L’antimafia della Saguto & Company

Silvana-Saguto

di Luigi Asero

Quel che emerge dalle intercettazioni riguardanti l’ormai ex presidente della sezione Misure di prevenzione di Palermo, Silvana Saguto, è sconfortante. O peggio, provoca veramente rabbia. Tanto presa dall’importanza del ruolo ricoperto che alla commemorazione dello scorso 19 luglio per la strage Borsellino ha parole accorate per ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta. Poi però la manifestazione “Le vele della legalità” termina e lei risale sulla sua auto blindata (assegnatale grazie a delle presunte minacce ricevute che poi si sono rivelate false). E cosa fa? Rientra silenziosa a casa? No, telefona a una sua amica e commenta la commozione di Manfredi Borsellino abbracciato dal presidente Mattarella. Usando però queste parole: “Poi, Manfredi Borsellino, che si commuove, ma perché minchia ti commuovi a 43 anni per un padre che ti è morto 23 anni fa? Che figura fai. Ma che… dov’è uno… le palle ci vogliono. Parlava di sua sorella e si commuoveva, ma vaffanculo“. Poi continua: “Manfredi Borsellino è uno squilibrato, lo è sempre stato, lo era pure quando era piccolo“.

E non si astiene certo nemmeno dal commentare l’atteggiamento di Lucia Borsellino, da poco uscita dall’assessorato regionale alla salute. La definisce così: “Lucia Borsellino è cretina precisa“.

Ma il problema della Saguto non è solo costituito dalle intercettazioni che la vedono assoluta protagonista negativa, c’è ben altro raccolto dai finanzieri del Gruppo tutela spesa pubblica, coordinati dal procuratore aggiunto Lia Sava, della Procura di Caltanissetta che indaga sullo scandalo (ennesimo) palermitano.

Inchiesta che non risparmia altri “illustri” personaggi dell’antimafia all’italiana come il suoo collega di Roma (stesso ufficio), dr. Guglielmo Muntoni cui telefonava per raccomandare il marito, l’ingegnere Lorenzo Caramma. Al quale ingegnere infatti il tribunale di Palermo non lesinava certo di conferire incarichi e consulenze tramite l’amministratore “plenipotenziario”, avvocato Cappellano Seminara che, per conto della Saguto, gestiva praticamente tutto l’impero presuntivamente sequestrato a Cosa Nostra. E il condizionale a questo punto è d’obbligo. Certo, sul dr. Muntoni di Roma non si hanno certezze ed è giusto precisarlo, ma di certo un’intercettazione lo inchioda a una responsabilità quantomeno morale, aver telefonato il 31 luglio alla Saguto per rassicurarla da Roma: “I miei amministratori sono precettati a cercare qualcosa che vada bene per un ingegnere bravo di Palermo” come riporta il quotidiano Repubblica-Palermo. E pare che per lui si preparasse un incarico al Cara di mineo. Sì, quello finito nello scandalo Mafia Capitale. Mafia a ogni livello.

Ancora, e qui abbiamo un altro nome eccellente, emerge un’intercettazione in cui la Saguto invita l’amica, il prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, per andare al mare. L’amica Cannizzo obietta che con il traffico sarà un inferno ma la Saguto, con l’ormai arcinoto senso del dovere che la contraddistingue, una vera “signora” in merito, risponde: “Ce ne possiamo fregare dell’inferno se vieni con me, abbiamo la mia macchina, c’è la preferenziale“. Certo, reato qui non se ne configura ma il prefetto Cannizzo forse farebbe bene a valutare le persone di cui si circonda. Tant’è. Il mare è sacro col caldo siculo.

Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di prevenzione, è oggi indagata per corruzione insieme al collega Lorenzo Chiaramonte e all’avvocato Gaetano Cappellano Seminara. Nell’inchiesta della procura di Caltanissetta sono coinvolti anche il pm Dario Scaletta, il presidente di sezione Tommaso Virga (ex componente del Csm) e Fabio Licata.

Secondo il quotidiano MeridioNews Manfredi Borsellino avrebbe commentato così: “Io e mia sorella Lucia siamo senza parole. Non vogliamo commentare espressioni che andrebbero catalogate alla voce cattiveria. Solo parlandone, rischiamo perciò di attribuire importanza a chi quelle parole ha proferito“.

Importante appare, seppur con i dovuti limiti, il commento di Massimo Ciancimino sulla sua bacheca Facebook (sempre sulla Saguto): “Mi ha rovinato tre anni di vita. Non dovrei, anzi non devo commentare. Fatelo voi per me, ve ne prego. Il 26 ottobre sconto interamente i tre anni chiesti nel 2007 dall’allora procura di Palermo anche se in regime provvisorio. Unico caso in Italia. Qualcuno dovrà vergognarsi per avere fatto finta di non vedere quanto da me denunciato più volte”.

Le frasi peggiori però, colte nelle intercettazioni dei vari personaggi, le apprendiamo dal Giornale di Sicilia. Le riportiamo così come sono. Ognuno valuti poi secondo logica e coscienza.

  • Walter Virga (avvocato, figlio del giudice Virga, che a 33 anni era stato nominato amministratore di due patrimoni da circa un miliardo di euro (800 la misura Rappa, 200 circa quella relativa al gruppo Bagagli): “Io ricevo pressioni dal giudice per Sottosanti, dal presidente per gli agronomi… mi sono rotto i c…”
  • Alessio Cordova (collaboratore del Virga): “è chiaro, la Saguto è quella che dà il lavoro, praticamente… Se c’è un posto, per esempio, tra 20 persone che lavoreranno a questa cosa, quel posto sarà tuo, perché gliel’ha detto la persona che dà il lavoro a lui
  • In questo ambito si inserisce la segnalazione arrivata dal prefetto, Francesca Cannizzo per un’assunzione da parte dell’amministratore giudiziario Alessandro Scimeca. “Io ti devo chiedere il favore per il prefetto — dice il 28 agosto l’allora presidente delle misure di prevenzione — di quello là (incomprensibile) da assumere, devi trovare…“. Scimeca resiste: “Ma tu l’hai visto? Silva’, siamo tu e io...Tanino (Cappellano Seminara, altro amministratore, ndr) dice pure così — osserva la Saguto — il prefetto dice che invece…“.

Finisce così, con i puntini di sospensione. Come la Giustizia in Sicilia e in Italia. sospesa nel limbo tra mafia (vera) e antimafia (falsa). In mezzo alcuni giudici che cercheranno di stabilire una difficile verità. Di certo la falsa antimafia ha usato il suo ruolo per gestire ciò che doveva segnare il riscatto dello Stato. Ma in fondo questo ormai lo sanno tutti qui.