Escalation di tensione fra Iran e Arabia Saudita

1032672240

di Luigi Asero

Non si placa la tensione fra Iran e Arabia Saudita, tensioni esplose dopo l’esecuzione in Arabia Saudita dell’Imam Nimr al-Nimr gravemente condannata dalle autorità iraniane. Disordini sono scoppiati lo stesso giorno a Teheran contro l’ambasciata saudita, come molti lettori ricorderanno. A poco è valso il tentativo di Vladimir Putin di pacare gli animi e oggi da Teheran arrivano una nuova accusa contro l’Arabia Saudita: quella d’aver deliberatamente bombardato con la sua aviazione l’ambasciata iraniana in Yemen. Su questo episodio però ci sarebbero testimonianze discordanti. Secondo alcuni infatti l’Arabia Saudita avrebbe colpito con decine di attacchi aerei Sanaa, in Yemen appunto; secondo il corrispondente dell’Associated Press invece l’ambasciata iraniana non riporterebbe segni visibili di un bombardamento.

L’accusa però viene direttamente da Hussein Jaber Ansari, portavoce del ministero degli Esteri iraniano: “Il governo saudita è responsabile dei danni causati e delle condizioni dei membri del personale che sono stati feriti“.

Peraltro già dal marzo 2015 l’Arabia Saudita guida una coalizione militare a sostegno delle forze governative che in Yemen si battono contro i ribelli houthi, appoggiati dall’Iran. Da alcuni giorni Teheran e Riad sono arrivati a uno scontro frontale che non prelude a nulla di buono. In gioco infatti ci sono il principale alleato arabo degli USA e il principale alleato della Russia di Putin. Non appare improbabile che qualcuno cerchi così di provocare lo slittamento su una “buccia di banana” come già sostenuto più volte da Salvo Barbagallo su La Voce dell’Isola.

Di certo c’è l’embargo posto dall’Iran contro i prodotti sauditi (principalmente acciaio, cemento e prodotti agricoli).

A complicare maggiormente la decisione assunta sempre oggi dalla Somalia che accusa l’Iran di “voler destabilizzare la sicurezza e l’unità del Corno d’Africa” e per questo ha interrotto le relazioni diplomatiche con il Paese. Entro 72 ore i diplomatici di Teheran dovranno rientrare in patria. La stessa decisione era stata assunta da Sudan, Bahrain, Qatar e Gibuti, oltre alla stessa Arabia Saudita, naturalmente.

Difficile comprendere a cosa si va incontro, certo tornano in mente le parole di papa Francesco, siamo alla “terza guerra mondiale a pezzi”.