Strage dell’Isis in Libia, attaccata stazione di Polizia

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di Luigi Asero

Un gravissimo attentato, ancora non rivendicato, ma presumibilmente riconducibile a miliziani dell’Isis, è stato portato a termine questa mattina intorno alle otto a Zlitan, sulla costa ovest libica. Almeno 60 i morti nella stazione di Polizia colpita da un camion imbottito di esplosivo e lanciato a forte velocità contro l’ingresso della stazione di Polizia. È stato colpito un centro di addestramento. A quell’orario, e certamente la scelta non è stata casuale, si affollavano all’ingresso tutte le reclute e questo ha aumentato il numero totale delle vittime.

Il centro colpito è quello di Al-Jahfal nella zona Suq al Thulatha.

L’attacco di questa mattina non è però un fatto isolato nella Libia dove il Daesh (o Isis) sta guadagnando sempre più terreno facendo del territorio libico la sua nuova roccaforte dopo le batoste subìte dalle forze russe in Siria (nell’indifferenza europea che non sembra in grado di valutare quanto siano vicine le coste libiche). Nei giorni scorsi, sempre in Libia almeno cinque grandi serbatoi di greggio sono stati colpiti e incendiati nei porti di Sidra e Ras Lanuf, sebbene i due siti erano stati (ufficialmente) chiusi trovandosi nella zona di Sirte controllata già da mesi dal sedicente Stato Islamico. Ma è proprio da qui che all’inizio del 2016 l’Isis ha iniziato a marciare spostando ingenti truppe e occupando già il porto di Ben Jawad.

Dal canto suo il mondo occidentale continua ad analizzare dati, a comprendere possibili scenari ma pare ben lontano dal voler affrontare seriamente il problema, incurante degli attacchi sempre più frequenti anche sui suoli alleati.