Il ricordo di Hope

di Tania Dipietro

 

Avete mai dato un titolo a un’idea? O magari avete identificato un progetto che vi sta a cuore con una parola che ricordi la passione e le energie che avete investito.

Ma ci sono anche sogni che non sempre hanno un nome … e poi ce n’era uno che si chiamava “Hope”, semplicemente speranza.

Era il 2016 quando Sonia e Delia, due fiori cresciuti sul cemento di una delle zone periferiche di Catania più difficili, hanno fatto insieme un sogno ed hanno compreso ogni giorno un po’ di più che potevano realmente aiutare quella creatura che si trascinava malconcia e quasi cieca per le vie di una città noncurante. Il nome dato a quel randagino malandato in principio fu Speranza, che ben identificava per l’occasione il loro stato d’animo, ma quando le sorelle si resero conto che si trattava in realtà di un meticcio maschietto decisero che la versione inglese “Hope” sarebbe stata più adatta.

Ben presto però dovettero fare i conti con la necessità di visite veterinarie, farmaci ed esami clinici costosi. Trovare i fondi per garantire le cure adeguate al piccolo appariva uno scoglio insormontabile, ma con l’aiuto provvidenziale di una volontaria animalista fu creato un evento sui social network destinato a riscuotere l’appoggio di tanti utenti che iniziarono a sostenere economicamente e con donazioni alimentari lo sfortunato Hope.

Insomma, era il caso di dirlo, c’era ancora speranza! Fu chiamato proprio “Salviamo Hope” il gruppo pubblico nato su facebook per consentire agli adottanti a distanza del cagnolino di poter seguire tutti gli aggiornamenti del caso ed avere la soddisfazione di conoscere il modo in cui le loro donazioni venivano impiegate.

Non fu altrettanto ottimista però il parere veterinario, le condizioni del randagino apparvero subito gravi; ad Hope furono riscontrate ad altissimi livelli leishmaniosi ed erlichia, mentre molto probabilmente da un occhietto non avrebbe più recuperato la vista. Tuttavia, con grande stupore Sonia e Delia scoprirono presto di avere a che fare con un valoroso guerriero che conservava quella poca forza rimastagli per correre loro incontro quando in strada venivano a trovarlo per somministrargli la terapia.

I mesi passarono ed Hope migliorò a vista d’occhio, il suo manto nero tornò ad essere folto e lucido, gli occhietti vispi e sani, il suo attaccamento alla vita era forte più che mai.  Tante, tantissime le foto postate nel tempo sul gruppo di facebook, immagini entusiasmanti che mostravano una creatura restituita alla vita. Era diventato un piccolo eroe per le famiglie della zona e riceveva anche parecchie visite dalle persone che non si accontentavano di conoscerlo solo sui social ma volevano regalargli una carezza di presenza. Fu così che insieme ai sostenitori di Hope arrivarono anche le prime minacce di morte ad opera della malavita locale che non vedeva di buon occhio il viavai di gente estranea a quegli ambienti.  Iniziò per Delia e Sonia la ricerca disperata di una pensione dove poter tenere il piccolo e, grazie al sostegno economico di una signora del nord che seguiva le vicende del cagnolino, Hope trovò una nuova casa in una pensione sull’Etna. I suoi angeli custodi lo avevano salvato per la seconda volta portandolo via dai grigi palazzi di cemento.  In pensione da Marta, Hope ha trascorso più di un anno, tra corse sul prato, uscite periodiche con Sonia, Delia e tutto l’amore possibile. Mentre ai sostenitori del valoroso combattente non restava che seguire i racconti delle sue avventure quotidiane sui social e continuare a sperare che un giorno potesse arrivare la tanto attesa richiesta di adozione da parte di una famiglia.

Ma in fondo Hope ce l’aveva già una casa ed una famiglia, anzi aveva 57 zie a distanza e 2 padroncine di nome Sonia e Delia che non hanno mai smesso di stargli vicino, fino alla fine, fino al 16 gennaio 2018.

Prepotente, buffone, dolce, furfante… così lo dipingono oggi le sue 2 adorate ragazze che mai avrebbero pensato che dopo tante battaglie vinte insieme potesse arrivare altro a portarlo via, che quello che appariva come un semplice malore nascondesse invece un crudele destino.

Piccolo grande Hope, la vita non sempre ti ha sorriso ma in compenso ti ha donato due donne pazze di te e l’amore di un ampio pubblico. In una minuta creatura come te si nascondeva un coraggio ammirabile, ma il linfoma non perdona nessuno, nemmeno un prode lottatore come te. E così, inaspettatamente, in una sola settimana ti ha portato via.

Sonia e Delia hanno postato la tua ultima foto, mentre piano piano ti addormentavi al sole su quel prato che tanto adoravi, circondato dagli altri ospiti a 4 zampe della pensione. Niente lacrime, niente parole angosciose, le sorelle hanno solo chiesto a tutti i tuoi sostenitori di lasciarti un saluto accompagnato dalla foto di un fiore colorato e vivace che ricordasse te. La tua Delia, in fondo, si sente piena della forza che le hai lasciato ed oggi ha scritto che nonostante tutto hai vinto tu lo stesso, hai vinto con la voglia di vivere e la forza di lottare… Insieme al tuo ricordo conserveremo la “Speranza” di poter salvare tante altre vite invisibili per il resto del mondo, e magari compiere un altro piccolo miracolo d’amore come quello realizzato inconsapevolmente da Sonia e Delia.

Buon viaggio Hope! Anche adesso che abbiamo narrato la tua storia, a chi vorrà leggerla, un’accorata sensazione di vuoto sembra farsi spazio. E pensare che avrò accarezzato il tuo musetto un paio di volte al massimo, forse sei  stato un pò il cane di tutti noi.

Si chiamava “Salviamo Hope” il gruppo nato su facebook, ed Hope le nostre ragazze lo hanno salvato davvero, solo questo conta.

 

Tania Dipietro

Scrivere è il miglior modo che io conosca per esprimermi...