27 giugno 1980: la strage di Ustica
I fatti
Il più giovane, Giuseppe, ha un anno appena. Il più anziano, Paolo, di anni ne ha 71; e poi Cinzia, Luigi, Francesco, Alberto, Maria Vincenza…ci sono 81 persone su quell’aereo dell’Itavia in volo da Bologna a Palermo esploso 32 anni fa sul cielo di Ustica. Persone normali, la cui unica colpa è di essere su quell’aereo.
Rosario Priore, il giudice titolare dell’inchiesta, nella sua ordinanza scrive che “il disastro di Ustica ha scatenato processi di deviazione o comunque di inquinamento delle indagini. Gli interessi dietro l’evento e di contrasto di ogni ricerca di verità sono stati tanti, e non solo all’interno del Paese, ma specie presso istituzioni di altri Stati, tali da ostacolare, specialmente attraverso l’occultamento delle prove e il lancio di sempre nuove ipotesi, con il chiaro intento di soffocare l’inchiesta, il raggiungimento della comprensione dei fatti…”.
Sempre Priore in “Intrigo internazionale”, il libro scritto con Giovanni Fasanella (Chiarelettere edizioni), a pagina 135 sostiene: “La strage di Ustica è un caso coperto dall’omertà internazionale, che è ancora più impenetrabile di quella di una semplice cosca mafiosa siciliana o di una ‘ndrina calabrese…L’ipotesi di un cedimento strutturale dell’aereo fu esclusa quasi subito dai periti. Quella di una bomba esplosa all’interno dell’aeromobile, nel vano della toilette, è stata sostenuta a lungo, e ancora oggi c’è chi ne è convinto. Ma è poco credibile, perché le parti principali di questo vano sono state ripescate e su di esse non c’era alcuna traccia di esplosione. No, questa ipotesi non è sostenibile, anche se i periti non hanno mai raggiunto l’unanimità dei pareri”: Alla domanda: “Allo stato attuale, dunque, quella dell’aereo colpito da un missile è l’ipotesi più probabile?”, risponde: “Sì, direi proprio di sì. Anche se ce n’è una quarta che ha un certo grado di attendibilità, quella della near collision, una quasi collisione con un altro aereo”. E ancora: “I periti dell’aeronautica militare hanno sostenuto che l’aereo Itavia, quella sera, a quell’ora, in quello spazio, volasse ‘solo’, cioè non fosse stato avvicinato da altri velivoli, né civili né militari. E non è vero”. A pagina 144 poi aggiunge: “E’ evidente che il DC-9 fu abbattuto da uno o più aerei militari sicuramente indirizzati verso l’obiettivo da un’efficiente ‘guida caccia’, un potente sistema radar in grado di ‘vedere’ anche a centinaia di chilometri di distanza”.
La strage si consuma il 27 giugno 1980, alle 20.59 e 45 secondi. E’ l’ora in cui il DC-9 sigla India-Tago-India-Golf-India, scompare dagli schermi radar. Fino a quel momento nessun problema. Il decollo è avvenuto con due ore di ritardo, ma il volo procede tranquillo. Dai centri di controllo sentono l’equipaggio ridere e scherzare, raccontano barzellette. Poi un pilota, con un moto di sorpresa, esclama: “Gua…”. Non finisce la frase. Silenzio.
Perso ogni contatto. Silenzio. Come se l’aereo non ci sia più. Come se non ci sia mai stato. Ma quell’aereo c’era. Dov’è finito? Cos’è successo, quella sera, alle 20.59 e 45 secondi? Sono in tanti a chiederselo. Sono in tanti a cercare una risposta. Una risposta che chi deve, non vuole, non può dare.
Il giorno dopo il mare restituisce alcuni corpi, una quarantina. L’autopsia rivela che sono morti in seguito alle gravissime lesioni polmonari dovute a decompressione; alcuni corpi presentano lesioni traumatiche. Significa, spiegano gli esperti, che sono morti quando la cabina pressurizzata dell’aereo si è spaccata, in aria; e l’aereo poi è caduto. Ma cos’è successo esattamente? Si parla di incidente strutturale. Di esplosione a bordo. Di un possibile attentato. Si nominano commissioni d’inchiesta, perizie e contro-perizie a non finire, una ridda di ipotesi e – appunto – depistaggi. C’è chi perfino sostiene che il DC-9 abbia galleggiato per ore in superficie; poi sbuca da chissà dove un sommergibile inglese, e squadre di guastatori minano il relitto e lo fanno inabissare; si ipotizza un coinvolgimento di Israele: un’operazione “sporca” contro un aereo francese con materiale nucleare diretto all’Irak di Saddam, e il DC-9 viene colpito per errore. Si parla di responsabilità degli americani, dei francesi, dei sovietici; si parla di un fallito attentato contro Gheddafi…si parla di una bomba a bordo: un attentato all’origine poi della strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, per punire la politica estera italiana di sostegno a Malta, contrastata dalla Libia. Per quel che riguarda la teoria della bomba si arriva a ricostruzioni macabre: l’ordigno nascosto nella toilette, che però viene recuperata intatta, e si ipotizza che in quel momento la toilette fosse occupata, il corpo di qualcuno avrebbe fatto da schermo.
La commissione parlamentare presieduta da senatore Libero Gualtieri usa parole di fuoco; descrive uno scenario fatto di “menzogne, reticenze, deviazioni”. Il reperto principale, i resti del DC-9 sono in fondo al Tirreno, a una profondità di 3700 metri… I nastri con le registrazioni dei centri radar sono negati, distrutti, nascosti. I testimoni sono reticenti, negano a volte l’evidenza; e nessun centro radar quella notte sembra aver funzionato come doveva… Ci vuole tutta la pazienza certosina dei magistrati per recuperare dati e informazioni, decodificare i tracciati, dare un senso alle mezze frasi…
Un po’ alla volta il mosaico si compone. Quella sera, intanto, ci sono una quantità di aerei in volo, assieme al DC-9: aerei italiani che improvvisamente decollano, e che altrettanto improvvisamente sono fatti rientrare; ma ci sono anche altri aerei: forse americani; forse, più probabilmente, francesi. Che ci fanno? Esercitazioni? O devono intercettare qualcuno? Chi insegue e chi è inseguito? La Francia non ha mai risposto alle rogatorie italiane. Da oltralpe si arriva all’impudenza di sostenere che la base militare di Solenzara, in Corsica, alle cinque del pomeriggio è chiusa. Come un ministero.
I periti si dividono: missile; no, bomba; no, collisione in volo; anzi, quasi collisione: un aereo che sfiora il DC-9, e lo fa cadere. Le commissioni nominate dall’aeronautica militare propendono per la bomba. Il presidente Francesco Cossiga per anni sostiene la tesi della bomba a bordo; poi, improvvisamente, accusa la Francia, sostiene che la strage è stata provocata da un missile esploso da un caccia di quel paese.
*Fonte: Articolo di Valter Vecellio su “La Voce dell’Isola”
Elenco delle 81 vittime (i membri dell’equipaggio sono indicati con asterisco)
- Cinzia Andres
- Luigi Andres
- Francesco Baiamonte
- Paola Bonati
- Alberto Bonfietti
- Alberto Bosco
- Maria Vincenza Calderone
- Giuseppe Cammarota
- Arnaldo Campanini
- Antonio Candia
- Antonella Cappellini
- Giovanni Cerami
- Maria Grazia Croce
- Francesca D’Alfonso
- Salvatore D’Alfonso
- Sebastiano D’Alfonso
- Michele Davì
- Giuseppe Calogero De Ciccio
- (*) Secondo assistente di volo Rosa De Dominicis
- Elvira De Lisi
- Francesco Di Natale
- Antonella Diodato, 7 anni
- Giuseppe Diodato, 1 anno
- Vincenzo Diodato, 10 anni
- Giacomo Filippi
- (*) Primo ufficiale Enzo Fontana
- Vito Fontana
- Carmela Fullone
- Rosario Fullone
- Vito Gallo
- (*) Comandante Domenico Gatti
- Guelfo Gherardi, 59 anni
- Antonino Greco
- Berta Gruber
- Andrea Guarano
- Vincenzo Guardi
- Giacomo Guerino, 18 anni
- Graziella Guerra
- Rita Guzzo
- Giuseppe Lachina
- Gaetano La Rocca
- Paolo Licata
- Maria Rosaria Liotta
- Francesca Lupo, 17 anni
- Giovanna Lupo, 32 anni
- Giuseppe Manitta
- Claudio Marchese
- Daniela Marfisi
- Tiziana Marfisi
- Erica Mazzel
- Rita Mazzel
- Maria Assunta Mignani
- Annino Molteni
- (*) Primo assistente di volo Paolo Morici
- Guglielmo Norritto
- Lorenzo Ongari
- Paola Papi
- Alessandra Parisi
- Carlo Parrinello
- Francesca Parrinello
- Anna Paola Pelliccioni
- Antonella Pinocchio
- Giovanni Pinocchio
- Gaetano Prestileo
- Andrea Reina
- Giulia Reina
- Costanzo Ronchini
- Marianna Siracusa
- Maria Elena Speciale
- Giuliana Superchi, 11 anni
- Antonio Torres
- Giulia Maria Concetta Tripiciano
- Pierpaolo Ugolini
- Daniela Valentini
- Giuseppe Valenza
- Massimo Venturi
- Marco Volanti
- Maria Volpe
- Alessandro Zanetti
- Emanuele Zanetti
- Nicola Zanetti
Mig libico in Sila
C’è poi un altro mistero. Sui monti della Sila, in Calabria, viene trovata la carcassa di un MIG libico. Ufficialmente lo trovano il 18 luglio, un mese dopo la strage di Ustica. Che ci fa un MIG libico sulla Sila? Chissà. Da dove viene? Chissà. Perché il pilota ha indosso capi di vestiario in dotazione alla NATO? Chissà. I carabinieri sequestrano la zona. Da Tripoli dicono che era un volo di addestramento: il pilota ha un malore, precipita. Ma come c’è arrivato lì? Chissà. E se invece che da Bengasi fosse partito dalla Sardegna? Chissà. E siamo sicuri che sia precipitato il 18 luglio e non prima, magari il 27 giugno? Chissà. Uno dei medici legali fa mettere a verbale: corpo in avanzatissimo stato di decomposizione. Quanto “avanzatissimo”? Quindici giorni almeno. Poi però cambia idea. Chissà. I resti del pilota e del MIG sono restituiti alla Libia, in fretta e furia. Però…Quando anni dopo andiamo nell’hangar di Pratica di Mare dove è stato ricostruito il DC-9 un carabiniere ci avverte che alcuni rottami non li dobbiamo proprio filmare; e perché no? Sono del MIG libico. Quel MIG libico? Sì. Ma non avevamo restituito tutto alla Libia? Proprio tutto no. Ma l’aereo non si è fracassato su una montagna? Sì. E come mai la strumentazione di bordo è intatta? Mistero.
*Fonte: Articolo di Valter Vecellio su “La Voce dell’Isola”
L’autopsia sul corpo del pilota del Mig
“…… I due periti poi scrivono che il cadavere si trova in avanzato stato di decomposizione con necrosi gassosa e presenza di numerosi nidi di vermi.
In un momento successivo, probabilmente coincidente con la rilettura e la sottoscrizione di quel verbale – identici appaiono gli inchiostri – sono apposte al dattiloscritto diverse correzioni a mano. Oltre quelle concernenti errori di dattiloscrittura, due sono significative: l’“avanzato” attribuito allo stato di decomposizione viene corretto in “avanzatissimo”; “vermi” viene corretto in “larve”.
Queste correzioni sono significative. I periti sono rimasti colpiti dallo stato di decomposizione. Essi non dovrebbero essere nuovi ad esami di questi stati. Se, come si vedrà, sono periti di fiducia della Procura, spesso saranno stati chiamati ad autopsie di uccisi rinvenuti nelle campagne o di riesumati. Non dovrebbero perciò essere impreparati sul fenomeno della decomposizione. Essi a un primo giudizio già scrivono avanzato, cioè più progredito che nella norma per un corpo a cinque giorni dalla morte – d’altra parte anche il medico condotto dell’ispezione, ad appena sei ore dall’asserito decesso aveva notato, e s’era ritenuto in dovere di scriverlo, un incipiente stato di decomposizione.
La particolare decomposizione cioè, particolare è ovvio rispetto alle ore o ai giorni dalla morte, colpisce e viene verbalizzata. Ma nei due periti della Procura avviene addirittura che essi correggano la prima verbalizzazione. La prima stesura, “avanzato”, viene modificata in “avanzatissimo”. I due sono immediatamente ritornati sul loro primo giudizio, perché presi dai dubbi derivanti dalle loro osservazioni e particolarmente impressionati da quello stato di decomposizione……
…….. Qui si deve dire che essa non fu compiuta da medici generici ma da due primari, l’uno patologo l’altro medico legale cardiologo, particolarmente esperti perché periti di quella Procura, che per essere in area ad alta presenza di criminalità organizzata e non, sarà dovuta ricorrere sovente ai loro servizi.
A questa autopsia partecipano, oltre ovviamente il Pubblico Ministero che l’ha disposta ed i due periti, il già menzionato dottor Francesco Scalise quale ufficiale sanitario, l’assistente dei periti Scerra Ercole, il maresciallo dei Carabinieri Lo Giacco Giuseppe, altri militari dell’Arma ed altri ancora non identificati. Non tutti sono rimasti per l’intera durata dell’atto nella saletta, di anguste dimensioni e già invasa dai miasmi del cadavere; la maggior parte entrava, restava per brevissimo tempo ed usciva, alcuni partecipavano sostando all’ingresso o nei pressi……..
……..L’ufficiale sanitario Scalise ricorda che dovettero usare le maschere a causa dell’eccessivo fetore, che il cadavere era gonfio, alterato nell’aspetto, in stato di colliquazione, che presentava larve di decomposizione visibili ad occhio nudo e raggruppate nella zona degli organi genitali. Ricorda, in particolare sull’autopsia, che la pelle delle mani, quando i periti provvidero al prelievo, si sfilò “come un guanto”…….
……..Il giorno precedente l’autopsia era stato abbattuto alla sua presenza il muretto del loculo. In quella occasione tutti i presenti dovettero allontanarsi per il cattivo odore. Solo dopo qualche tempo era stato possibile trasportare la cassa alla camera mortuaria del cimitero, e dopo che era stata scoperchiata dallo stesso Scalise s’era notato che la salma era in stato di colliquazione. Sempre Scalise precisa che la cassa era in semplice legno giacchè in quel paese, essendo consueta l’inumazione, non vi era disponibilità di casse di zinco – ma tale affermazione è contraddetta dalla presenza della costruzione per loculi fuori terra. Ricorda infine anche che qualcuno, dopo la ricognizione la sera del 18, aveva proposto di congelare la salma ove fosse stato necessario portarla a Crotone, ma quel suggerimento era stato superato da una disposizione, non si sa data da chi, di seppellire la salma a Castelsilano.
Di somma importanza questa testimonianza dello Scalise il quale sempre rileva la anormalità del cadavere. In sede di ispezione, lo si è visto, ne aveva già notato l’incipiente stato di decomposizione, al punto tale da temere che divenisse intrasportabile e da consigliare l’AG per l’immediato seppellimento. Ma contemporaneamente attesta che si presentava “fresco” e che nei pressi vi erano altre parti, come un bulbo oculare e un piede anch’essi “freschi”. (v. esame Scalise Francesco, GI 12.12.86 e segg.).
Anche i due periti hanno reso dichiarazioni sulle modalità di svolgimento della perizia. Il prof. Rondanelli conferma che la cute delle mani si sfilava a mo’ di guanto per la colliquazione quasi totale dei tessuti sottocutanei, cosicché era stato possibile consegnare la cute di più dita di entrambe le mani per gli esami dattiloscopici………..”
*Fonte: Forum sulla strage di Ustica
Le coincidenze anomale
Da un mistero a un altro mistero. Anzi, una decina di altri misteri. Ufficialmente, le vittime di Ustica sono 81. Ma su quell’aereo, sembra gravi una maledizione. Ci sono un’altra decina di persone decedute, e tutte legate in un modo o nell’altro alla strage di Ustica. Persone che improvvisamente muoiono, si tolgono la vita senza motivo, o sono vittime di strani incidenti…
Il generale Roberto Boemio. Il 13 gennaio 1993 due sconosciuti lo accoltellano a morte a Bruxelles. Una rapina, si dice. Il generale, in pensione, era stato capo di stato maggiore della terza divisione aerea, con base a Martina Franca; anche per le sue rivelazioni gli alti ufficiali dell’aeronautica sono stati incriminati. Però, forse, davvero è stato vittima di una rapina finita male. Chissà.
E che dire di altri due ufficiali, quella sera in servizio al centro radar di Poggio Ballone, il capitano Maurizio Gari e il maresciallo Alberto Dettori? Gari muore d’infarto, un colpo secco, improvviso. La famiglia assicura che scoppiava di salute. Chissà. L’altro si impicca; aveva confidato che quella sera del 27 giugno, per poco non era scoppiata la guerra. Depressione? Chissà.
Muore anche il generale Giorgio Teoldi, comandante dell’aeroporto militare di Grosseto, da cui, quella sera decollarono tre aerei da guerra. Il generale si schianta a bordo della sua automobile; è da solo, e non ci sono testimoni, quando si schianta; un colpo di sonno, un malore? Chissà.
Su uno di quegli aerei decollati da Grosseto c’erano i capitani Ivo Nutarelli e Mario Nardini, muoiono il 28 agosto 1988 a Ramstein in Germania, durante le esibizioni acrobatiche, una settimana prima di essere interrogati. Erano due assi, ma anche gli assi commettono errori. Chissà.
Il sindaco di Grosseto Giovanni Finetti, raccoglie le confidenze di alcuni ufficiali sulla strage; e muore anche lui, in un incidente stradale, da solo, senza testimoni…Chissà.
Un altro generale, Saverio Rana, capo del Registro Aeronautico, il primo che parla di missile, anche lui muore; per infarto…Chissà.
Muore un maresciallo dell’aeronautica, si chiamava Ugo Zammarelli, travolto da una motocicletta: indagava sul MIG libico trovato sulla Sila. Non viene disposta l’autopsia, i suoi bagagli spariti. Chissà…
Un altro maresciallo, Antonio Muzio è ucciso con tre colpi di pistola da sconosciuti. Lavorava all’aeroporto di Lametia Terme, dove avevano conservato i resti del MIG e i nastri con le registrazioni di volo. Chissà…
Un ex colonnello, Sandro Marcucci, si schianta mentre è a bordo del suo Piper anti-incendio, incidente improvviso, e senza spiegazione. Qualche giorno prima a proposito di Ustica aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco contro l’aeronautica. Chissà…
Il maresciallo Franco Parisi si impicca anche lui. Prestava servizio al centro radar di Otranto, doveva essere interrogato dai magistrati. Depressione? Chissà…
Si arriva finalmente al processo. Alcuni alti ufficiali dell’Aeronautica italiana sono stati inquisiti: per l’accusa sapevano cos’era accaduto, ma tacevano e depistavano, coprivano i colpevoli. Dopo un lungo e faticoso processo, sono stati assolti per non aver commesso il fatto, mentre alcuni reati sono caduti in prescrizione.
Siamo all’oggi. I familiari delle vittime e i loro legali chiedono che l’ex primo ministro e numero due del regime di Gheddafi, Abdel Salam Jalloud, sia ascoltato: potrebbe fornire elementi utili, importanti: “Si può ritenere che Jalloud, per la posizione ricoperta all’epoca del regime, possa essere al corrente di dati molto utile alla ricostruzione dei fatti”. Già: Jalloud: dopo anni in “sonno”, per chissà quali contrasti con Gheddafi, appena il regime ha mostrato i segni del crollo si è imbarcato sul primo aereo e si è rifugiato in Italia. Ha almeno quarant’anni di intrighi e di storiacce da raccontare, e forse le racconta, forse no, forse quelle storie sono la sua assicurazione per la vita. In quelle storie c’è anche quella sulla strage di Ustica?
Mesi fa “Il Corriere della Sera” ha pubblicato un commento di Andrea Purgatori; vi si può leggere che “l’organizzazione Human Rights Watch ha messo le mani, a Tripoli, sull’archivio segreto dell’intelligence libica che – ha rivelato il responsabile del settore emergenze Peter Bouckaert, contiene moltissimi documenti su quanto accadde il 27 giugno 1980…”. Non se ne è saputo più nulla; al contrario, sarebbe interessante saperne di più. E’ vero quello che ha scritto “il Corriere della Sera”? E’ vero che “Human Rights Watch” ha messo le mani sull’archivio segreto dell’intelligence libica, e che in quella massa di documenti ce ne sono tanti che riguardano la strage di Ustica? Come mai un’organizzazione per i diritti umani ha quei documenti? E che ne ha fatto, cosa ne fa? Sono stati acquisiti dagli investigatori italiani? Se no, perché? E già che ci siamo: i “servizi” italiani, che certamente si sono fiondati in Libia appena il regime ha cominciato a mostrare i segni del crollo, cos’hanno trovato? Al Copasir di Massimo D’Alema, nessuno si fa domande?
*Fonte: Articolo di Valter Vecellio su “La Voce dell’Isola”



