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“Quo vado”, non soltanto record di incassi. Checco Zalone fa riflettere

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di Luigi Asero

È record di incassi il nuovo film comico di Checco Zalone. E come ogni record che si rispetti partono le polemiche. Quelle dei “benpensanti” (sicuri poi che pensino tanto bene?), quelle degli intellettuali (costretti a ritagliarsi uno spazio per vivere anche laddove spazio non c’è), quelle di chi “non so ma devo dire la mia”.

Stimolati dalle critiche proprio degli intellettuali, di quanti parlano di un cinema che poi, al botteghino, non attira che pochi appassionati abbiamo deciso di andarlo a vedere questo film. Sì, proprio l’esatto contrario di quanto si legge in giro ed evidentemente in buona compagnia se in tre giorni lo hanno già visto tre milioni di spettatori, un incasso record.

La comicità di Luca Pasquale Medici, in arte appunto Checco Zalone, è semplice, spontanea quasi. Mai volgare e questo già di per sé aiuta a farne un film da vedere. Certo, non un capolavoro della cinematografia, ma certo un film da vedere.

Che poi, al di là delle gag e delle risate “Quo vado” fa riflettere su tanti aspetti della nostra società. La tematica, lo sappiamo tutti ormai, è quella di un fannullone che grazie a un noto politico interpretato da Lino Banfi, ottiene il “posto pubblico”, anzi, il “posto fisso”. Quello della sicurezza, di tutti i benefici, delle possibili “malattie” e “aspettative”. Poi la sicurezza vacilla, arriva la spending review e il sicuro Checco trova ogni escamotage per salvare la sua situazione, cosciente che forse non saprebbe svolgere alcun compito remunerativo nella vita. Il film è la caricatura (ovviamente abbondantemente esagerata) di uno spezzone di vita reale che, fin troppo spesso, amareggia e fa arrabbiare i cittadini.

Ma gli spunti di riflessione si pongono in merito anche alle abbandonate regioni del sud, alle enormi differenze di mentalità tra l’Italia e altri Paesi del mondo, in merito alla necessità di conoscere le altre culture (nordeuropee o piuttosto africane o australiane), in merito alle bellezze che comunque la nostra spesso vituperata Italia ci offre e non riusciamo ad apprezzare. Così come fa riflettere sulla povertà di certe zone del mondo dove non ci sono nemmeno i vaccini essenziali. O sulla presunta abolizione delle “provincie” e l’istituzione delle “aree metropolitane”.

Insomma… farà ridere, è Checco Zalone e non Franzo Zeffirelli, ma a volte qualche risata serve pure. E non è detto che non faccia riflettere.

Forse per questo gli italiani stanno premiando “Quo vado”. E che gli intellettuali se ne facciano una ragione.