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Vita moderna > A come Attualità
Perché i fatti di questi tempi recenti non devono esser considerati come elementi scissi da un contrasto globale a Cosa Nostra?
Facciamo subito una premessa, questo articolo non vuol rappresentare la classica accusa generalizzata all'operato del Governo, ma una possibile analisi dei fatti che stanno coinvolgendo l'Italia tutta.
Cosa Nostra -intesa non soltanto come un'accozzaglia di boss e gregari delle più svariate cosche da inviare al 41 bis, ma come una vera e propria lobby capace di influenzare i destini di una nazione per ragioni prevalentemente economiche- pare abbia deciso non più di avviare una trattativa con lo Stato ma di imporre a questo Stato le sue condizioni.
E lo fa con tutti i mezzi che conosce, non soltanto quindi con omicidi e tritolo, ma con quella che da sempre è la sua arma più subdola: la capacità di infiltrarne il tessuto sociale.
Andiamo un po' con ordine, non potendo riepilogare ogni fatto accaduto negli ultimi anni ci limitiamo all'analisi di alcuni dei fatti più recenti.
«In quel periodo noi eravamo in guerra totale, sia con lo Stato sia con altre cose», ricorda Gaspare Spatuzza, il pentito che ha indicato in Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri i referenti politici dei fratelli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano.
Provare a smentirlo tocca al citato Filippo Graviano che afferma invece: «Non ho mai conosciuto il senatore Dell'Utri né direttamente né indirettamente e quindi non ho mai avuto rapporti con lui». A differenza del fratello Filippo, il boss Giuseppe Graviano, citato come teste, si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Il mio stato di salute non mi consente di rispondere all'interrogatorio. Quando potrò informerò la Corte»
Insomma un modo per far partire la trattativa. Perché la magistratura vuol sentire, ha bisogno di sentire, le sue dichiarazioni. Quindi presumibilmente gli verrà incontro revocando, o più precisamente non rinnovando la detenzione secondo quanto disposto dall'ormai famoso articolo 41 Bis, come chiesto dal legale di fiducia del Graviano. Ma anche chi potrebbe temere queste dichiarazioni, vere o false che siano, potrebbe pressare per la revoca. Ergo: condizione numero uno accolta.
Poi arrivano i fatti di Reggio Calabria. In due giorni due allarmi in uno dei tribunali infuocati dove si gioca questa battaglia. L'ordigno fatto esplodere alle 5 di mattina di domenica mattina poteva uccidere.
Esatto "poteva", ma non voleva. Altrimenti si sarebbe scelto un momento ben diverso.
A dimostrazione della reale capacità di farlo il giorno dopo vengono infatti lasciati dei petardi inesplosi nel cortile degli stessi uffici giudiziari. Un modo per dire insomma "ci siamo, ma per ora vi avvisiamo soltanto".
E il caporalato, da sempre esistito, grazie alle cosche gestisce in tutto e per tutto i lavoratori in nero, immigrati in questa Italia incapace di gestire anche i lavoratori in regola. Accade così la rivolta di Rosarno cui stiamo assistendo. Qualcuno aizza, istiga, fino a provocare la rivolta. Una rivolta in cui qualcun altro rischia seriamente di farsi male e il ministro Maroni completamente "preso alla sprovvista" dichiara che ''In tutti questi anni e' stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalita' e dall'altra ha generato situazioni di forte degrado, come quella di Rosarno'' non riuscendo a capire come prendere in mano la situazione sfuggita di mano. Che rischia di esplodere. Di questa sera la notizia della gambizzazione di due immigrati, sempre a Rosarno da parte di sconosciuti. Non si chiede il ministro Maroni se non ci sia dietro un movimento mafioso interessato a "colpire" lo Stato nella sua incapacità di gestire una situazione del genere? Pensiamo lo sappia, ma non possa dichiararlo. Ancora una volta la mafia sta dimostrando che può colpire lo Stato infiltrandone il tessuto sociale.
Se Maroni autorizzasse infatti una risposta violenta sbaglierà perché creerà uno squilibrio. Se tollererà, si mostrerà impotente. Risultato solo una "forza" è in grado di intervenire e sedare la rivolta. Gli stessi "caporali" cioè che gestiscono il traffico umano. Ogni altro commento su questa vittoria sul campo di Cosa Nostra è superfluo.
E poi ci sono le infiltrazioni nei partiti e nei movimenti politici, infiltrazioni realizzate non con persone colluse alla mafia ma con persone vicine ad ambienti che sono equi"vicini" ad altri ambienti, come candidati un tempo vicini a movimenti tipo Forza Nuova da sempre espressione dell'estrema destra e soprattutto infarcito di personaggi legati a doppia mandata con esponenti dei servizi segreti deviati. Sì, proprio quelli che da sempre sono il tramite tra Stato e poteri occulti, tra Stato e mafia. Quelli che in nome della Legge trattano con chi di tale Legge ne fa un comodo zerbino.
Purtroppo quindi i fatti di questi ultimi giorni ci fanno riflettere sulla nuova trattativa, questa volta imposta, da Cosa Nostra che tiene ormai in mano il suo più grande ostaggio: un intero Governo.
Difficile poter aspettarsi tempi migliori, difficile concepire una risposta organica a Cosa Nostra e alla crisi che colpisce il nostro paese se tutti questi problemi continueranno ad esser affrontati in maniera autonoma, senza farne cioè un unico discorso organico.
Luigi Asero - www.sapereitalia.it - 08/01/2010 23.39
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