Stato Islamico: attacco al mondo

Strage-hotel-Sousse1Di Luigi Asero

Venerdì 26 giugno 2015, forse una delle peggiori giornate per il mondo (non solo occidentale). L’Isis ha sferrato una serie di attacchi che portano subito la memoria all’11 settembre 2001 quando il fiato di tutti noi si fermò, con gli occhi incollati alle tv e il cuore che faceva pensare “è guerra, è finita”.
E forse è proprio a quella data che dobbiamo guardare se vogliamo comprendere cosa sia accaduto oggi. Le vittime non sono state certo le 3 mila di quel giorno, ma la diffusione immediata delle prime informazioni ha fatto capire che questo venerdì non è stato un giorno “come tanti”.
Intanto si è parlato di 3 attentati: Francia, Tunisia e Kuwait. Gli attentati sono stati invece almeno 4.

Il bilancio, al momento in cui scriviamo, è di un morto in Francia, 37 in Tunisia, 25 in Kuwait e 30 in Somalia.
Gli obbiettivi: uno stabilimento di produzione di gas industriali di proprietà americana, che aveva recentemente acquisito una importante commissione dall’Arabia Saudita. Qui a morire (primo uomo decapitato dall’Isis in Europa) è stato un manager.
In Tunisia sono stati attaccati simultaneamente due hotel, il doppio attentato ha provocato l’uccisione di ben 37 persone (fra cui uno degli attentatori). Si è colpita la credibilità sulla sicurezza dei turisti già messa a dura prova con l’attentato al Museo del Bardo di Tunisi. In Kuwait un kamikaze si è fatto esplodere all’interno di una moschea. Uccidendo almeno 25 suoi “fratelli musulmani” (ma non pazzi) e stabilendo un altro primato del giorno: il primo attentato dell’Isis in Kuwait.
E poi in Somalia, altri 30 morti (almeno). Qui è stata attaccata una caserma dell’AMISOM, la forza di Pace costituita da eserciti somalo, del Burundi, Kenya e Uganda. Le notizie sono scarne, la brutalità è quella dei kamikaze. Di Al-Qaeda, in questo caso, ma non si sospetta un’alleanza fra i due estremismi?

Tutto questo a pochi giorni dalla nuova presa islamica di Kobane, in Siria. Cittadina che era stata liberata dall’Isis lo scorso gennaio dopo lunghi e sanguinosi combattimenti.

Strage-hotel-SousseCosa succede nel mondo allora? L’Isis prova soltanto a destabilizzare con il terrore? Non credo sia soltanto questo il motivo. Troppo banale a ben rifletterci. L’attenzione mediatica è già alta, nulla richiederebbe a questi personaggi (quelli noti come il califfo Al Baghdadi e quelli meno noti, che dietro la sua persona sicuramente si celeranno), un’escalation di visibilità.
Allora si intravede come una nuova chiave di lettura: una sorta di “comunicazione ufficiale” di inizio guerra. Il sedicente Califfato mostra i muscoli e dimostra di poter colpire ovunque, con forza e senza paura. Già… “senza paura”, perché la forza dell’estremismo jihadista è proprio il non aver paura della morte da parte dei suoi adepti (perdonateci se ci rifiutiamo di chiamarli miliziani, ma sembrano soltanto una truppa di invasati).

Semplice follia? Nemmeno. La follia è sempre l’atto di un singolo, al massimo un atto commesso da più “singoli” insieme. Qui parliamo di una serie di attacchi avvenuti a distanza di centinaia (o migliaia) di chilometri, in perfetta sinergia. Una regia occulta che ha manovrato il terrore lasciando che si propagasse da solo grazie ai mezzi di comunicazione.

Cosa temere? Il silenzio dei media per non spargere il panico? Impossibile, sarebbe in questo frangente la peggior mossa.

La paura dello straniero e il ridisegnamento di confini stavolta veramente invalicabili? Altrettanto impossibile. Il terrorismo islamico si ciba di uomini e donne che nei confini occidentali hanno vissuto, qui sono cresciuti, riconoscere buoni e cattivi sarebbe impresa fuor dalla possibilità di ogni Stato e di ogni persona.

Aspettare che accada l’inevitabile, che quella bandiera (per giunta brutta a dir la verità, demoniaca quasi) sventoli sui tetti di tutte le case? Nemmeno, non si può neanche ipotizzare una simile ipotesi. Semmai arriverà un momento in cui tutti capiranno che il pericolo è concreto e –a costo della morte e senza promessa di vergini in paradiso- saranno disposti a combattere per ricacciare nelle viscere del loro inferno questi demoni in terra (niente film: parliamo sempre e solo degli estremisti in nome di un Allah che certamente non gradisce nessuno dei loro stupidi gesti).

Tempo fa Papa Francesco ha ammonito: la terza guerra mondiale è già in atto e si svolge a pezzi.
Quel che è accaduto questo venerdì 26 giugno è stato un pezzo (cruento) di questa guerra mondiale, un attacco al mondo in cui ancora aspettiamo i combattenti dell’opposta fazione. Inutilmente impegnati nel sanzionare l’unico Stato che potrebbe essere, in questa lotta, l’alleato giusto. Il jolly.
O forse conserviamo soltanto la carta.