In esaurimento la bontà europea

Un passaggio tra il filo spinato al confine tra Serbia e Ungheriadi Luigi Asero

Non è durata molto, ed era prevedibile, la “bontà europea” tutta volta all’accoglienza dei profughi siriani e “di ogni zona di guerra”. Fonti dell’Unione Europea spiegano che non c’è ancora un accordo definitivo (e forse non ci sarà mai) ma ora di parla di quote, pur smentendo obbligatorietà cui si oppongono fermamente Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia.

La prossima riunione dei 28 ministri degli Interni europei si terrà l’8 ottobre e per quella data si cercherà di giungere a un accordo soddisfacente per tutte le parti. Ma sarà difficilissimo far “quadrare il cerchio”.

Entro l’anno potrebbe arrivare solo in Germania quasi un milione di profughi, ad affermarlo il vice cancelliere e ministro dell’economia Sigmar Gabriel. Solo nel weekend appena trascorso ben 19.100 rifugiati sono arrivati a Monaco di Baviera passando per il confine austriaco.

Intanto la politica agisce in forma incontrollata con ferrovie e autostrade che vengono aperte e chiuse in maniera improvvisa. Si riaprono i confini fra Germania e Austria e fra Austria e Ungheria, ma la Germania -contemporaneamente- sospende temporaneamente l’area Schengen con l’Italia e invia altri poliziotti ai confini per potenziare i controlli di frontiera.

L’Unione Europea inoltre parla nuovamente di respingimenti degli scafisti e di “distruzione dei barconi” in Libia.

Insomma non si può parlare di linea morbida, né di linea dura, ma semplicemente di una linea comune che non c’è.
Nel mezzo i popoli: europei e migratori.