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il RIsCATTO FAlSato
Dalla ricerca dell'autonomia siciliana alla Provvidenza romana...
E alla fine è pace fatta tra il Governatore siciliano Raffaele Lombardo e il resto del mondo... o almeno è tregua perché imparato un metodo poi diventa difficile farne a meno.
Parliamo della concessione dei famosi fondi FAS e della guerra politica che ne è nata per l'accordo, guerra che ha portato allo scioglimento di una giunta regionale e al suo rimpasto. Solo come fatto visibile a tutti.
Non spetta qui la cronaca degli eventi non essendo questa una testata giornalistica, ma un breve riepilogo è doveroso, almeno per capire di cosa stiamo parlando.
Tutto ha inizio con la fine di una cosa importante: i fondi regionali. La regione Sicilia forte della sua autonomia ha esaurito, sprecato, sperperato tutti i suoi fondi. Figli e figliastri hanno esaurito anche la capacità di indebitamento dell'ente costretto a ritardare anche l'erogazione dei farmaci antitumorali in talune strutture oncologiche di "eccellenza" e la fornitura dei guanti nei Pronto Soccorso. Le pressioni affinché la "sprecona macchina regionale" potesse rimettersi in moto dopo le elezioni porta quindi a raschiare il fondo del barile, iniziare una drastica politica di tagli alle spese ma sopratutto a trovare una ingente mole di liquidità in maniera da soddisfare tutti. Iniziando proprio da quei figli e figliastri di cui dicevamo.
Così cominciano le richieste per l'attribuzione dei fondi FAS che dovrebbero essere destinati a investimenti e di cui almeno un quinto va di solito alla Sicilia. La Lega di Bossi si oppone agli sprechi, se non altro perché vorrebbe quelle somme attribuite al nord, non crediamo lo faccia per un problema morale. Tutto viene così bloccato.
Il ministro Tremonti peraltro oltreché uomo della Lega è anche uomo imbavagliato in un ruolo sempre più difficile: trovare fondi, trovarli per tutto, o almeno fingere di farlo. Poi basta scriverne l'attribuzione sui bilanci di previsione. Se la relativa copertura manca... lo si vedrà solo negli anni.
Ma Lombardo necessita di quelle somme così tutto esplode nel mese di novembre, quando addirittura il quotidiano della Lega Nord, "la Padania" così titola: «La Lega cancella l´ultimo regalo al Sud».
Pian piano prende corpo l'idea del riscatto siciliano, che per ottenere consensi deve diventare più genericamente un riscatto del Sud. Gli eventi si susseguono fra telefonate, promesse, garanzie di piani e soluzioni. Lombardo dà credito a Berlusconi (sì proprio a quella persona capace di promettere la ricostruzione di una città devastata da un violentissimo sisma in 3 mesi!). Ma alle parole e promesse non segue nulla. Così in maggio inizia quello che possiamo definire un vero e proprio "braccio di ferro".
Lombardo rivede gli accordi elettorali, scioglie la giunta regionale per ricomporla con nuovi nomi. Lascia fuori l'UDC di Totò Cuffaro (uno schiaffo a Casini forse, o un modo per avere qualche figliastro in meno da accontentare) e subisce una legge varata d'urgenza dal Governo Nazionale che mira a modificare lo Statuto siciliano. Legge che ovviamente non ha alcun senso perché costituirebbe modifica Costituzionale, che non può essere mai una legge ordinaria. Ma di questo pare che il Governo Berlusconi non sia mai a conoscenza...
Inizia così il balletto di una sigla che sembra porti sempre male: PdS.
Con PdS abbiamo il Partito del Sud, evoluzione a dire di Lombardo del suo Movimento per le Autonomie. Una scelta che però appare infelice perché copierebbe la sigla di un partito già esistito, ma anche e sopratutto perché non convince nessun elettore. Per quanto con "i prosciutti sugli occhi" anche gli elettori del Sud si rendono tutti conto che non si fa un partito per dei fondi.
Gli interessi delle lobbies sudiste si scatenano con a capo Gianfranco Micciché, uomo di Berlusconi pronto a capeggiare la nuova formazione politica lasciando il PDL di cui è esponente più importante nella Sicilia del 61 a 0 nel 2001.
Ma con PdS abbiamo anche il rilancio delle promesse di Berlusconi, a questo punto da tutti soprannominato "papi" per altre ridereccie (?) vicende... Nasce il Piano del Sud, un mega rilancio economico da 4 miliardi di euro per infrastrutture e opere pubbliche da suddividere in dieci anni.
Mina cantava, e queste parole riecheggiano ancora "parole, parole, parole...".
Lombardo rilancia, capisce che con il Partito del Sud non convince nemmeno i familiari più intimi ma è affascinato da questa benedetta/maledetta sigla. E sigla fu: PdS Parlamento del Sud. Autonomia per il sud e leggi autonome. Dichiara così "se il governo non cambierà rotta saremo costretti ad assumere posizioni ben più radicali" e il 29 luglio su RaiNews24 precisa "Io non voglio un ministro per il Sud, se c'è tanto meglio, ma io voglio un intero governo per il Sud, un presidente del Consiglio, un intero Parlamento per il Sud, per una Italia che si accorga che questo Sud ha bisogno di una mano. Io non voglio gestire né appalti né altro, li gestiscano a Roma, li facciano anche i cinesi se vogliono, purché questo divario si superi, perché superando il divario cresce l'Italia".
Ma le pressioni su Berlusconi arrivano anche dai suoi al Governo, in primis il grande accusato Tremonti che arrabbiatissimo avrebbe rimproverato Berlusconi con più o meno queste parole: adesso basta, spetta a te Silvio rimetterlo al suo posto (Gianfranco Miccichè), il senatur sentenzia "se i fondi vengono spesi per delle opere concrete e non regalati a pioggia per noi va bene".
È un crescendo... Miccichè annuncia ufficialmente le sue dimissioni dal PDL con una lettera in cui accusa il patron Berlusconi di essere come il Conte Ugolino che mangia i suoi stessi figli.
Arriva così il 30 luglio, Berlusconi ha capito che "l'aria si è fatta pesante". La Sicilia che gli ha dato il massimo consenso (?) gli volta le spalle, definisce "inaccettabile il Partito del Sud", pressa il CIPE che il 31 sblocca 4 miliardi di euro di fondi FAS per la Sicilia. E fu così che il ricatto diventa "riscatto".
Ma... a tutto c'è un "ma".
Il piano regionale è stato adeguato per accedere ai fondi della discordia. Sono stati aggiunti 800 milioni per strade e autostrade, 300 milioni per agevolazioni alle imprese e 200 milioni sono stati tolti alla voce "rinaturalizzazione", soldi che in pratica sarebbero serviti per pagare spese correnti e non opere pubbliche.
Arriveranno i fondi, la regione eviterà di contrarre un maxi-mutuo da 800 milioni di euro... in fila i figli e figliastri di prima già risaliti sul nuovo treno del Sud. E alcuni di questi mai scesi in verità...
Luigi Asero -01/08/2009 15.30 - www.sapereitalia.it
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