Non è maniaco, è “solo” immaturo

palpeggiamento

di Luigi Asero

Il caso, la sentenza del Tribunale di Palermo, è sulle prime pagine di tutti i giorni. Soprattutto in questi giorni in cui il tema della violenza contro le donne è drammaticamente ri-salito alla ribalta già a partire dai fatti di Colonia della notte di Capodanno. In ogni caso a beneficio di quanti non abbiano chiara la vicenda la riepiloghiamo qui brevemente.
A giudizio era l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Palermo, citate da due dipendenti della stessa Agenzia che avevano subìto “molestie”, a questo punto, sulla base della sentenza è il caso di dire “velate molestie”? Una ricevette una pacca sul sedere mentre l’altra si vide poggiare il dito sul bottone della camicia proprio in corrispondenza del seno, alla stessa toccò anche si sentirsi per un istante sfiorata all’altezza dei genitali in un’altra circostanza. Da qui i fatti che hanno portato al giudizio presso la Corte palermitana. Qui arriva la sentenza che, se proprio va rispettata (e altro non si può fare peraltro) di certo si può discutere.
Non tanto per la decisione del magistrato quanto perché le decisioni devono avere un appiglio giuridico. Non possiamo entrare nel merito, ma di certo ci sentiamo di criticare sentenza e appigli giuridici vari.

Perché? Perché la decisione dello scorso 23 novembre 2015 è quantomeno anomala: l’ex direttore è infatti assolto perché questi gesti non procurarono appagamento sessuale al molestatore e non limitarono la libertà sessuale delle due donne palpeggiate. E poi bisogna tenere conto del contesto, che sarebbe stato scherzoso, anche se le due vittime, pur essendo state ritenute pienamente attendibili, non la videro affatto così. La Procura starebbe valutando se fare appello, altrettanto starebbero valutando i difensori di parte civile.

Nella sentenza dunque non si nega l’esistenza di quei fatti, cioè le donne furono in effetti palpeggiate. Ma senza “appagamento sessuale” del molestatore -che peraltro era gerarchicamente un superiore, cosa a nostro parere ancor più grave perché in grado di assoggettare le “sottoposte”- e, peggio, sempre secondo valutazione della Corte l’atteggiamento dell’imputato fu, in quelle occasioni “oggettivamente dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo, frammisto ad una larvata forma di prevaricazione e ad una, sia pur scorretta, modalità di impostazione dei rapporti gerarchici all’interno dell’ufficio“.

In buona sostanza l’immaturità non è reato e pertanto il dirigente è stato assolto. Meglio, la cosa diventa “tragicamente esilarante” laddove si leggerebbe che “Non si deve fare riferimento alle parti anatomiche aggredite e al grado di intensità fisica del contatto instaurato ma si deve tenere conto dell’intero contesto. Nel comportamento dell’imputato non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell’impulso sessuale“.

Su questa base di ragionamento potremmo pensare che i ragazzi di Colonia si stessero soltanto divertendo e stessero festeggiando il Capodanno, almeno in tutti i casi in cui hanno soltanto “palpeggiato” le circa mille ragazze tedesche. Su questa stessa base dovremmo pertanto pensare che una “pacca” sul bus, magari affollato, non sia una forma di molestia ma un atteggiamento dettato dalla situazione di affollamento dei mezzi pubblici, e via potremmo estendere all’ubriaco che in realtà non starebbe agendo in condizioni di lucidità.

Preso atto quindi che se sei un dirigente di una importante Agenzia potresti non essere molestatore ma solo un immaturo (lo dice la sentenza) allora bisogna seriamente chiedersi chi valuta il grado di maturità di un dirigente dell’Agenzia delle Entrate. Ma qui apriamo un altro canale di discussione. E forse non è il caso. Manteniamo l’obbiettivo di ciò che è essenziale: il rispetto che si deve a ogni donna, a ogni essere umano.
E abbiate rispetto anche delle nostre intelligenze prima di scrivere “assolto perché immaturo” in una sentenza di una Corte di un Tribunale dello Stato. Grazie.