Parliamo dei morti, o dei “vivi”?

Cp920_Naufragio.strage.900.mortidi Luigi Asero

Il naufragio avvenuto nelle ultime ore nel mar Mediterraneo ripropone l’attenzione sui migranti, sulle traversate della morte che hanno fatto dell’antico Mare Nostrum un vero e proprio mare Mortum, un mare di cadaveri senza nome, senza provenienza, senza identità. Papa Francesco ha parlato di persone che cercavano la “felicità”, forse in 700, forse addirittura in 900 hanno trovato la morte.

Qual è il concetto di “felicità”? Questa è la prima domanda che dobbiamo porci senza falsa ipocrisia e senza remora rispetto alle nostre responsabilità e rispetto a quelle di quanti ci (e li) governano.

Di cosa parliamo di avere l’ultimo modello di auto di lusso? Di una casa calda, accogliente e comoda? Di un tablet di ultima generazione?

O forse di finire in strada fra le vie della prostituzione, in mezzo alle gang criminali che necessitano sempre di manovalanza a basso costo? di raccogliere pomodori in cambio di pochi spiccioli? Ecco, definiamo il concetto di felicità visto che sembra che alcuni hanno addirittura gioito di tanta morte. I “soliti idioti” si dirà. Sì, i soliti idioti. Ma c’è qualcosa di più in questo. C’è tutta l’indifferenza che caratterizza il mondo moderno, che s’impietosisce (ma è poi vero?) di un film e che gioisce della morte di altri esseri umani.

Chi è vivo e chi è morto? Indubbiamente, fisicamente sono morti loro, ancora una volta. Ma loro a una vita di stenti hanno provato a reagire. Gli altri, i cosiddetti “vivi”, sono quelli che gioiscono di morte altrui o che si stracciano le vesti dal dolore ma poi fanno parte di quel meccanismo perverso che attrae qui i migranti solo a fini di lucro. Finte lacrime e proteste di pseudo-politici che invocano aiuti internazionali ma che nulla fanno nemmeno localmente. Che con il loro “agire” fomentano il conflitto fra poveri, che non fanno comprendere cosa è povertà e cosa sia invece disperazione. Cosa accade quando la gente comprende ciò che è stato fatto? Cosa accade quando si comprende che bontà e buonismo sono due realtà differenti? Che con il falso buonismo si finge la bontà per costruire una falsa solidarietà che mira soltanto all’ennesima “spartizione del bottino” camuffato questa volta da “accoglienza e solidarietà”.

Business. Lacrime e proteste di premier e ministri, esponenti di partito e istituzioni appaiono oggi soltanto come vuote manfrine tendenti soltanto a ottenere nuovi finanziamenti e nuovo consenso attorno a operazioni fallimentari come l’attuale Triton o la precedente Mare Nostrum. Con il seguito di centri accoglienza e di sperperi (vedi “Mafia Capitale” e “Cara di Mineo”).

Che in milioni di migranti siano pronti, a qualsiasi costo, a varcare le sponde del Mediterraneo lo sappiamo già da tempo. È stato ampiamente annunciato. Cosa fare per prevenire tragedie e ruberie non è stato mai affrontato seriamente invece.
Perché la verità è che delle tragedie a “lor signori” non interessa nulla e del business che vi ruota attorno, invece interessa a tutti. E forse, i veri morti, sono questi ultimi. Questi che l’anima l’hanno persa già.