Andrea Saitta e la Compagnia Allunaggio/Décalé vincono il Premio Gigi Dall’Aglio al Resistenza Teatro Festival di Casa Cervi con lo spettacolo Foley

Palermo, 5 agosto – Lo spettacolo Foley, scritto e diretto da Andrea Saitta e prodotto dalla Compagnia palermitana Allunaggio/Décalé, ha vinto il Premio Gigi Dall’Aglio alla venticinquesima edizione del Resistenza Teatro Festival di Casa Cervi. Il riconoscimento, del valore di 1.500 euro, è stato assegnato dalla Giuria Under 30.

In scena Andrea Saitta, Gaia Bevilacqua, Noemi Quattrocchi e Giorgia Garofalo. Le maschere, le scene e i costumi sono di Alessandra Bruno, le luci di Fiorenza Dado, i suoni e le musiche di Lucio Bacile, mentre l’aiuto regia è di Giorgia Garofalo.

La giuria ha premiato Foley per la sua capacità di parlare con forza e immediatezza a una generazione giovane, attraverso un linguaggio scenico essenziale e profondamente evocativo. Nelle motivazioni si legge che lo spettacolo «ha saputo trasmettere con i suoni un messaggio potente e universale che travalica i confini di ogni lingua e ogni luogo», scegliendo di usare la leggerezza non per allontanare dalla realtà, ma per avvicinarvisi.

Attraverso tre maschere, Foley indaga la quotidianità di un anziano pescatore alla notizia dell’imminente Prima Guerra Mondiale, di un cittadino che diventa soldato in trincea durante la Seconda Guerra Mondiale e di una giovane donna collegata alle due figure. Tre percorsi diversi, uniti dalla stessa ferita: quella delle conseguenze destabilizzanti della guerra, raccontate senza effetti speciali, ma con pochi oggetti, gesti precisi e suoni a vista.

La giuria ha, inoltre, sottolineato come il silenzio diventi un elemento centrale e potente, capace di restituire l’assenza di voce delle persone comuni travolte dai conflitti, e come il teatro riesca così a coinvolgere la mente dello spettatore, rendendo ancora più forte il rapporto tra scena e immaginazione.

Andrea Saitta ha dichiarato: “Questo premio ci emoziona profondamente perché arriva da una giuria giovane e attenta, che ha colto il cuore del nostro lavoro. Foley nasce dal desiderio di raccontare la guerra attraverso ciò che spesso resta invisibile: i suoni, i corpi, il silenzio, le vite comuni. Sapere che questo linguaggio è arrivato con forza al pubblico ci conferma quanto il teatro possa ancora essere uno spazio necessario di ascolto, memoria e resistenza”.

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