Maxi retata contro la ndrangheta: 169 in manette, anche nomi eccellenti

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di Luigi Asero

 

Centosessantanove arresti, una maxi retata eseguita dai Carabinieri e coordinata dalla DDA di Catanzaro contro la ndrangheta del crotonese e che ha visto arresti anche in Germania. Il clan è quello dei Farao-Marincola di Cirò Marina.

I Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Crotone hanno messo a segno un duro colpo arrestando, come da richiesta del procuratore capo Nicola Gratteri, capi e gregari ma anche diversi amministratori locali fra i quali tre sindaci e il presidente della provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla che viene considerato dagli inquirenti “uno dei rappresentanti della cosca in seno all’amministrazione comunale di Cirò Marina” (di cui è anche sindaco) eletto in una lista civica.

Secondo la procura anche il suo predecessore sarebbe espressione del clan. Riporta il quotidiano La Repubblica:

Per i magistrati, Parrilla – attualmente anche primo cittadino di Cirò – “ha sempre usato gli incarichi elettivi appena citati per curare gli interessi della consorteria”. Ma non sarebbe il solo. Per i magistrati uomo dei clan sarebbe anche il suo predecessore, Roberto Siciliani, eletto nel 2011 con la lista civica di centrodestra “Unione Popolare per Cirò Marina” sostenuta da I Demokratici, Udc, Fli, Mpa, così come i fratelli di questi, Nevio e Roberto, in passato rispettivamente assessore e consigliere comunale. Diretta espressione dei Farao-Marincola, con i quali è imparentato, sarebbe anche il vicesindaco di Cirò Marina e assessore ai tributi, Giuseppe Berardi, eletto con la lista civica Cirò in rete, mentre è accusato di concorso esterno il presidente del consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo. Dal 2006 ad oggi, tutti quanti hanno a vario titolo lavorato all’interno dell’amministrazione, piegandola – emerge dall’inchiesta – agli interessi e agli affari del clan, che grazie ai “suoi” politici ha potuto contare su appalti, prebende e concessioni.

In manette anche il sindaco di Strongoli, Michele Laurenzano (Pd), il vice sindaco di Casabona, Domenico Cerelli (lista civica) così come il suo predecessore Giuseppe Benincasa, il sindaco di Mandatoriccio Angelo Donnici (Pd) e il vice Filippo Mazza.

Sarebbero tutti (il condizionale è d’obbligo in questa fase preliminare) considerati “diretta espressione o a disposizione” dei clan ai quali avrebbero garantito appalti e affari. Dalla gestione dei servizi e dei beni amministrati dal comune di Cirò, allo smaltimento rifiuti, dai servizi portuali al mercato del pesce, dai servizi funebri al gioco on line, dalle lavanderie ai tagli boschivi, passando per la distribuzione di prodotti alimentari, carta e plastica per alimenti, prodotti da forno e bevande.

Tredici arresti, su 169 totali, sono stati effettuati in Germania. L’inchiesta infatti è stata svolta in collaborazione con le procure di tre laender tedeschi: Baden-Württemberg, Renania Settentrionale-Vestfalia e in Sassonia. Qui il clan era riuscito a strutturare un’ampia rete commerciale in grado di imporre a ristoranti e pizzerie l’acquisto di diversi prodotti del crotonese, dalla pasta per la pizza al vino di Cirò. Un affare che i clan progettavano di allargare anche alla Svizzera.

Forti sarebbero i contatti tra gli esponenti della cosca nel centro e nel nord Italia tra Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Lazio.

L’operazione ha consentito il sequestro di beni per un valore di oltre 50 milioni di euro, comprese società e aziende di diversi settori.

 

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.