Lucia Borsellino lascia, la resa dei conti per Crocetta

Lucia Borsellinodi Luigi Asero

Non ne poteva più Lucia Borsellino di prestare il fianco al falso rinnovamento del più “vecchio” fra i presidenti della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Già all’indomani del “caso Nicole” Lucia non ne poteva più, forse -da alcune frasi percepite- già da prima del “caso Nicole” Lucia Borsellino aveva compreso che non era possibile continuare quell’esperienza. Ha provato a continuarla, ha provato a farcela. Oggi, all’indomani dell’arresto del primario Matteo Tutino, amico di Crocetta anche lei ha dovuto gettare la spugna.

Ha provato con la “testardaggine” che ha caratterizzato già suo padre, con l’ostinazione di chi vuol migliorare dall’interno le Istituzioni corrotte. E questo le fa grandissimo onore. Purtroppo però arriva un momento in cui anche la più tenace ostinazione si scontra con l’assoluta “boria” e con l’incredibile miopia del Potere. Alla fine, in mattinata, oggi 30 giugno, le dimissioni sono arrivate. Importante forse il riconoscimento, proprio ieri, avuto dal procuratore Lo Voi che ha chiaramente dichiarato la collaborazione piena e fattiva di Lucia Borsellino nell’indagine che ha portato all’arresto del primario, pur consapevole che fosse un grande amico del governatore Crocetta. Un’azione che, ancora una volta (ma non avevamo dubbi) la rende degna del grande cognome che porta.
E che, non per questo deve farla ricordare solo per essere “la figlia di Paolo”. No, Lucia è innanzitutto Lucia Borsellino.

Nell’intervista rilasciata ieri a “Repubblica” aveva detto: “I motivi che mi avevano spinto ad entrare in questa giunta non esistono più“. Lei che soprattutto negli ultimi due anni è stato spesso il capro espiatorio del “grande annunciatore” Saro, quello che a ogni scandalo si rifugia nelle procure millantando di andar a denunciare tutto e tutti. Spesso restandone invece soltanto nei corridoi…

Crocetta è ora alla battaglia finale. Lo scontro lo vede ormai solo. Lui contro la sua stessa insipienza. Scontro impari perché non può vincere contro quel “sé stesso” incapace di atti concreti. Solo perché anche l’ultimo baluardo di legittimità istituzionale lo ha mollato. Schifata. Giustamente. Come tutti noi.