È facile equivocare le parole di papa Francesco?

di Luigi Asero

La domanda appare inevitabile. Come qualsiasi altro uomo (o donna) che esprime un parere su una qualsiasi tematica chiunque senta chiude l’orecchio dedicato all’ascolto e si limita a interpretare (sempre in suo stesso favore) quanto sentito. Così il Papa che prova a riportare umiltà nella chiesa cattolica viene interpretato a uso e consumo di quanti (fedeli e appartenenti al clero) cercano una semplice scappatoia a quanto si sa già, per logica stessa, essere sbagliato.
Ad attirare l’attenzione è un articolo comparso sull’edizione online del Corriere della Sera a questo link che parla della scelta di un sacerdote di sfrattare una 77 enne (rea probabilmente di pagare una bassa pigione) in favore dell’opportunità di affittarla a dei profughi.

No, non sarà certo perché lo Stato gli darebbe molto di più, è una mera scelta morale: infatti la giustificazione è “l’ha detto anche papa Francesco”.

Per la cronaca riportiamo qui il testo integrale dell’articolo del Corriere, poi andiamo a una veloce conclusione, perché c’è ben poco da discutere.

Papa Francesco lo ha detto solo poco tempo fa. Di fronte all’emergenza dei profughi che continuano ad arrivare ogni giorno in Italia e in Europa via acqua e via terra, il Pontefice ha invitato le parrocchie a mettere a disposizione case o spazi in un’ottica di accoglienza diffusa. Ora le parole potrebbero diventare realtà a Malamocco, antico borgo di pescatori al Lido di Venezia. L’occasione potrebbe essere un appartamento di 155 metri quadrati inagibile perché ha l’impianto elettrico e quello del riscaldamento fuori norma, e la parrocchia, retta da don Cesare Zanusso, non ha i soldi per sistemarli. Da cinquant’anni ci abita una parrocchiana di 77 anni, rimasta vedova da tre mesi. Lo scorso gennaio l’anziana ha ricevuto la lettera di sfratto, che oggi per la seconda volta l’ufficiale giudiziario e le forze dell’ordine cercheranno di rendere esecutivo. L’appartamento, dice la parrocchia, potrebbe essere messo a disposizione per ospitare dei profughi a patto che la Prefettura sia disposta a restaurare l’immobile.

«La casa è inagibile, l’impianto di riscaldamento e quello elettrico sono fuori norma, se succede qualcosa la responsabilità è della parrocchia – spiega don Cesare – ora la casa verrà chiusa, noi non abbiamo soldi per restaurarla. Seguendo le parole di papa Francesco, che ha invitato le parrocchie ad accogliere i profughi, potremmo mettere a disposizione la casa se la Prefettura o la Regione sono disponibili a eseguire i lavori necessari ad avere l’agibilità». L’inquilina in quell’appartamento abita da mezzo secolo e da sempre paga un affitto di 43 euro. Oggi si vedrà arrivare per la seconda volta l’ufficiale giudiziario con la forza pubblica. Di andarsene non ne vuole sapere perché pagare un affitto a prezzo di mercato con la pensione di reversibilità del marito per lei sarebbe impossibile. Ora la pratica è stata presa in mano dal Comune. Don Cesare spiega che l’affitto pagato dalla signora è fuori mercato, «con quella cifra non sono in grado neppure di pagare le tasse, è uno sfruttamento della parrocchia». Aggiunge il parroco: «Non la mando via, le avevo già chiesto di collaborare per rifare gli impianti e pagare un affitto congruo, ma non ha voluto. La parrocchia non può sobbarcarsi l’onere, qui nessuno dà un aiuto».

La signora, ricevuta la lettera di sfratto in gennaio, a giugno si è vista arrivare l’ufficiale giudiziario e si è rivolta alla Municipalità del Lido. Anche ieri il presidente Danny Carella, assieme a Matelda Bottoni della Consulta della Casa del Comune, l’ha incontrata. «Era molto spaventata dall’idea di essere buttata fuori casa e molto confusa – riporta Carella – mi auguro che si trovi un accordo con la parrocchia». La pratica è già stata inoltrata negli uffici comunali. Bottoni spiega che avendo una pensione, seppure bassa, la signora non rientra nei canoni previsti per l’Edilizia residenziale pubblica. «Purtroppo le proposte fatte dalla parrocchia sono avvenute tutte a voce – dice Bottoni – e il parroco non può pensare che la signora riesca a sobbarcarsi i lavori degli impianti e il rialzo dell’affitto a prezzo di mercato: si parla di un importo di 800 euro».

Ci colpisce questa frase: “Seguendo le parole di papa Francesco, che ha invitato le parrocchie ad accogliere i profughi, potremmo mettere a disposizione la casa se la Prefettura o la Regione sono disponibili a eseguire i lavori necessari ad avere l’agibilità“. Vediamo di comprendere meglio. La casa non è agibile e questo giustifica lo sfratto della signora, che lì risiede da 50 anni, non ha gli almeno 800 euro che servirebbero per metterla a norma.
E in effetti non spetterebbe all’inquilina mettere a norma l’appartamento trattandosi di migliorie che rimangono e migliorano l’immobile che resta di proprietà della parrocchia. La parrocchia quindi che fa? Mette mani al portafoglio? No. Magari non c’è un centesimo in cassa ma forse una colletta domenicale (una) basterebbe a sanare la situazione.
Allora non può essere quello il problema. Vediamo… la signora paga una pigione bassissima, quello potrebbe essere un motivo. Parlare di aumentarla un po’ appare difficile. Sarebbe soltanto un’opera buona e la confessione è opera pia, mentre l’affitto è business.

Tanto business che l’uovo di colombo sarebbe:

  • sfrattare l’inquilina, non morosa ma povera;
  • raccogliere la disponibilità della Prefettura e far ristrutturare (a spese dello Stato) l’appartamento;
  • affittarlo a profughi incassando, dalla stessa Prefettura, il compenso (sempre a carico dello Stato) per un importo considerevolmente più alto di quello che l’anziana 77 enne potrebbe permettersi.

Le parole di papa Francesco non andavano assolutamente in questo senso, ciò che il Santo Padre ha affermato più volte è che la chiesa dev’essere più attenta ai bisogni dei poveri e che se dispone (come è) di immobili non occupati in questo particolare momento storico è opportuno che li metta a disposizione anche per i profughi. Il messaggio del Papa è stato quindi chiaro. L’interpretazione che qualcuno vuol darne appare invece nettamente di parte.

Questo ci fa comprendere come anche il “cammino di papa Bergoglio” sia ancora in salita, e la salita è appena iniziata.