Siamo Siciliani, pertanto siamo mafiosi

Giovanni Falcone

Giovanni Falcone

 

di Luigi Asero

 

La mafia in Sicilia “impedisce di governare per il bene della collettività“. Non è un editoriale, non stavolta almeno, che se la prende con il sistema politico-mafioso, quanto piuttosto un punto di vista che in qualche modo vuol evidenziare le storture del “sistema cultura” in Italia. Prendiamo spunto da una vecchia notizia dell’agenzia Ansa che riportiamo in copia, risalente al 7 aprile 2016, e che ci informa di una sentenza di quei giorni della Suprema Corte di Cassazione.

I fatti: la Regione Sicilia aveva citato in anni precedenti una casa editrice per un testo scolastico in cui appunto si affermava che la Sicilia è una regione in mano alla mafia e che dallo Stato riceve più denaro di quanto produce.

Certo la Sicilia vive da decenni ormai periodi molto bui, infamata dall’organizzazione mafiosa e dalla cattiva politica, spesse volte con la mafia collusa. Certo la Sicilia produce poco seppur -in questo caso- ritenere che la colpa sia solo di matrice mafiosa appare facile alibi per quella politica nazionale ed europea che ha preferito volgere altrove lo sguardo e mettere sotto il tappeto la “questione meridionale”. La carenza di infrastrutture, l’incapacità dello Stato a garantire a imprese e cittadini nei confronti della criminalità organizzata, l’assenza di norme chiare che siano in grado di tutelare giovani e imprenditori, le enormi difficoltà di trasporti e di interconnessione con il sistema produttivo del Paese, insieme a tanti altri fattori non meno importanti sono il freno della capacità produttiva siciliana.

Siamo mafiosi? Non sappiamo. Se mafiosi vuol dire dover combattere giornalmente contro i mafiosi in armi, dover combattere contro una burocrazia ingessata, dover inventarsi soluzioni di sopravvivenza perché lo stesso sistema “Giustizia” appare ingessato con tempi processuali fino al 40% più lunghi rispetto ai già lunghi tempi processuali del resto del Paese… beh non sappiamo rispondere.

Gireremmo volentieri la domanda ad alcuni siciliani doc, con tanta voglia di sentire le loro risposte. Chissà se per esser stati siciliani si sentiranno mafiosi anche i tanti Giovanni Falcone (magistrato ucciso dalla mafia), Paolo Borsellino (magistrato ucciso dalla mafia), Rosario Livatino (magistrato ucciso dalla mafia), Emanuele Basile (capitano dei Carabinieri ucciso dalla mafia), Ninni Cassarà (poliziotto ucciso dalla mafia), Beppe Montana (poliziotto ucciso dalla mafia), Luigi Pirandello (scrittore), Leonardo Sciascia (scrittore), Piersanti Mattarella (presidente della Regione ucciso dalla mafia), Libero Grassi (imprenditore ucciso per essersi ribellato alla mafia), Giovanni Verga (scrittore), Giuseppe Di Stefano (tenore), Giuseppe Fava (giornalista ucciso dalla mafia), Rosa Balistreri (cantastorie), Andrea Camilleri (scrittore), Dacia Maraini (scrittrice), Salvatore Pappalardo (Cardinale e Arcivescovo di Palermo), Rosario Fiorello (showman), Rocco Chinnici (magistrato ucciso dalla mafia).

Potremmo citare migliaia di nomi di siciliani illustri, viventi e non. Professionisti, esperti di cultura, esperti di lotta a quella mafia che certi “testi scolastici” ritengono (o così pongono la questione) esser quasi un fatto genetico siciliano.

Nemmeno entriamo nella facile polemica di quanto il sistema mafioso sia facilmente penetrato ben al di là della Sicilia.

Chi vuol comprenderlo lo farà purché dotato di onestà intellettuale.

Agli altri, a chi pensa che la Sicilia sia “pane, mafia e fantasia” rispondiamo semplicemente col sorriso di Giovanni Falcone, Siciliano.

Morto per volere di mafia (e -soprattutto- di Altro).


Questo il link citato che di seguito riportiamo in copia


Cassazione: Sicilia mafiosa, lecito sostenerlo in libro scuola

Respinto ricorso Regione contro editore testo per scuole medie

07 aprile, 18:02

 

(ANSA) – ROMA, 7 APR – Rientra nella libertà di insegnamento, garantita dalla Costituzione, l’impiego di un libro di testo destinato agli studenti delle scuole medie inferiori nel quale, “con sufficiente richiamo ai contesti storici e alla cronaca anche recente”, si parla della Sicilia con “espressioni e giudizi generali perentoriamente negativi” definendola una regione nella quale la mafia “impedisce di governare per il bene della collettività” e “che riceve dallo Stato più di quello che dà e consuma più di quello che produce”. Lo ha stabilito la Cassazione respingendo il ricorso del governatore della Sicilia contro la casa editrice Principato e gli autori del libro ‘Geo Italia, le regioni’ nel quale venivano espressi giudizi molto duri sulla realtà socio economica dell’isola. Giudizi che la Presidenza della Regione riteneva diffamatori della popolazione.

In primo grado, la casa editrice era stata condannata a risarcire la regione con 50mila euro e a non ristampare i passi offensivi. In appello invece il ‘ritratto’ della Sicilia è stato ritenuto lecito e obiettivo. La Cassazione ora lo conferma.


Luigi Asero

Appassionato di informazione scrivo per passione su diverse testate. Sempre alla ricerca della verità.