Matteo Renzi: abolire il canone Rai

di Luigi Asero

 

Le comiche sono appena iniziate, gli italiani ben seduti sul divano a guardare il programma più comico dell’anno, più dei film del compianto ragionier Fantozzi: la campagna elettorale al via. Il balletto di promesse e regalini è solo all’inizio e, se non venisse da piangere ad ascoltare certe promesse e premesse, le risate sarebbero assicurate in quel Paese dei balocchi che è ormai l’Italia.

In ordine di tempo, l’ultima arriva dal segretario del Pd Matteo Renzi che ha annunciato ieri, secondo il quotidiano La Repubblica, l’intenzione di proporre alla prossima direzione del partito “l’abolizione del canone Rai“. Proprio lui che, tramite l’addebito in bolletta energetica, lo ha di fatto imposto a tutti i cittadini.

Ai suoi “fedelissimi” avrebbe detto, sempre secondo Repubblica “la tv pubblica deve essere un diritto dei cittadini“. In cambio, il segretario Dem pensa di abolire il tetto alla pubblicità nelle reti pubbliche e “lo Stato dovrà supplire al canone trasferendo tra un miliardo e mezzo e due miliardi all’ anno alla Rai. È la stessa cifra che chiedevamo ai cittadini con questa brutta tassa. Abbiamo già individuato i tagli di spesa necessari per questa operazione“.

Inevitabile per Renzi spiazzare per primi “i suoi”, infatti il ministro Carlo Calenda commenta così: “Spero che l’idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale come riportato da Repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro“.

Secondo il quotidiano “il Giornale” Il ragionamento è chiaro: invece di chiedere i soldi del canone ogni anno ai cittadini, il Pd vorrebbe usare soldi pubblici (cioè tasse pagate dai contribuenti) per sostituirlo.

Noi aggiungiamo che, pur avendo sempre ritenuto illeggitima l’imposizione di una tassa su un servizio di cui non necessariamente si fa richiesta e di cui spesso non si condivide la stessa attuazione, il finanziamento pubblico prospettato dal segretario Pd Matteo Renzi si potrebbe addirittura configurare, in siffatta maniera, quale “aiuto di Stato” a danno della libera concorrenza, sanzionabile pertanto dall’Unione Europea.

E non solo, questa proposta significa tra le righe il fallimento di un altro dei provvedimenti assunti proprio dal governo Renzi, perché -evidentemente- non si proporrebbe l’abolizione di qualcosa che si è fatta ritenendo corretta l’applicazione. Delle due una: o ci prendono in giro o non sanno loro stessi che pesci prendere.

Tra le prime promesse del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi e le prime promesse del leader Dem, Matteo Renzi, le premesse di una campagna elettorale scoppiettante e -in verità- per nulla divertente, ci sono tutte.

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.