È morto Licio Gelli

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È morto Licio Gelli nella serata del 15 dicembre, a Villa Wanda nella sua Arezzo. Licio Gelli, aveva 96 anni, recentemente era stato ricoverato in ospedale, da qui visto l’aggravarsi delle condizioni è stato portato in casa per gli ultimi istanti di vita.

Nato a Pistoia il 21 aprile 1919 fu un imprenditore e faccendiere italiano, principalmente noto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2. Fu condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980.

Con sé porta via innumerevoli segreti che hanno riguardato, e forse riguardano ancora, i misteri d’Italia e gli italiani tutti.

Il quotidiano La Nazione riepiloga in breve i tratti salienti del personaggio (quelli noti, chiaramente).

Ieri pomeriggio l’imprenditore e faccendiere ha ceduto, le sue condizioni sono precipitate in una corsia d’ospedale,al San Donato, dove era ricoverato da qualche giorno. La notizia è filtrata solo in tarda serata, quando già il suo corpo era stato riportato a casa: a Villa Wanda.

Personaggio discusso e controverso del panorama politico e giudiziario italiano. Con un ruolo pesante nelle vicende politiche italiane, prima il periodo fascista, poi l’adesione alla repubblica di Salò. Pistoiese, nel 1956 diventa direttore commerciale della Permaflex di Frosinone: già allora lo stabilimento veniva raccontato come un incrocio continuo di politici, ministri, perfino uomini di chiesa.

In quegli anni inizia la scalata alla Massoneria: culminata nella nomina a maestro venerabile della loggia Propaganda 2. P2, un crocevia di autorità di tutti i livelli e di tutti i campi. Fu l’uscita delle liste a portare in evidenza anche sulla cronaca la figura di Gelli.

Liste che i giudici di Milano pescarono nel 1981 nel quadro di una serie di perquisizioni, sia nella sua casa di Castiglion Fibocchi che nell’azienda di proprietà, la Giole sempre di Castiglioni. La fuga in Svizzera, quindi in Sudamerica e da allora un’impronta profonda nella cronaca italiana che ha visto continuamente salire nel ruolo di protagonista.

Tutto vissuto sempre dalla sua villa sopra Santa Maria delle Grazie: da lì vedeva i cortei di protesta che ogni tanto facevano tappa, lì forse continuava a ricevere personaggi chiave della politica nazionale. Lì seppe la notizia più devastante della sua vita, la morte della figlia Maria Grazia in un incidente stradale. Aveva altri tre figli: Maria Rosa, Raffaello e Maurizio. Da lì le fughe che avrebbero messo a rumore giornali e televisioni. Lì sarebbero stati trovati in giardino i lingotti d’oro in una delle tante pagine nelle quali Arezzo attraverso le sue vicende era salita al centro delle cronache. L’ultimo sequestro c’era stato nell’ottobre del 2014, nel quadro delle indagini per vari reati fiscali.

Ad Arezzo viveva da quasi mezzo secolo, da quando era diventato il braccio destro dei Lebole alla Giole. In quegli anni il suo nome non era ancora celebre. Ma dalla villa ottenuta grazie ad un affare favorevole i vip passavano di continuo.

Una serie di condanne fino alla bancarotta fraudolenta nel caso del Banco Ambrosiano, 12 anni. Ora la morte. Una morte che chiude una vicenda personale dai contorni oscuri ma che chiude un’epoca. Della quale Arezzo conserva quello sky-line che ormai era entrato perfino in certi tour turistici: il colpo d’occhio della sua villa sopra la chiesa di Santa Maria delle Grazie.