Miniera (e Segreto) di Stato: Pasquasia

di Tania Dipietro

 

Già nel 1961 la Miniera di Pasquasia, situata in provincia di Enna lungo la valle del fiume Morello, rendeva l’Italia autosufficiente per la produzione di sali potassici. La sua importante attività mineraria si realizzava con l’estrazione di sali alcalini misti ed in particolare di Kainite. Notevole era anche la produzione di solfato di potassio utilizzato nei fertilizzanti in agricoltura e prodotto in quantità tali da permettere non solo di soddisfare il fabbisogno nazionale ma anche di iniziarne l’esportazione agli inizi degli anni 70.
Già dal 1919 era nota la presenza di giacimenti di sali potassici nella valle del Morello, furono utilizzati per qualche anno dalla società S.P.E.M. poi liquidata nel 1931.  Il sito minerario venne riaperto solo nel 1959 dalla Montecatini, successivamente l’Ente minerario siciliano e l’Eni acquistarono la maggioranza della società ed insieme diedero vita all’ISPEA (Industria sali potassici e affini).

Pasquasia

Le attività della miniera cessarono repentinamente il 27 luglio 1992, ufficialmente in risposta ad una sentenza del Tribunale di Enna in merito ad un problema di inquinamento del fiume Morello: 500 dipendenti sono stati presi in carico dalla Regione che continuerà a pagare loro gli stipendi non guadagnati fino all’età pensionabile mentre il Paese acquista oggi dall’estero gli stessi prodotti oggetto dell’attività mineraria di Pasquasia. Ma prima del 1992 il Ministero dell’Industria aveva stanziato notevoli capitali per il sito minerario come investimenti destinati a potenziare le attività di estrazione; finanziamenti poi revocati nel 1996 per la sopraggiunta inattività della miniera. Dal 1999, con lo scioglimento dell’Ente minerario siciliano, la proprietà di Pasquasia è passata alla Regione che ne cura la sorveglianza.

Sui reali motivi che portarono alla chiusura della struttura permangono vari dubbi, principalmente si ipotizza che le gallerie più profonde siano state usate per lo smaltimento di scorie radioattive. Ad avvalorare tale ipotesi è la significativa presenza  di  Cesio-137 nelle vicinanze di Pasquasia, presenza riscontrata dall’Usl nel 1997 «in concentrazione ben superiore alla norma».

Il caso vuole che agli inizi degli anni 80 l’ENEA abbia effettuato studi per definire l’eventuale possibilità di stoccaggio di scorie nucleari proprio a Pasquasia, sito che era già stato censito come idoneo in una conferenza tenutasi a Washington, D.C. il 15-16 luglio 1989.

Inquietanti avvenimenti trovano una correlazione  col sito minerario ennese, primo fra tutti l’omicidio dell’avvocato Vincenzo Fragalà (penalista palermitano e deputato alla camera ucciso il 23 gennaio 2010) con la sua attività di inchiesta e denunzia sugli abusi della mafia nella miniera. Inchiesta ripresa nel 2013 da RaiNews che ha realizzato un video  intitolato “Miniere di Stato” sul sito dismesso, ricostruendo la possibilità di smaltimento di rifiuti, anche radioattivi, all’interno della cava mineraria.

Anche l’audace giornalista vittima della mafia, Giuseppe Fava sostenne sulla rivista da lui diretta della possibilità che Pasquasia potesse essere stata chiusa per volere di grossi interessi di compagnie minerarie, interessate a ben altro potenziale economico della miniera  ovvero il magnesio  che troverebbe utilizzo anche in importanti  applicazioni militari e tecnologiche.

Seri dubbi vennero presentati anche da Giuseppe Regalbuto (presidente della Commissione Miniere dismesse dell’Urps), la miniera infatti sarebbe stata chiusa malgrado un attivo di 5 miliardi delle allora lire, secondo il presidente insieme ai rifiuti radioattivi la miniera potrebbe essere stata oggetto di stoccaggio di rifiuti a base di amianto come l’Eternit.

Per mettere legalmente fine ad ogni ipotesi, più o meno avvalorata, sulle reali condizioni del sito minerario di Pasquasia intervenne infine nel 2008 il governo Prodi decidendo di secretare il tutto.

La Procura della Repubblica di Caltanissetta e la Direzione Distrettuale Antimafia hanno confermato l’esistenza di «un procedimento penale, archiviato nel 2003 a carico di noti indagati per reati ambientali correlati allo smaltimento dei rifiuti» e soprattutto «anche radioattivi all’interno della miniera in questione». Ma l’accesso alla documentazione non è possibile in quanto la stessa Procura conferma che tali atti sono coperti dal “SEGRETO DI STATO”.

Nel 2002 l’ARPA ha l’incarico di redigere un piano per la messa in sicurezza e la bonifica ambientale delle aree inquinate, tenendo conto che il sito minerario di Pasquasia rappresenta una struttura archeologico industriale da valorizzare in una logica di tipo turistico, la stessa rientra nel Distretto Rocca Cerere di Geopark come area naturale protetta e tutelata dall’UNESCO.

Nonostante la previsione di una concreta azione di bonifica del distretto minerario nell’ottobre 2016 arrivano  11  misure cautelari eseguite dai carabinieri di Enna nell’ambito dell’operazione sul traffico di rifiuti e la corruzione per la bonifica della ex miniera di Pasquasia. Intercettazioni hanno accertato che la bonifica della ex miniera appaltata per 8 milioni di euro, non era stata avviata: tutto il materiale ferroso, il rame e l’amianto che la ditta aggiudicataria di Bergamo avrebbe dovuto smaltire venivano invece venduti parte in nero (rame), e parte addirittura trattata con una finta vernice isolante  che non garantiva la sigillatura delle pericolose fibre di asbesto (amianto).

Tania Dipietro

Scrivo per esprimere ciò che voglio trasmettere. Massima preferita: "a mali estremi, estremi rimedi"