L’omicidio al Cara di Mineo. Tutto tranquillo

di Luigi Asero

 

Una donna assassinata al Cara di Mineo. La cronaca, triste, è purtroppo anche “semplice”. La donna si trovava al Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo già dal dicembre 2016. Francis Miracle, 26 anni, madre di due bambini. I due bambini vedono la mamma a terra, accanto ha del sangue, chiedono aiuto. I soccorritori della Croce Rossa che operano all’interno della struttura accorrono e constatano il decesso.

La Polizia ha già fermato il compagno, un trentenne originario del Mali rintracciato dalla Polizia di Stato al mercato di Catania. Sulle braccia alcuni graffi che potrebbero essere stati provocati dal tentativo della donna di sottrarsi alla sua furia omicida. Al momento le indagini sono ancora in corso e non è pertanto possibile stabilire con certezza l’esatta dinamica dei fatti, come lo stesso colpevole.

Fatta, velocemente, la cronaca restano purtroppo le considerazioni da fare. E le considerazioni purtroppo portano a pensare che no, non esiste la certezza che tutte le persone richiedenti asilo siano propense a delinquere. Ma nemmeno la certezza opposta. Pertanto è evidente che fra migliaia di persone ci siano soggetti con la propensione a farlo, che nel delinquere hanno il proprio stile di vita.

Poco importa poi che queste persone esistano in ogni Paese, anche -ovviamente e nessuno lo nega- nel nostro, poco importa che diversi italiani vivano di criminalità. Semmai proprio questo dovrebbe ulteriormente allarmare e far alzare la guardia perché è chiaro che non si possano fronteggiare due emergenze criminalità insieme.

Il caso di Mineo ci presenta due precise realtà. Una donna in fuga dal suo Paese, la Nigeria, probabilmente con sogni e speranze per il futuro suo e soprattutto dei suoi bambini. Ma anche un uomo in fuga con i suoi desideri e le sue speranze, ma incapace di canalizzarle verso la via più corretta. Un assassino. Se le indagini lo confermeranno.

E devono essere monito anche le parole del procuratore capo di Caltagirone, Giuseppe Verzera che in proposito dichiara: “Questo omicidio riconferma per l’ennesima volta che non si possono controllare 3.500 persone, come quelle che vivono nel Cara di Mineo. C’è un problema di sicurezza della struttura”.

Sicurezza della struttura. Questo è il problema. Le strutture di accoglienza, così strutturate non possono garantire sicurezza né agli ospiti, né agli operatori che lì svolgono il proprio lavoro. Non è difficile ipotizzare nemmeno che riducendo le capienze si risolvano i problemi, perché nascerebbe una maggior frammentazione delle persone accolte con innumerevoli problematiche legate alla possibilità che lo Stato possa esercitare la sua funzione di controllo. I flussi migratori insomma continuano a costituire una “spada di Damocle” sul sistema del Paese. Se è difficile controllare, e lo è, 3.500 persone dentro un centro sarebbe impossibile controllarne milioni sul territorio nazionale, in ordine sparso.

 

Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.

Già pubblicato su La Voce dell'Isola