S’infiamma sempre più la jihad dell’Isis

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di Luigi Asero

L’esecuzione di 47 presunti terroristi da parte dell’Arabia Saudita, fra cui un noto imam sciita di Riad, Nimr al-Nimr, ha scatenato una serie di proteste violente in Iran. A Teheran è stata assaltata e bruciata la sede dell’ambasciata saudita. Le autorità iraniane hanno condannato le violenze e ordinato di identiicarne e catturarne i responsabili, ma hanno anche ammonito Riad esprimendo una dura condanna alla decisione di eseguire le esecuzioni. Riferendosi all’uccisione dell’imam hanno anche parlato di “vendetta divina” nei confronti delle autorità saudite. Secondo l’ayatollah Ali Khamenei infatti l’imam sciita ucciso non era un terrorista ma un uomo che si era sempre battuto per la minoranza cui apparteneva e quindi è da considerare adesso un martire. L’Iran accusa l’Arabia Saudita d’aver usato gli stessi metodi dell’Isis che afferma di voler combattere.

Non va meglio in Iraq dove oggi cinque kamikaze dell’auto-proclamato Stato Islamico si sono fatti esplodere durante l’attacco a una base militare. Pesantissimo il bilancio: quindici i morti accertati, decine di feriti di cui alcuni in gravi condizioni. L’attacco è avvenuto contro la base militare di Camp Speicher, a nord di Baghdad.

Come sempre, con una frase che appare sempre più un “copia e incolla” gli USA hanno espresso “preoccupazione” per la situazione in Medio Oriente.