Atene: prove di guerra civile

Scontri-Atenedi Luigi Asero

Lo aveva detto proprio pochi giorni fa il ministro della Difesa greco: “così si rischia la guerra civile”. Se non è guerra civile ci siamo però molto vicini.

In piazza Syntagma, al centro di Atene, dove già dal pomeriggio blindati della polizia impedivano a chiunque l’accesso sono esplosi violentissimi gli scontri. Anarchici sembra che siano riusciti a superare lo sbarramento e ora è un lancio continuo di lacrimogeni (della polizia) e bombe carta, petardi, bottiglie molotov e altro materiale. Si profila una notte veramente brutta. Che siano soltanto “anarchici” o piuttosto persone che hanno compreso in quale baratro siano stati trascinati è tutto da vedere.

Parlamento-chiusoLa rivolta arriva dopo le dimissioni anche del vice ministro delle Finanze Nadia Valavani che ha ritenuto inaccettabile l’umiliazione al popolo greco imposta dalla troika, così come Yanis Varoufakis che aveva dato le dimissioni appena 12 ore dopo l’esito dei colloqui.

Ma anche dopo il deciso no arrivato pochi minuti fa dalla sinistra radicale di Syriza che dissente dal suo leader Alexis Tsipras. Votando no al pacchetto di misure sull’austerità la Grecia non può nemmeno sperare di accedere agli aiuti economici dell’Unione Europea. Il baratro è a un passo e il suo “autista” è colui che aveva proposto il referendum senza far comprendere realmente su cosa si votasse (molti infatti avevano compreso che si volesse uscire dall’Eurozona, in un referendum con una strana scheda elettorale condotto in appena sei giorni).

Il “tempio della democrazia” ellenico e chiude gli ingressi al Politecnico, università simbolo della protesta.

“Lotta anti-istituzionale ora, contro lo Stato e il capitale con ogni mezzo. La fine del debito arriverà con la fine dello Stato che lo sostiene e dell’economia che lo produce”, questo lo slogan sul volantino diffuso nel tardo pomeriggio dagli anarchici che subito dopo hanno iniziato i durissimi scontri. Un presagio di “morte” di ogni forma democratica. Diventa difficile comprendere verso dove va la Grecia ora. E dove andrà a finire l’Europa.

La Grecia sta per affrontare la sua notte forse più difficile. Per l’Europa e gli europei questa è solo la prima di una serie di notti insonni. Che non si sa dove porteranno, ma gli auspici non sembrano buoni.