Profondo rosso, discesa libera in Borsa

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di Luigi Asero

Ancora un giorno di tensione nelle borse mondiali che continuano a risentire della crisi dell’economia cinese. Continuano così a scendere le quotazioni delle materie prime e si bruciano così 233 miliardi di euro. Con il petrolio in prima fila nel crollo delle quotazioni complice anche l’ingresso del mercato estrattivo iraniano appena reintegrato dopo le sanzioni volute dalla comunità internazionale per la presunta creazione di ordigni atomici (mai provata in verità). Dopo quattro anni è scesa ai minimi anche la Borsa di Hong Kong che risente di pesanti fughe di capitali.

Il crollo peggiore per i titoli bancari e a Milano l’indice Ftse-Mib ha perso il 4,83%, mentre l’indice All-Share ha perso il 4,79%. Sui titoli bancari italiani peserebbe la recente polemica tra il premier Matteo Renzi e la Commissione Europea. Le perdite sono state ingenti per parecchi Istituti di Credito. Banca Carige ha chiuso in calo del 17,79% a 0,64 euro.Banco Popolare ha ceduto il 10,87% a 8,685 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 7,29% a 5,21 euro, Popolare di Milano il 6,52%, Intesa SanPaolo il 5,5% a 2,54 euro e Unicredit il 7,76% a 3,706 euro.

Panico per MPS. Monte dei Paschi di Siena malgrado un congelamento al ribasso che si è protratto per gran parte della seduta, ha ceduto infatti ben il 22,2% a 0,51 euro. Tende a rassicurare l’AD Fabrizio Viola “Le prime evidenze relative al 2015 confermano che l’attuale andamento del tutto anomalo del titolo Mps non ha alcun riscontro nei fondamentali della banca che anche nel corso dell’ultimo trimestre sono migliorati, confermando il trend evidenziato nei primi nove mesi dell’anno. I ricavi sono aumentati, mentre i costi sono stati ulteriormente ridotti, confermando la positiva tendenza di miglioramento dell’efficienza operativa della banca in corso ormai da quattro anni sotto il profilo della qualità del credito, la banca ha messo a terra ormai da diversi mesi uno sforzo straordinario per conseguire l’obiettivo di ridurre la dimensione del portafoglio di crediti anomali“. Resta il fatto che MPS sembra l’anello debole della catena e, pur volendo credere alle parole dell’AD Viola, appare intuibile che, se speculazione è in atto (come accadde ai tempi del governo Berlusconi con l’innalzarsi dello spread), allora si mira a far cadere la prima tessera di questo “risiko-domino finanziario” e la prima tessera, più debole, in questo domino è proprio la banca senese in area Pd.

Infatti interviene direttamente il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che pur non riferendosi soltanto a Mps dichiara: “Oggi è una giornata in cui si registrano turbolenze nei mercati finanziari che riflettono gravi impulsi di instabilità di natura politica ed economica provenienti dal sistema internazionale. Malgrado queste turbolenze la solidità fondamentale del sistema italiano, che continua a essere considerato dagli investitori uno dei posti più attraenti in cui investire, va avanti“. Un po’ come quando l’ex premier forzista dichiarava che lo spread era un “trucco” ma senza essere creduto.

Di certo c’è che la discesa continua delle quotazioni del petrolio e le deboli indicazioni arrivate da Shell hanno pesato sul settore petrolifero con Eni che ha ceduto il 3,33% a 12,16 euro (livello più basso da agosto 2011). Le vendite hanno colpito tutti i settori: automobilistico con cadute per Fca (-6,34%) e Ferrari (-6,7%), mentre nelle telecomunicazioni Telecom Italia ha perso il 6,73% scivolando sotto quota 1 euro. Tonfo anche per Saipem (-10,43%) che accelera sull’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro.

Pochi hanno però fatto caso a un preciso avvertimento della Royal Bank of Scotland (Banca Reale di Scozia) che nei giorni scorsi aveva già previsto un “anno catastrofico” e una crisi deflazionistica globale consigliando nel consueto report di inizio anno riservato ai suoi clienti di “Vendere tutto, in una stanza affollata, le porte di uscita sono piccole”. Il rapporto è stato poi pubblicato dalla pagina economica del tabloid inglese The Telegraph. Secondo la Royal Bank of Scotland infatti i principali mercati azionari potrebbero perdere fino al 20% e il petrolio potrebbe precipitare a 16 dollari al barile. Va poi precisato che la stessa banca si era distinta già nel 2008 con un report accurato che poi si verificò puntualmente con la nota crisi che travolse in primis gli USA.

Ma se la crisi economica è pilotabile dai “grandi potentati affaristici internazionali allora sorge una domanda. Quale miglior propellente, se non una gravissima crisi economica globale, per far esplodere quella grande guerra che in troppi sembrano cercare?