione Italiana se nemmeno più si studia l’educazione civica a scuola? Cosa conoscono i giovani della fondazione di questa Repubblica se gli stessi testi di storia omettono brutalità e accadimenti che hanno portato alla sua realizzazione?

Appare difficile compiere un percorso a ritroso per conoscere i veri principii ispiratori quando l’attenzione generale è stata frammentata in mille piccoli interessi di parte difficilmente assemblabili in un unico progetto organico.

Così anche questa giornata sarà l’occasione per una serie di discorsi ampollosi e retorici, per una serie di rivisitazioni che assumono agli occhi dei più un mero significato grottesco, quasi da ricostruzione medievale.

E non aiuta, come si è espresso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dedicare “ai Marò” il significato di questa giornata. Perché, senza voler sminuire le funzioni del Presidente Mattarella, non era questo il significato. Farlo è solo -ai nostri occhi e potremmo sbagliare- un modo per cancellare la vera Memoria storica.
Cui prodest? A chi giova? Non alla crisi identitaria degli italiani. Di certo non all’Italia.