Oltre un secolo dal genocidio dimenticato degli armeni

Civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, sorvegliati da soldati turchi armati. Kharpert, Impero Ottomano, aprile 1915

Civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, sorvegliati da soldati turchi armati. Kharpert, Impero Ottomano, aprile 1915

di Luigi Asero

Era il 24 aprile del 1915. Una data che troppo spesso è dimenticata, volutamente. Si tratta del giorno il popolo armeno ricorda il terribile genocidio, troppo spesso negato. Si tratta di un genocidio perpetrato dall’allora impero Ottomano (l’odierna Turchia) contro il popolo armeno che si temeva potesse allearsi con la Russia. In circa un anno furono un milione e mezzo i morti secondo alcune stime. Nello stesso periodo storico l’Impero Ottomano aveva condotto (o almeno tollerato) attacchi simili contro altre etnie (come gli assiri e i greci), e per questo alcuni studiosi credono che ci fosse un progetto di sterminio.

Già nel 1909 comunque si era registrato, nella regione della Cilicia, uno sterminio con circa 30 mila vittime. Poi il massacro iniziato nel 1915.

Il tema del genocidio armeno può essere approfondito alla pagina apposita dedicata su Wikipedia, ciò che preme oggi, in questo momento di grave crisi storica e identitaria dell’intero mondo occidentale è ricordare come la storia, anche relativamente recente, abbia tanto da insegnarci e da dove nascono dissidi e conflitti ai giovani -e ai meno informati- apparentemente inspiegabili.

La Turchia di oggi è l’impero Ottomano del 1915, certo non è colpevole di quanto accadde all’epoca, seppur il fatto stesso che non voglia ammettere la propria responsabilità storica attaccando chiunque anche soltanto si esprima contro quell’orribile genocidio dimostri come non abbia neanche compreso l’orrore compiuto.

Questo, già solo questo, dovrebbe aprire gli occhi di quanti ritengano la Turchia partner affidabile e deleghino a questo Paese (che non dimentichiamo è anche alleato NATO) la “questione migranti”. Un milione e mezzo di morti attendono giustizia. Almeno storica.