L’otto marzo delle Donne non si festeggia

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di Luigi Asero

Troppo facile parlare di ricorrenza commerciale, troppo facile parlare di avvenimento storico da ricordare. Certo a scrivere, in questo caso, è un uomo e quindi forse lo scrivente è la persona meno adatta a parlare in merito alla festa della donna. Però tant’è e questo tocca sorbirsi ai pochi affezionati lettori.

Probabilmente, a togliere ogni polemica, sarebbe il caso di abolirla proprio questa festività, almeno così come è concepita attualmente. Uno sfoggio -ennesimo- di falsità e perbenismo che non giova a nessuno, se non alle imprese commerciali e a poche donne soddisfatte del nulla che troppo spesso le circonda.

Non è certo un articolo di facile digeribilità e forse, presuntuosamente, genererà polemiche. Ma a ben riflettere di cosa si dovrebbe festeggiare? I diritti sacrosanti vengono sempre spesso a mancare, l’emergenza a giorni alterni riguarda proprio la violenza contro le donne, che spesso sfocia in omicidio, molto più spesso in violenza psicologica o brutale. Si afferma un movimento terroristico (l’Isis che avanza grazie all’indifferenza occidentale) che della donna fa scempio in ogni sua accezione, dai fatti di Colonia alle continue violenze e sopraffazioni. Sul fronte interno aumenta la disoccupazione e a farne le spese sono ancora una volta le donne, prima a esser allontanate dal mondo delle imprese. Tranne che rinuncino, appunto, al loro essere donne. Alle maternità, al matrimonio, alla voglia di vivere anche la propria famiglia. Esempi per dire che è ormai una festa che nulla ha di gioioso ce ne sarebbero migliaia.

E allora no, non ci stiamo. La Donna per noi si festeggia ogni giorno, ogni qualvolta le va riconosciuto il dovuto rispetto, ogni qualvolta una donna verrà difesa e non offesa, maltrattata e umiliata. La Donna si rispetta ogni istante in cui le si riconosce il ruolo fondamentale che ricopre nella famiglia, nell’ambiente lavorativo, nel contesto sociale.

Tutto il resto, ma proprio tutto, è “fuffa” e ce ne stacchiamo senza un filo di rimorso.