Sciacallaggio mediatico: la morte di Casaleggio

Casaleggio-Perina

di Luigi Asero

A dire la verità ci aspettavamo il pezzo che attaccava il Movimento 5 Stelle sfruttando la morte del suo “guru” GianRoberto Casaleggio. Pensiamo anzi che in tanti si aspettassero questa mossa di una parte di giornalismo che tutto fa tranne, personale opinione, contribuire al bene comune, inteso come il bene dell’intera comunità.

Così non sono passate che poche ore dall’annuncio della morte che dalle pagine dell’Huffington Post, Flavia Perina sul suo blog, scrive la sua opinione. Non sull’uomo ma sui “ciao”. Abituata com’è, insieme ai suoi sodali, a sentire profondi (e falsissimi) discorsi in merito a un “nemico politico” che muore si stupisce del fatto che i grillini “non esternino emozioni” trincerandosi dietro un semplice “ciao”.

Alcune perle tratte dal suo articolo, l’inizio è col “botto”: “Gli dicono solo “Ciao”, i suoi amici. Ciao, Gianroberto. E in questa comunicazione laconica c’è lo specchio di una comunità che per vocazione e per prassi non esterna in nessun caso pensieri, sentimenti, emozioni personali. I robot di Casaleggio“. Già solo in questa frase si possono leggere una serie di offese a tutte quelle persone che nel Movimento 5 Stelle si riconoscono (e lo scrivente, che pure osserva con simpatia, non è fra queste persone). Robot, come dire esseri incapaci di aver un proprio pensiero critico, ma anche “macchine” pronte a seguire fino alla morte un comando. E l’assenza di sentimenti. Ma cosa sono i “sentimenti”, come si giudica da uno status sui social se una persona ha -o meno- sentimenti?

Flavia Perina, per aver qualche informazione preferiamo rimandarvi alla pagina a lei dedicata su Wikipedia, decide in poche righe cosa sia il “dolore”, il “sentimento”, decide delle “libertà” per le quali si sarebbe battuta nei suoi trascorsi.

Torniamo a ciò che ci interessa. Nella sua analisi, poco dopo scrive: “Roberto Casaleggio come la cartina al tornasole del disastro politico italiano: quando un esperto di marketing e web riesce a mettere in ginocchio intere filiere politiche e a rivoltare un Paese intero usando l’avatar di un comico peraltro piuttosto in disarmo, c’è da dire una sola cosa: lui è stato bravo, noi stiamo messi male.” Ineccepibile, se c’è bisogno la morte di un fondatore del M5S per scrivere qualcosa contro quel Movimento, di certo siete messi male. Se poi definite quel comico di Beppe Grillo come “comico in disarmo”, addirittura direi che state messi peggio. E se è vero che la Perina con “siamo” intende il popolo italiano, noi rispondiamo che no, “siete” voi dei partiti di governo e finta-opposizione. Voi temete. Gli altri temiamo solo voi. E per “gli altri” intendo non gli aderenti al M5S (cui non mi sento di appartenere) ma quei cittadini che non si sentono rappresentati da nessuno di quei partiti in cui la Perina ha militato (e in chissà quanti altri militerà).

Poi arrivano i semini della zizzania: “Ci si sente di sicuro orfani, ma forse anche più liberi, come spesso avviene quando scompare un capo assoluto”, l’invito a sganciarsi, sottile, fatto di un anelito di libertà che la stessa Perina sconosce, tanto che fu allontanata dal Comitato di Amministrazione de “Il Secolo d’Italia” perché “la linea editoriale del giornale è stata caratterizzata da una sostanziale assenza di pluralità di posizioni, contribuendo in tal modo alla verticale contrazione delle vendite“. La dice lunga…

Potremmo continuare in questa analisi, ma non ne varrebbe la pena. Meglio lasciar perdere. Meglio, appunto, un semplice “ciao”.