Barack Obama “indispettito” contro gli scrocconi europei

Barack_Obama_at_Las_Vegas_P

di Luigi Asero

È un Barack Obama “indispettito” quello che appare dalle interviste pubblicate sul magazine The Atlantic, come riportato da Sergio Rame per “Il Giornale” in un articolo pubblicato oggi. Indispettito principalmente dalla politica europea e in special modo francese e britannica, colpevole a suo dire di essere “scroccona” nei confronti degli Stati Uniti d’America per averli più volte coinvolti in conflitti bellici verso i quali l’amministrazione USA non avrebbe avuto altrimenti “interessi”.
Una posizione quantomeno “singolare” quella del presidente americano se confermata.
È infatti certamente vero che fu la Francia di Sarkozy a spingere l’acceleratore per la destabilizzazione in Libia affinché fosse spodestato Muhammar Gheddafi, azione che si è rivelata un boomerang di proporzioni enormi (ma già all’epoca immaginabili) e che più volte si cercò di contrastare. Senza successo. Il presidente Obama dovrebbe però ricordare che a soffiare sul fuoco delle “primavere arabe” (?) fu proprio il suo Paese, nella convinzione -mah!- che si potesse “esportare la democrazia”. Convinzione che certo non è mai stata nelle “menti” ai piani “alti” dell’Amministrazione ma che è stata usata per convincere i popoli coinvolti della bontà delle azioni intraprese.

Oggi -riportiamo dall’articolo di Sergio Rame- “alcuni alleati americani nel Golfo Persico, come pure in Europa, sono degli “scrocconi” (free riders) che lo “indispettiscono”. Li accusa di essere impazienti di trascinare gli Stati Uniti in pesanti conflitti settari che talvolta hanno poco a che fare con gli interessi americani. Nella lista mette l’Arabia Saudita ma pure la Francia e la Gran Bretagna, almeno per quanto riguarda l’operazione militare in Libia contro Gheddafi. Criticando apertamente il premier britannico David Cameron e l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, parla di “caos” nel paese nordafricano e riconosce come “un errore” il suo sostegno all’intervento Nato, motivato in parte dalla sua erronea convinzione che Londra e Parigi si sarebbero assunti un maggior carico, soprattutto nella gestione del follow up. Per quanto riguarda i sauditi, invece, suggerisce loro di “trovare un modo efficace per condividere la regione (con il loro nemico, l’Iran, ndr) e istituire una sorta di pace fredda”. La frustrazione di Obama verso gran parte del mondo arabo non è nuova, ma raramente il presidente americano era stato così diretto. “L’abitudine degli ultimi decenni in queste circostanze è spingerci ad agire – tuona Obama – ma poi mostrano una mancanza di volontà di mettersi in gioco. Sono scrocconi“.

Apprendiamo peraltro che ““L’Ucraina, che non è un Paese Nato, è vulnerabile al dominio militare della Russia a prescindere da quello che facciamo”, spiega nell’intervista riconoscendo il fatto che l’Ucraina è un Paese confinante e quindi ha sempre interessato più Putin che gli Stati Uniti. E dunque non fa parte dei core interest americani. Questo significa che in qualsiasi confronto militare tra Mosca e l’Occidente, la Russia manterrà “una crescente dominanza”sul suo ex satellite. “Questo – conclude Obama – è un esempio di dove dobbiamo essere molto chiari su ciò che sono i nostri interessi essenziali e su ciò per cui vogliamo andare in guerra.

Appare quantomeno anomala questa posizione, in un momento in cui proprio gli USA premono per un intervento militare in Libia con una coalizione anti-ISIS a guida italiana (proposta renziana di cui oggi il premier sembrerebbe pentito). Appare anomala questa forma di disinteresse laddove proprio in Italia (a uso e consumo degli USA e della NATO) si trovano basi e installazioni militari USA di prim’ordine. Come Sigonella e il MUOS di Niscemi.

L’ultimo giro di contrattazioni è partito, si alza la posta in vista di un presunto “grande bottino” da spartire. Ma questa poi, forse, è solo la nostra maldicenza…