La Sicilia crollata, fuor di metafora

viadotto-himeradi Luigi Asero

Il pilone crollato sull’autostrada fra Palermo e Catania rappresenta il crollo della Sicilia stessa. Non è soltanto l’ennesimo crollo di un’infrastruttura viaria essenziale. È di più. La fragilissima economia che regge le sorti dei siciliani si basa soprattutto sui pochissimi collegamenti e fra questi il più importante è proprio l’autostrada A19 Palermo-Catania. L’interruzione del collegamento sarà lunga, molto lunga. I tecnici parlano di dieci anni per il completo ripristino, noi, da siciliani coscienti della malamministrazione non ci crediamo. E anche a voler crederci sarebbe un disastro un solo anno di interruzione, figuriamoci dieci!

Bisognerà demolire quattro campate del viadotto che è stato inclinato dal fronte di frana“, dice il direttore di Anas Sicilia, Salvatore Tonti, che a sua volta ha interpellato i militari del genio guastatori “ma ci hanno spiegato che non hanno la tecnologia per questo intervento. Entro una settimana, ma speriamo anche di anticipare i tempi realizzeremo un progetto di demolizione. Dopo aver abbattuto la parte del viadotto inclinato potremmo valutare se l’altra carreggiata quella in direzione Palermo possa essere riaperta a senso alternato consentendo di aprire di nuovo l’autostrada”.

Il cedimento del pilone del viadotto Himera sull’autostrada Palermo-Catania costringe gli automobilisti a percorrere strade alternative. Chi da Catania viaggia verso Palermo viene fatto uscire dall’autostrada a Tremonzelli e deve raggiungere il capoluogo attraverso Caltavuturo e Cerda ma anche la strada statale è parzialmente crollata. Il manto stradale della via alternativa ha ceduto in più punti e si registrano anche voragini oltre che avvallamenti stradali. Lunghe fila di auto procedono a rilento cercando di scansare buche e precipizi. Questo è lo stato delle strade siciliane dopo un inverno di pioggia e senza la manutenzione che era garantita dalle Province che non esistono più. Commissariate dal paladino Crocetta.

Problemi anche per il trasporto pubblico di studenti e pendolari. Molte delle autolinee che collegano Palermo a Catania sono deviate attraverso le autostrade A20 e A18. “I tempi di percorrenza subiranno un aumento di almeno un’ora“, spiega Antonio Graffagnini, presidente di Anav Sicilia, l’associazione che raggruppa 70 aziende di trasporto dell’isola.

Non parliamo di ferrovie che, già da anni, hanno dismesso ogni collegamento diretto fra il capoluogo siciliano e Catania, quando un “Minuetto” potrebbe percorrere la tratta in circa due ore. Se la tratta ci fosse…

Avete presente quante volte accade in un anno che un volo diretto a Catania venga dirottato verso Punta Raisi per esigenze climatiche (o cenere vulcanica) e soprattutto per esigenze di “spazio aereo riservato” alla base militare USA di Sigonella? Un viaggiatore che arriva o rientra in Sicilia quante ore deve impiegare per aver “scelto” un veloce volo aereo?

Ora, come al solito, ci saranno inchieste (inutili e che già prevediamo prescritte, non perché ci piace prevedere il futuro ma perché ormai conosciamo l’Italia e la Sicilia), è già iniziato il balletto del “rimpallo di responsabilità”, (“c’ero ma non sapevo, ci fui, non c’ero io quando la frana di Caltavuturo si è manifestata, nessuno mi ha detto nulla, ma perché la frana è iniziata, cosa ci faceva Santa Rosalia distratta a non fermare la frana, quando la frana è iniziata io non ero assessore/presidente/governatore/responsabile, tutta colpa dei tagli alla spesa”, ecc ecc.).

Quando si tratta di scuse politici, amministratori e tecnici sono fantasiosi come nemmeno un bambino. Eppure, ci dispiace, non vi crediamo più.
Quando nessuno si assume una cavolo di responsabilità le opzioni sono soltanto tre:

a) siete conniventi con il disastro che vuole la Sicilia annientata;

b) siete inetti;

c) siete massoni-deviati (vai alla lettera ‘a’ per comprendere il significato).

In tutte e tre le opzioni -cari amministratori politici e tecnici –  non potete né dovete rimanere al vostro posto un solo istante in più.

Esaminiamo un po’ quanto le nostre orecchie (siciliane) hanno dovuto sentir farfugliare, a proposito del crollo del viadotto Himera, nella più totale impreparazione anche dialettica, in queste ultime ore.

Ci fanno ridere (se ridere ancora si può) dichiarazioni più o meno di questo tenore “Non permetteremo che l’incuria e la negligenza di questo governo, continuino a distruggere la nostra terra, facendola sprofondare in un baratro sempre più profondo“, dette da chi governa e ha già governato questa regione allo sfascio.

Ci fanno ridere (se ridere ancora si può) dichiarazioni come quella di Erasmo D’Angelis, Coordinatore della Struttura di missione di Palazzo Chigi, #italiasicura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche: “La verità va detta tutta: quel versante franato che ha distrutto il viadotto dell’autostrada Palermo-Catania poteva essere messo in sicurezza, e Anas e Regione potevano e dovevano intervenire già dieci anni fa e nessuno lo ha fatto. Nemmeno a noi è mai arrivata la segnalazione del rischio“.

Ci fanno ridere (se ridere ancora si può) parole dello stesso D’Angelis che aggiunge poi: “C’è solo da vergognarsi per il mancato utilizzo di fondi per mettere in sicurezza frane e città. Altro che tesoretto, noi siamo arrivati a scovare il doppio anzi il triplo della cifra scoprendo e recuperando risorse inviate dallo Stato e non spese, soprattutto al Sud, per contrastare il dissesto e costruire depuratori: sono oltre 5 miliardi negli ultimi 15 anni, che facciamo spendere solo oggi. Questa è l’Italia da cancellare“.

Ci fanno ridere (se ridere ancora si può) le parole dell’assessore regionale alle Infrastrutture che intervistato dal Tg3 Regionale sul disastro appena occorso lamenta la mancata “messa in sicurezza” della frana affermando “ci volevano muri di contenimento, lei ne vede? Io no“. Ma l’assessore competente è proprio lui e quanti lo hanno preceduto. Come al solito si va in ufficio non per prevenire i disastri bensì per attendere che si verifichino e “certificarli”.

Saremo cattivissimi, staremo pensando “fuor di senno”, ma siamo veramente arrabbiatissimi e questo ci fa pensare che no, Voi (voi Signori) sapevate tutto. Ma riparare non vi conveniva, non produce appalti da centinaia di milioni di euro, avete aspettato che “la natura facesse il suo corso”, che il pilone crollasse, che fosse necessario abbattere tutto per avere un nuovo appalto miliardario da spartire. Incuranti dei disagi arrecati a un popolo che da quando è stata “realizzata” questa malefica “unità d’Italia” ha solo subìto, incuranti del rischio che un pullman con anche 60 passeggeri precipitasse se non c’avesse pensato sì, il caso a evitare la tragedia. O la Santuzza, Santa Rosalia, che in quel momento non ha fatto transitare nessuno. No, voi, inetti nel migliore dei casi, avete pensato solo che era meglio lasciare che la situazione degenerasse. Tanto, lo sapete ormai, la gente dopo lo scandalo e l’arrabbiatura sopporta.
Non ve lo garantiamo, la sensazione è che la misura sia colma anche per la sicula pazienza e se esplode la rabbia, allora gli esiti rischiano di essere incontrollabili. Lo sapete, valutate anche questo.