Lo schiaffone greco

grecia1-515x300di Luigi Asero

Suona più o meno come un sonoro ceffone alla politica europea l’esito del referendum indetto in Grecia con cui il popolo (strana parola vero?) ha detto no al piano proposto dalla troika. Difficile capire quali scenari si aprono ora, questo lunedì 6 luglio sarà un giorno cruciale per i mercati, anche se è prudente attendere che il “fuoco si spenga”.

Non è difficile infatti comprendere come l’incertezza che arriva all’indomani del referendum non sarà certo foriera di buoni risultati, e questo farà il gioco, già calcolato, di quei poteri che fino all’ultimo hanno sperato nella vittoria dei sì al referendum greco.

La partita, che vogliano ammetterlo o meno i nostri governanti europei, è fra europeisti e anti-europeisti. Ciò che non si è ancora compreso è che i popoli non accettano una austerity imposta soltanto al fine di aiutare le grandi banche che la crisi l’hanno provocata con le speculazioni finanziarie. Ciò che non si accetta è che i popoli siano governati da personaggi fortemente desiderati da quei leader europei che hanno poi interessi confliggenti con quelli dei popoli che intendono -indirettamente- governare.

La Grecia forse verrà “salvata”, la scelta del popolo greco non era infatti tra euro-sì o euro-no ma tra proposta di salvataggio tra austerity e nuova proposta meno stringente per la popolazione.

Intanto il tedesco Martin Schulz ha ipotizzato l’esigenza di prevedere “aiuti umanitari” per il futuro della Grecia. Espressione che a dir la verità appare molto triste, come se si prevedesse un destino catastrofico. Eppure, al di là di una effettiva situazione di disagio questa espressione sarebbe più adatta laddove si parli di operazioni di protezione civile. Per carità, forse una poco felice espressione. Ma che pare veramente un cattivo presagio.

Cosa resti del sogno europeo lo vedremo prossimamente, l’impressione è che sia un incubo e che ora si cominci a intravederne le macerie.