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Dalle Regioni > Sicilia
Smitizziamo il concetto di mafia vicina alla Chiesa, non sempre per "fini nobili"
O almeno non quando la Chiesa si stacca dalla mafia e ne contrasta l'operato. Succede a Catania dove tre coraggiose Salesiane vivono oggi un "brutto clima" a causa del loro incessante operato in un quartiere a rishio.
Catania è una città molto contrastata. Come tante città del sud vive un contrasto molto ampio tra le opulente zone della città a nord e i quartieri ghetto fatti di enormi e anonimi casermoni dove vivono anche 50 o 60 mila abitanti. Come il quartiere di Librino.
Librino... un quartiere nato dall'idea dell'illustre architetto giapponese Kenzo Tange, e che poi è stato sviluppato dai tipici palazzinari nostrani in spregio a ogni norma e in deroga a ogni legge. Un quartiere dove il degrado regna sovrano assieme ai topi mai fuoriusciti dalle fognature, se non altro perché in parecchie parti si sono realizzati i palazzi, ma non appunto le fognature.
In questa realtà convivono decine di migliaia di onesti cittadini, poveri ma onesti, insieme a migliaia di criminali di vario spessore. Dal parcheggiatore abusivo al boss incontrastato, alla manovalanza di basso rango delle cosche.
Sempre in questo territorio operano le suore Salesiane del Collegio Maria Ausiliatrice presso l'Oratorio "Giovanni Paolo II". Un'oasi immersa nel degrado al confine tra Librino appunto e il popoloso rione di San Giorgio.
Suor Lucia insieme alle consorelle Enza e Renata hanno realizzato un piccolo sogno che aiuta concretamente circa 150 bambini e 60 ragazze madri. Parlo per diretta testimonianza essendo a contatto con la loro struttura, non mi affido quindi alla mera informazione ufficiale.
Accade però che quest'operato da oltre un anno (come potrete leggere nell'articolo dedicato oggi dal quotidiano locale La Sicilia e allegato come file immagine) subìsce ripetuti attacchi, che stanno crescendo d'intensità. Fino a far temere che questi criminali potrebbero bruciare l'intera struttura anche in presenza delle stesse suore, che vivono ormai notti, se non insonni, ma certamente agitate.
Attacchi sempre denunciati alle forze dell'ordine e incrementatisi proprio per ritorsione contro le denunce, arrivando a definire le suore come "confidenti di questura", epiteto offensivo nel gergo mafioso che indica persona vicina agli sbirri.
Il mio augurio è che questo articolo giunga a chi può provvedere alla loro sicurezza e dimostrare che lo Stato c'è! Almeno per aiutare chi, come queste coraggiose suore, supplisce alle mancanze dello Stato stesso. O che giunga agli onesti cittadini che insieme potremmo organizzarci per difenderle!
Facciano lor signori, ma non lasciamo solo chi opera e denuncia!
Luigi Asero - www.sapereitalia.it - 09/01/2010 23.11