Ecco la crescita: più disoccupati

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Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi

di Luigi Asero

Continuano le promesse, di governo in governo cambiano i nomi ma non cambiano le promesse: fuori dal tunnel, crescita a breve, Italia in crescita, la luce in fondo al tunnel. Promesse impietosamente smentite, subitaneamente, dai dati Istat (quindi ufficiali). L’ultima promessa in tal senso dalle parole del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi che a Cernobbio dichiarava al forum di Confcommercio che entro la fine dell’anno il Paese esce dalla recessione con una crescita stimata dal Governo su un più 0,7%, dato addirittura definito realistico rispetto al più 1% della stessa Confcommercio (che non si capisce su cosa si sia basata stanti le continue lamentele dei suoi iscritti).

Arrivano ora i dati Istat, ad appena due giorni e parlano di un aumento del tasso di disoccupazione pari a 0,2% (in numeri pratici 44 mila posti in meno). E questo anche contro il forte calo della disoccupazione che si era registrato nei mesi di dicembre e gennaio (prima quindi del “job act”). Avevamo provato a spiegarlo: quell’aumento degli occupati nel periodo pre e post natalizio si registra sempre a causa dei numerosi contratti stagionali (commessi e commesse per il periodo delle feste, camerieri per i locali e via di seguito). A febbraio il tasso di disoccupazione sale di 0,1 punti percentuali, tornando al 12,7%, lo stesso livello di dicembre e di 0,2 punti più elevato rispetto a febbraio 2014. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è cresciuto del 2,1% (+67 mila). Il tasso di inattività si mantiene stabile al 36,0%, contro il 36,4% di febbraio 2014. Su base annua gli inattivi diminuiscono dell’1,4% (-204 mila).

L’Istat sottolinea che gli occupati di sesso maschile sono «sostanzialmente stabili» mentre quelli di sesso femminile diminuiscono in un mese di 42 mila unità. Anche il tasso di disoccupazione cresce al 14,1% per le donne (+0,3 punti su mese e +0,9 punti su anno) mentre per gli uomini è all’11,7% (invariato sul mese e in calo di 0,3 punti nell’anno). Il calo dell’occupazione a febbraio è dovuto, quindi, esclusivamente alla diminuzione delle lavoratrici.

Numeri concreti che fanno, questi sì, riflettere. Non si registrano, almeno finora, tweet presidenziali.