Regionali 2015: nessun perdente, tutti perdenti

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di Luigi Asero

L’esito delle elezioni regionali è da sette a zero. Non il 7-0 che si aspettava il premier/segretario Matteo Renzi (il Pd infatti si aggiudica la guida di 5 regioni su 7), non il 7-0 che sperava chi voleva il tracollo del Pd di Governo, ma il 7-0 degli astensionisti, di quanti si lamentano che nulla va bene ma che al momento di assumersi la responsabilità di tracciare una semplice x sulla scheda elettorale preferiscono rimanere a casa al grido di “tanto non cambia nulla”. E infatti nulla fanno perché almeno qualcosa possa cambiare.

Il test sull’azione di Governo è rappresentato dal tracollo di Alessandra Moretti in Veneto, praticamente doppiata dal candidato uscente Zaia, leghista, che è riuscito nell’impresa pur dovendo battersi anche contro un altro leghista, Tosi da poco fuoriuscito.

Eppure “ladylike” si era spinta a dire, nei giorni scorsi, che il suo problema era stato determinato dai continui attacchi del quotidiano Libero, come se bastasse un solo quotidiano a decidere l’avanzata o il declino di un candidato di primaria importanza. La verità, è invece tutta nelle continue gaffes pre-elettorali. Come quella che la portò ad affermare, pochi giorni prima a Ballarò che “è inaccettabile non pagare le tasse perché ci sono persone che pur di pagarle si sono suicidate“. Smentendo in un istante principii costituzionali (proporzionalità dell’imposizione fiscale), umanità, senso della cittadinanza. Non accettando che nessuno si era permesso di definirla con l’odioso appellativo di “lady like” fin quando non lo usò la stessa Moretti, autodefinendosi tale, in una lunga (e deleteria) intervista concessa al quotidiano Huffington Post (notoriamente affine al suo Partito Democratico).

Poi il caso del candidato “impresentabile” De Luca, in Campania, che ha vinto sì, ma forse grazie proprio alla sua impresentabilità o meglio, per l’inesistenza di candidati Pd alternativi. E che dire della lista di impresentabili che viene presentata a 48 ore dalle stesse elezioni per le quali si dichiarerebbe la presunta impresentabilità?

La Liguria è un altro esempio del declino ormai rovinoso della politica. I liguri hanno dimostrato di non voler più accettare la candidata Raffaella Paita proposta e fortemente voluta dall’uscente Burlando, fra i responsabili del disastro idrogeologico che ha messo in ginocchio Genova e la Liguria con una politica urbanistica e infrastrutturale al limite del “criminale”. Hanno premiato il candidato Giovanni Toti, di Forza Italia. Quali però le speranze che il suo governo potrà (senza alcun appoggio nazionale) agire per il bene delle terre liguri?

Il resto è fuffa. Nessuno ha vinto veramente, il Movimento Cinque Stelle ha avuto una forte avanzata, così come la Lega di Matteo Salvini, ma queste elezioni regionali 2015 hanno soltanto segnato l’ennesima frattura fra candidati ed elettori. Il 48% che non si reca al seggio significa la maggioranza dell’anarchia.

E questo uno Stato, una Democrazia, non se lo può permettere. Eppure accade, continua ad accadere.